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C’è una sex worker da schedare

Non ho capito se avviene a Bologna o in altra città emiliana ma in ogni caso è indice di un momento grave, di un brutto tempo che vede anche le sex workers come vittime di una sorta di stalking istituzionale.

I carabinieri pare stiano distribuendo dei questionari in cui chiedono quale sia il compenso, il guadagno, per le attività di “meretricio”. L’identificazione corrisponde ad una schedatura e Pia Covre, del Comitato per i diritti delle prostitute, parla di violazione della legge Merlin in cui tale schedatura non è affatto prevista.

Quegli altri si giustificano parlando di finalità fiscali e non si capisce come possano far pagare le tasse per un lavoro che di fatto si svolge in nero. Che le sex workers chiedano da tempo di essere regolarizzate, anche per poter pagare le tasse e godere dunque dei servizi e delle tutele di cui ogni lavoratrice/lavoratore dovrebbe godere, non è un mistero per nessuno.

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Firenze, 13 gennaio: in Piazza Dalmazia a un mese dalla strage razzista!

Riceviamo e molto volentieri condividiamo (e parteciperemo!) l’invito della comunità senegalese toscana:

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Perché l’Italia non fa più sognare gli africani

Prendiamo in prestito, da: http://www.slateafrique.com/80519/italie-florence-rever-africains (Traduzione a cura di EveBlissett e Luna)

Reportage di Jamila Mascat

Un mese fa mi trovavo all’ufficio postale del mio quartiere, a Roma, per ritirare una raccomandata. Dopo una coda interminabile l’impiegato allo sportello mi ha mormorato qualcosa di incomprensibile. “Mi scusi, può ripetere?” “Siamo in Italia e se non parli italiano è un tuo problema”, ha risposto, perfettamente comprensibile, stavolta. L’ho guardato interdetta, irritata, e gli ho detto, all’infinito: “Io non capire. Tu spiegare meglio”. Dietro di me, nella fila, c’era un altro cliente, anche lui con l’aria piuttosto irritata, che non ha esitato ad intervenire nello scambio: “Ti si deve parlare in turco per farti capire?”, mi ha detto.

Mezz’ora più tardi sono andata a pranzo con Ibrahim, un amico ivoriano, e gli ho raccontato quello che mi era successo. “Ti rendi conto?”. Incredibile, siamo entrambi d’accordo. Un cameriere di un bar vicino all’Olimpico ha fatto pagare ad Ibrahim tre prezzi diversi per una stessa bibita in tre giorni di seguito, fino a quando lui, il quarto giorno, gli ha detto che era africano, non idiota: una scena di ordinario razzismo, nel senso letterale dell’espressione. Alla fine abbiamo riso tutti e due: il razzismo è così stupido che fa ridere.

Dal razzismo di tutti i giorni alla tragedia

Una ventina di giorni dopo, però, quello che è successo a Firenze è stato tutt’altro che divertente : due venditori ambulanti senegalesi uccisi, altri tre gravemente feriti, un assassino suicida, la cui identità ha suscitato immediatamente un dibattito piuttosto caldo. Gianluca Casseri, 60 anni, di Pistoia: un uomo solitario, depresso, autore di saggi sull’esoterismo e sul neo paganesimo, “grande appassionato di fantascienza e ossessionato dal concetto di razza” secondo Il giornale, il quotidiano della famiglia Berlusconi; un eroe acclamato da centinaia di fan che, su Facebook, proponevano la canonizzazione con slogan tipo “Santo subito!”. Un malato mentale, secondo CasaPound, una delle principali organizzazioni dell’estrema destra italiana di cui Casseri era un simpatizzante, che si è affrettata a prendere le distanze dall’assassino sottolineando che “Non era un’attivista”. Era un razzista.

I politici in prima linea…come al solito

Per il resto le dichiarazioni di tutte le forze politiche sui fatti di Firenze, l’allarme contro la xenofobia e le accuse reciproche hanno una sorta di aria di deja vu: abbiamo assistito allo stesso scenario nel 2008 a Milano, in seguito all’omicidio del giovane italiano, originario del Burkina Faso, Abdul Guibre, ucciso a colpi di mazza dal proprietario di un bar e suo figlio per aver rubato dei dolci; poi, nel gennaio 2010, dopo la rivolta dei braccianti agricoli africani a Rosarno, in Calabria, in risposta all’aggressione di tre di loro con fucili ad aria compressa da parte dei cittadini, che a quanto pare, si divertivano a sparargli. E ancora, recentemente, dopo l’’incendio a colpi di molotov del campo rom di Cascina Continassa, vicino Torino, in seguito alla denuncia di una sedicenne italiana che prima aveva accusato dei rom di averla violentata e poi ha ammesso di essersi inventata tutto. Qualche giorno più tardi ci sono stati gli omicidi di Firenze.

Crimini razzisti sullo sfondo delle “politiche dell’odio”

Nel suo rapporto 2009-2010 su “Razzismo e discriminazione in Italia”, l’ European Network Against Racism suggerisce che il governo dovrebbe sensibilizzare maggiormente la popolazione nei confronti dei “crimini razzisti”. I crimini, dunque. Non gli incidenti o le catastrofi naturali, di fronte ai quali non basta ripetersi all’infinito che il razzismo è orribile e sperare che un giorno scomparirà.
Pap Diaw, il rappresentante della comunità senegalese di Firenze, ha denunciato la “politica dell’odio” e le responsabilità di tutto l’ apparato istituzionale, nel migliore dei casi manchevole, nel peggiore complice del pesante clima di intolleranza che permea l’Italia. Nel corso della manifestazione antirazzista del 17 dicembre in solidarietà con le vittime, Diaw non ha risparmiato parole dure nei confronti della legislazione italiana in materia d’immigrazione e del sistema politico, accusato di aver sempre preso il razzismo alla leggera. “Una ferita non curata incancrenisce”, ha concluso Diaw, esigendo la chiusura di tutti quei luoghi che coltivano la xenofobia, in particolar modo Casapound. Ma Matteo Renzi, il sindaco di Firenze (Partito Democratico), non è d’accordo. “Non è certo dicendo che un centro sociale vada chiuso che si risolvono i problemi”. Forse. Ma non si risolvono nemmeno facendo apologia della tolleranza nei confronti di chi professa l’intolleranza.

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