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Dio, patria e famiglia

La mia guerra

Fare il soldato non è una bazzecola. Io lo so perchè a mio modo un po' soldato lo sono anch'io. "Abbiamo tutti qualche guerra da combattere" – si dice così, no? La differenza sta nel giocare in difesa o in attacco. La differenza sta nell'obiettivo. Io sono entrata nella resistenza al mio primo vagito. Tra lacrime e sangue mi fu chiara da subito una cosa: dovevo arruolarmi.

Altrimenti avrei pagato con una vita fatta di supplizi e torture. Come in ogni brava resistenza che si rispetti io utilizzai ogni mezzo e rubai ogni risorsa. Riposavo in ambienti complici e continuavo a muso duro dove c'era da tirare fuori le armi. E ne avevo di armi, so solo io – e non dio – quante ne avevo. Non le caricavo mai a salve. I miei proiettili me li forniva la vita. Una discreta scorta, devo dire.

Sono nata nel tempo in cui a me erano destinati un dio dei maschi, una patria dei ricchi e una famiglia per puritani, ipocriti, repressi cattolici.

Ho combattuto e combatto ancora, con le parole, con la scrittura, con la mia presenza. Mai stanca di far valere la mia opinione. Per non subire quella degli altri più che per imporre la mia.
Ogni tanto pare che possa rilassarmi. Riposare in ambienti che si presentano in quanto laici e senza perversioni sadiche. Non mi piace fare la masochista. Non mi piace neppure fare l'agnello sacrificale.

Dio, Patria e famiglia

Poi il pericolo ricompare sotto altre bandiere perché il rischio c'è anche quando al governo si trova la DC con dei vice dal piglio stalinista (strano connubio ma capisco. sono bravi entrambi a espellere i dissidenti dal partito) mascherata da laico centro-sinistra.

Siamo di nuovo al dio, patria e famiglia e di brutto c'è che non si ha neppure la scusa di un Mussolini in giro. Coloro i quali governano sono travestiti da "buoni". Fanno leggi razziali, controllano lager, sfruttano manodopera straniera a basso costo, pontificano sull'utero delle donne, progettano l'uomo nuovo e la giovane Italia in fase di "ripresa economica". Se al posto di Prodi, a dire che stiamo tutti bene e l'economia va alla grande e i nostri soldati al fronte stanno tutti bene, ci fosse Mussolini forse non sarebbe così diverso. Anche allora si chiedeva alle famiglie di fare più sacrifici e le donne davano via la fede nuziale e i figli da mandare in guerra. Succede di nuovo, com'era per Berlusconi. La storia è la stessa.

Allora ricomincio. Ma almeno è la mia guerra. Sto difendendomi dalla perenne occupazione del mio territorio.
Lancio parole come pietre, esprimo concetti per accerchiare il nemico. Trovo uno spazio e insinuo dubbi. De-moralizzo, de-cattolicizzo, de-tirannizzo. Provo a fare il vuoto attorno a quelli là, totalitaristi dell'ultima ora, che hanno quel brutto alito da servi dell'impero. Condivido un respiro laico. E poi penso alle altre guerre, quelle dove c'è più spesso il sangue. Dove le armi sono visibili e per i morti non bastano più le bare e dico a me stessa che non ne so nulla. Io non li vedo. So della guerra quello che mi racconta la tivvù. So quello che mi raccontava mia nonna. Quello che mi racconta il compagno della resistenza ancora in vita.

Le guerre lontane, le donne e Emergency

Ma che posso saperne io di guerre lontane dove si muore in branco, dove una bomba cancella la differenza delle opinioni, dove viene leso costantemente il diritto alla sovranità territoriale e popolare. Dove c'è sempre qualcuno che dice di aver ammazzato per il bene di qualcun'altro che poi dovrei essere io mentre io sono qui a combattere altre guerre e certo quel morto non lo sentivo nemico.
La guerra è una cosa da uomini, mi dicono. Però la combattono anche le donne.  Forse non stanno in prima linea. Sparano poco, sparano meno. Ma sono complici. Lo sono anche quelle che in parlamento, qui da noi, votano per rifinanziare finte missioni di pace. Quelle che scendono in piazza contro la guerra e poi diventano incoerenti in parlamento. Quelle che assistono all'offesa, al dileggio, alle calunnie, alla criminalizzazione di una organizzazione come Emergency e non sanno distinguersi e parlare. 

Non sanno dire di no. Non sanno resistere. E allora penso che io sola e poche altre continuiamo nella nostra solitaria resistenza e mi chiedo perché ho perso tanto tempo a discutere di metodi della politica al femminile, di differenza del far politica al femminile se poi – nei fatti – quel femminile non sa fare la differenza.
Mi spiace che in questo periodo le parlamentari della sinistra si impegnino così tanto – ed è bene che lo facciano, anzi dovrebbero farlo di più e con maggiore decisione – per difendere la laicità dello stato e poi crollino miseramente davanti ad un altro dogma. Quel dogma è vecchio quanto gli uomini, anzi l'hanno inventato loro.

Il ricatto del tanto peggio tanto meglio. Il compromesso e quell'accontentarsi di avere un governicchio di finta sinistra che come massimo obiettivo ha quello di rafforzare la credibilità e il potere militare delle forze europee per tenere testa, da servi promossi al rango di maggiordomi di lusso, a quelle statunitensi. Si riduce forse alla stessa questione di sempre. A chi ce l'ha più lungo. Nel frattempo la gente muore e senza dati alla mano posso dire comunque con certezza che ne muore parecchia. Muore perché le dittature americane (come quelle dell'america latina di un tempo) ora le chiamiamo guerre umanitarie e missioni di pace. Muore perchè noi – complici (come cani obbedienti aspettiamo un osso) – sosteniamo governi fantoccio che agevolano gli affari di Bush. Muore perchè in questa baracca che è diventata o è sempre stata il nostro mondo, ci interessa poco di risolvere i problemi dell'umanità.

