Genova 2001. La fatica. Il cortocircuito. La conferma di tante consapevolezze. La messa a fuoco. Il quadro d’insieme. Tutto chiaro.
L’abbiamo vissuta, ciascuno dal proprio punto di vista, piccoli frammenti che insieme hanno creato memoria. Confusione, talvolta, quando l’immagine che vedevi in video o in una foto si sovrapponeva ad un ricordo. La rimozione di un trauma. Un trauma collettivo. Lo stress successivo che coinvolgeva corpo e mente.
Ho visto due film su Genova, la Diaz, Bolzaneto. Un’autorappresentazione attraverso le testimonianze di alcuni tra quelli che sono stati pestati e torturati tra Diaz e Bolzaneto [Black Block] e una ricostruzione con una riserva di licenze poetiche a partire dagli atti dei processi successivi a carico della polizia [Diaz – don’t clean up this blood]. Il primo film è andato in onda su Rai Tre il 15 aprile con grave disappunto di quelli che “siamo sempre dalla parte delle forze dell’ordine“. Pubblicizzato quasi niente perché meno gente lo vedeva e meglio sarebbe stato. Potete comunque trovarlo facilmente. Vederlo, invece, soprattutto per chi da quelle parti c’era, come me e tante altre persone, non è per niente facile. Il secondo film lo vedi al cinema o fate un po’ voi e anche quello non è facile vederlo. Però, stranamente, almeno per me, è stato meno traumatico perché lo sfondo della fiction lo rende quasi innocuo. Ciò che è stato vissuto a Genova era molto peggio. Il film consegna un “Fragole e sangue” con qualche cenno hippie e un paio di scivoloni giustificatori delle violenze della polizia.
A parte Santamaria che rende il personaggio del funzionario Fournier bello, impossibile e con una coscienza, così come da sua testimonianza ai processi, c’è l’invenzione dei presunti appartenenti al blocco nero nascosti come sorci e colti da crisi mistica alla vista del sangue come se ne fossero stati responsabili.
La cosa grave, in Italia, è che ci pigliano per stanchezza, dunque, quello che ci viene restituito attraverso questi film pare una specie di giusto riconoscimento, la consegna di una corretta valutazione storica. Ci si accontenta, dopo tutti questi anni, a fronte di tantissime bugie, di una verità archiviata, sepolta e mai discussa per davvero, di una mancata elaborazione di un lutto collettivo. Basta vedere che – guarda lì – ci hanno pestato, vedi che cattivi?, miserabili, bugiardi, pezzi di merda, serve che il mondo veda quello che ci hanno fatto e che importa se tutta quella brutta gente ha ottenuto avanzamenti di carriera, se hanno coordinato l’ordine pubblico nel corso di altre mille manifestazioni, se sono presenti in ogni città a rappresentare quelli che fantasiosamente pare debbano consegnarci tutela, se la responsabilità dei capi non è stata raccontata, se le responsabilità politiche non sono state messe in luce, quei politici nella sala di comando, se ancora una volta hanno voluto nascondere sotto il tappeto un’altra strage di vite umane, se esistono tante persone che non sono state risarcite della perdita di un figlio, delle ferite e delle disabilità riportate, dello stress post-traumatico vissuto.
Continued…