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A proposito di rivoluzioni

Sempre sulla questione della partecipazione al Family Day. Il dibattito è serrato. Nelle mailing list di movimento persone, gruppi si sono espressi con opinioni pro e contro la partecipazione al Family Day. Alcun* dicono di voler partecipare per svelare il vero intento di una giornata d'origine cattolica fatta apposta per stabilire i contorni di quello che sostengono essere il "diritto naturale" per cui la donna sarebbe solo una chioccia buona per fare uova, una fattrice, un contenitore per garantire la riproduzione della specie. Una famiglia quindi che non prevede nessuna alternativa alla formula magica uomo/donna, lui spermatozoo sempre attivo e lei ovulo sempre disponibile. Altri non parteciperanno. Io non credo, ma l'ho già detto, che ci sia nulla da svelare. Perciò continuo a non capire come si possa anche solo pensare di dare adesione ad una manifestazione catto-fascista pensata apposta per ribadire concetti e modi di vivere per me assolutamente non condivisibili.

Per fortuna non sono la sola a pensarla così. Molt* persone hanno dichiarato di non voler andare e comunque di non aderire a quella giornata. Per rispetto e correttezza non copincollo qui interventi fatti nelle mailing list. Invece vi passo il comunicato stampa del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli che rilancia il Pride del 9 giugno a Roma come iniziativa utile a "rivendicare contenuti esattamente contrari a quelli del Family Day, in perfetta coerenza con 35 anni di battaglie politiche e culturali del movimento omosessuale e transessuale".

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MARIO MIELI: FAMILY DAY, NON POSSUMUS!

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli valuta i fondamenti e gli
scopi del Family Day come totalmente agli antipodi rispetto alle richieste del movimento omosessuale e  transessuale italiano, ma anche come contrapposti a qualunque idea nuova e diversa di famiglia.

Con occhio più attento le basi del Family Day mettono in discussione la possibilità stessa di riconoscimenti e tutele per i comportamenti personali e affettivi dei cittadini non coincidenti con l'etica cattolica.

I promotori dell'evento del 12 maggio dichiarano in modo inequivocabile che la ragione del loro manifestare è la difesa del modello di famiglia tradizionale, inteso come quello basato esclusivamente sui canoni della religione catolica.  Tale difesa si traduce nella richiesta che solo tale modello debba essere previsto nell'ordinamento italiano, a scapito di qualunque novità normativa per le forme diverse di famiglia, sia pure esistenti nella realtà (coppie di fatto eterosessuali e coppie omosessuali in genere).

E' perfettamente legittimo, anzi è la virtù più grande di una democarazia, che ognuno possa scendere in piazza a favore o contro qualcosa. Il Mario Mieli, democratico e laico fino all'osso, riconosce l'utilità e il valore prezioso di ogni manifestazione dove si esprimano pacificamente richieste e opinioni di singoli o di gruppi di cittadini.

E' indubbia l'importanza che tali contenuti emergano chiari,  affinché il dibattito culturale e politico non ne venga inquinato, e affinchè ognuno, che scelga di aderire o meno, ne sia pienamente consapevole e responsabile.

E' chiaro come il sole che il Family Day non è a favore della famiglia,
intesa ampiamente come entità storico-sociale, e nemmeno vuole spingere per i cosiddetti "aiuti alle famiglie", al di là dei corollari usati
strumentalmente come ad esempio i sostegni ai redditi deboli.

La manifestazione è contro le tutele giuridiche rivolte ad ogni tipo di
famiglia diversa da quella ritenuta giusta dai promotori.

Conseguenza lapalissiana è che la manifestazione è contro ogni
riconoscimento delle coppie omosessuali, dunque contraria ad ogni
raggiungimento della piena equiparazione di tutti i cittadini, al di là del loro orientamento sessuale.

Il Circolo Mario Mieli vede invece  nell'appuntamento del Pride del 9 giugno a Roma l'occasione per tutti di scendere in piazza per rivendicare contenuti esattamente contrari a quelli del Family Day, in perfetta coerenza con 35 anni di battaglie politiche e culturali del movimento omosessuale e transessuale.

Il Family Day caricherà il Pride di ulteriore urgenze e necessità. Il Pride unitario e nazionale, ossia posto da tutte le associazioni omosessuali e transessuali italiane, si fonderà sui concetti di laicità, piena autodeterminazione dei singoli, pari dignità e pari diritti, temi
sicuramente condivisi anche da molte persone che gay non sono e che troveranno in quell'appuntamento l'occasione per ribadirli con forza.

Valutiamo quindi come impossibile che qualunque associazione gay possa trovare nel Family Day un qualsiasi tipo di vicinanza, così come immaginiamo impossibile che le singole persone omosessuali e transessuali possano aderire a idee che negano la loro stessa esistenza.


Rossana Praitano – Presidente
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

Posted in Corpi, Fem/Activism, Omicidi sociali, Pensatoio.


One Response

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  1. hama kitama says

    senza voler entrare troppo nel cuore del dibattito, vorrei solo ricordare che la famiglia non è un’imprescindibile forma di organizzazione sociale o di realizzazione dell’individuo maschio o femmina che sia.
    (e a proposito di costole generatrici e costole rotte)

    quando la famiglia è meglio lasciarsela alle spalle: un precedente archetipico (da http://www.tmcrew.org/femm/storiadelledonne)

    “La prima moglie di Adamo fu Lilith.
    Lilith era un uccello predatore, la Dea Avvoltoio della Morte e Rigenerazione, era estremamente potente. Era colei che fu trasformata in una figura demoniaca per aver osato rifiutare la sottomissione ad Adamo.
    Ed è volata via. Adamo non la poteva controllare. Cosí, gli fu stata data una seconda moglie, Eva, che fu creata da una sua costola per assicurare, naturalmente, l’obbedienza al proprio uomo.
    Gli rimase accanto per sempre.”