Chi rompe non paga, anzi si becca l'appalto per la ricostruzione

Anzi si spera che l'umanità perisca, si sfracelli, perché saremo lì pronti con i nostri aiuti umanitari a fare prodotto interno lordo grazie alla ricostruzione dei luoghi che distruggiamo. Bisogna creare equilibri instabili secondo lo stesso principio che impedisce di fabbricare una automobile che non si rompa dopo un anno. Altrimenti va in malora tutto il giro d'affari dei pezzi di ricambio. Altrimenti sulla distruzione non ci si fanno i gran soldoni.

Bisogna distruggere per ricostruire e questo risolleva le economie, ricicla ricchezze, produce spazio per gli investimenti. Le guerre vengono quotate in borsa, da quelle dipendono le oscillazioni dei mercati, la ricchezza spropositata delle multinazionali. Bla, bla, bla.
Sto parlando in maniera generica, lo so, ma non sono qui per dare informazioni di cui non dispongo. E se anche le avessi chissà se potrei davvero dire la verità. Chi ci prova in genere muore. Come è accaduto a Ilaria Alpi. Come è accaduto a molti altri giornalisti che tentavano di fare bene il proprio lavoro.

Io esprimo solo una opinione sulla base di ciò che leggo e che sento. Mi pare che il mondo vada così. E poi ritorno a pensare alla guerra e penso a come disertare. A come ripensare un mondo fatto di lotte essenziali. Magari di guerre diverse: Si può smettere di comprare cose prodotte da alcuni grossi marchi. Si può lottare per far comprendere che non ci piace che si dica di una guerra che è fatta in nostro nome. Not in my name: non stanno difendendo il mio benessere. No. Non è questa la verità.

La disobbedienza di Vandana Shiva, come Antigone

Possiamo provare a seguire l'esempio di Vandana Shiva che fa una "bella" guerra. Restituendo al suo popolo il diritto di sfruttamento delle risorse prodotte in quella particolare area asiatica. La fa nelle aule dei tribunali per sottrarre – tra le altre cose – il brevetto ad una grossa industria americana di produzione di semi per il riso basmati. Quel brevetto paraddossalmente assegnava la proprietà di quei semi a qualcun'altro. Così quella gente doveva comprarli a prezzi esorbitanti piuttosto che conservare quelli che le piante normalmente producevano.

La Shiva – novella Antigone – ha disobbedito e invitato la sua gente a fare lo stesso. Insieme hanno compiuto una azione che da queste parti sarebbe definita "sovversiva": hanno, cioè, conservato quei semi per ripiantarli. Hanno sfidato l'autorità delle polizie tutrici delle ricchezze dei potenti. Nel frattempo Vandana Shiva ha riottenuto il diritto di sfruttamento di quei semi, per il suo popolo altrimenti condannato alla fame.
Accade lo stesso un po' ovunque quando si parla di sfruttamento delle risorse. C'e' chi godrebbe di diritti territoriali e chi si appropria di tutto con la repressione poliziesca del dissenso o, per fare prima, con una bella guerra.

Furti dis-umanitari e uno "straccio di verità"

Un tempo accadeva che per fame si rubava il pane del vicino. Ora succede che il furto si chiama guerra umanitaria e viene spacciata per lotta internazionale al terrorismo e quello stesso furto riguarda non più beni di prima necessità ma risorse utili a continuare a vivere nello spreco. L'egoismo ci rende così miopi da non farci capire una cosa essenziale: ogni cosa presa da una nazione lascia la gente che la abita morta, affamata, priva di qualcosa che serve loro per vivere.

Ma l'occidente vuole tutto e non vuole restituire niente in cambio. Nessuno tenta un ragionamento che riguarda l'equa suddivisione delle risorse. Per vivere meglio, per vivere tutti. L'occidente non si accontenta e finisce per rubare tutta la coperta, come ha sempre fatto. E quegli altri rimangono scoperti, infreddoliti, affamati, assetati, ammalati e infine muoiono. In quel momento allora intervengono le organizzazioni umanitarie a dare via le elemosine della nostra grassa e opulenta società. Noi ci laviamo la coscienza con il loro sangue. Questo penso.

Così la mia rabbia cresce e mi chiedo perchè mai si debba nei fatti impedire ad una organizzazione come Emergency di fare quello che può per riparare alla miseria e alla crudeltà che a certi popoli viene dedicata.

Non è vero che la guerra è lontana da noi. La guerra è anche qui. Se c'e' una guerra tutti siamo chiamati a combatterla. Possiamo stare da una parte o dall'altra. Basta dirlo senza mistificare. Al momento, a volere la pace, siamo davvero in pochi. E se siamo in tanti allora diciamo con onestà che non bastano le bandiere della pace che ci confortano di aver fatto il nostro dovere. Serve una prova di coerenza. La diano le parlamentari, i parlamentari: La diano i pacifisti e le pacifiste. La diano tutti perché è proprio il momento di smettere di latitare.

Ci sono soldati e soldati. Io sono quello che chiede da tempo il cessate il fuoco.
Indosso allora quella divisa laica mai smessa. Che questa guerra non sia trasformata in una crociata indecorosa. Perché è una guerra fatta di bugie e serve un dignitoso straccio di verità.

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Scritto su Sorelle d'Italia 

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