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# 39 – La chiamano ancora questione sentimentale

Dall’inizio dell’anno sono state uccise 39 persone (donne, bambini, vittime trasversali come i nuovi partner) che avevano una vita, dei sogni, delle famiglie e che sono state uccise perché qualcun altro ha deciso che così doveva essere.

Alle donne uccise vanno aggiunte tutte quelle che subiscono violenza psicologica, fisica, economica, per procura eccetera che per il semplice motivo di esser vive sembrano “miracolate” e quindi non degne di attenzione da parte dei media.

Poi ci sono le sopravvissute, quelle che dovevano morire ma che per strane circostanze sono riuscite a scampare ad un destino che gli era stato programmato da altri.

Una di queste è la donna che è stata accoltellata nel Beneventano. Secondo alcuni giornali si tratterebbe di una questione sentimentale. Lui, il suo ex, non si arrende alla fine della loro storia e decide di aspettare fuori l’abitazione presso cui la donna lavora. Quando la vede le si avventa contro con un coltello da cucina ferendola in diverse parti del corpo. Non so se abbia pensato di averla uccisa, o solo ferita, ma fatto sta che dopo si è impiccato.

Quest’uomo era stato già arrestato dai carabinieri in ottobre perché aveva inseguito la donna provocandole delle lesioni. Tanto per ribadire che si tratta sempre di un’escalation, di un rituale orribile e perverso, che se non disinnescato porta sempre al femminicidio.

A volte si pensa che denunciare equivalga a mettere fine a queste situazioni, e anche se è importantissimo e sempre di più dovrebbero essere le donne che denunciano, perché troppe sono le violenze celate, sfortunatamente non sono sempre dei freni.

Chi pensa che gli appartieni, che sei di sua proprietà, che sei un oggetto come può esserlo un’auto o una casa, non si fermerà davanti ad una denuncia, perché non concepisce il fatto che tu possa avere una vita propria, che possa respirare, vivere e amare senza di lui.

Continued…

Posted in Omicidi sociali, Pensatoio.


Unità tra donne? Prima c’è la questione di classe!

http://www.youtube.com/watch?v=IPfZZehieDA

A Livorno, si è parlato di donne, lavoro, precarietà, violenza di genere. E tra gli interventi ecco la proiezione di questo video, Esc-GenerazioniPrecarie di Giada Ciari e Silvia Rosa del Gruppo di Genere dell’Ex Caserma. Sempre a Livorno e all’ex caserma il 24 marzo ci sarà il secondo appuntamento su precarietà a dintorni e parlando di questo vale la pena fare una riflessione aggiornata sulle lotte precarie.

Già da prima dell’avvio del progetto di comunicazione Malafemmina e degli appuntamenti sulla precarietà inconciliabile all’Hackmeeting di Firenze dello scorso anno ci era chiarissimo che la questione di genere doveva essere messa in stretta relazione alla questione di classe riconoscendo in essa anche la questione dell’etnia/cultura delle donne migranti. Le donne delle generazioni che vanno dai 20 ai 50 anni circa hanno seri problemi di precarietà per non aver mai trovato lavoro stabile, per averlo perso, per aver conseguito laurea e tre master e poter aspirare a lavorare solo in un call center salvo poi sentirsi dire dalla ministra Fornero che mostrare la farfalla in tv non è dignitoso perché bisogna fare come sua figlia, ovvero: averci una madre e un padre ben introdotti e poter conseguire titoli di merito per accedere a posizioni di eguale prestigio.

La questione di classe pone una divisione non solo con le donne che hanno un’età superiore ai 50 o che fanno parte di un ceto differente ma mette in discussione il fatto stesso che le lotte precarie debbano essere separatiste perché un welfare tutelare, a tutela delle donne madri, in via di conciliazione, e a tutela dei ruoli di cura delle donne nelle famiglie si ostina ad assegnare agli uomini un ruolo autoritario, da aguzzino, operaio, che realizza la dipendenza economica degli altri membri della famiglia, che non può aspirare ad un ruolo emotivo differente con i propri cari, che lavora per arricchire pochi e dare legittimità e fiato ad un capitalismo ancora più sfrenato.

Continued…

Posted in Pensatoio, Precarietà, R-esistenze.


A Napoli si parlerà di femminilizzazione del lavoro e ridefinizione dell’istituzione della famiglia

Riceviamo e volentieri condividiamo:

SEMINARIO DI AUTOFORMAZIONE
FEMMINILIZZAZIONE DEL LAVORO E RIDEFINIZIONE DELL’ISTITUZIONE DELLA FAMIGLIA

con
GRAZIELLA DURANTE – Ricercatrice di Filosofia, Uninomade 2.0

Venerdì 23 marzo 2012
alle 15:30
Aula LP – Lettere Precarie
Facoltà di Lettere e Filosofia – Federico II – via Porta di Massa 1

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

Cristian Marazzi, Il posto dei calzini.

Saskia Sassen, Le città nell’economia globale, Il Mulino, Bologna, 2003. (capitolo VII – pp. 217/238)

Cristina Morini, Per amore o per forza. Femminilizzazione del lavoro e biopolitiche del corpo, Ombrecorte, Verona, 2010.
(capitoli II, III, IV – pp. 49-122)

Cristina Morini, La serva serve, DeriveApprodi, 2001.

Intervista a Kathi Weeks di Anna Curcio. La riproduzione del possibile, Oltre il lavoro oltre la famiglia.

Graziella Durante, Lavorare la vita, Strategie di conciliazione e tentazioni di infedeltà nel mondo del lavoro femminile.

V-D Medea, Indagine sul corpo al di sopra di ogni sospetto. In tutte noi c’è una plebea, per fortuna.

Posted in Fem/Activism, Iniziative.