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Roma, solidarietà alle Pussy Riot

Hanno arrestato le Pussy Riot. Altre, tante, Pussy Riot stanno invadendo mille città del mondo. Tra queste, anche Roma. Ecco il comunicato delle compagne solidali. Dalle  Ribellule:

Roma 21 aprile 2012

Maria, Nadezdha e Irina LIBERE!

Sabato alle 11:30 delle attiviste manifestavano sotto l’ambasciata russa per richiedere l’immediato rilascio delle 3 donne arrestate dal governo Russo, Maria, Nadezhda e Irina accusate di cospirazione contro lo stato e di far parte della band punk femminista Russa Pussy Riot.
La band, i cui testi sono vere e proprie denunce sulla corruzione del governo Putin e della stretta relazione tra stato e chiesa ortodossa, si è esibita più volte nella città di Mosca in solidarietà ai detenuti/e russe, ai popoli arabi in rivolta e ai movimenti lgbt.

In tutto il mondo si stanno dando azioni di solidarietà con le tre donne, che all’oggi sono ancora in prigione e rischiano 7 anni di carcere.

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Posted in Fem/Activism, Iniziative, R-esistenze.


Genova, i film, la Diaz: paure, rimozioni e amnesie!

Genova 2001. La fatica. Il cortocircuito. La conferma di tante consapevolezze. La messa a fuoco. Il quadro d’insieme. Tutto chiaro.

L’abbiamo vissuta, ciascuno dal proprio punto di vista, piccoli frammenti che insieme hanno creato memoria. Confusione, talvolta, quando l’immagine che vedevi in video o in una foto si sovrapponeva ad un ricordo. La rimozione di un trauma. Un trauma collettivo. Lo stress successivo che coinvolgeva corpo e mente.

Ho visto due film su Genova, la Diaz, Bolzaneto. Un’autorappresentazione attraverso le testimonianze di alcuni tra quelli che sono stati pestati e torturati tra Diaz e Bolzaneto [Black Block] e una ricostruzione con una riserva di licenze poetiche a partire dagli atti dei processi successivi a carico della polizia [Diaz – don’t clean up this blood]. Il primo film è andato in onda su Rai Tre il 15 aprile con grave disappunto di quelli che “siamo sempre dalla parte delle forze dell’ordine“. Pubblicizzato quasi niente perché meno gente lo vedeva e meglio sarebbe stato. Potete comunque trovarlo facilmente. Vederlo, invece, soprattutto per chi da quelle parti c’era, come me e tante altre persone, non è per niente facile. Il secondo film lo vedi al cinema o fate un po’ voi e anche quello non è facile vederlo. Però, stranamente, almeno per me, è stato meno traumatico perché lo sfondo della fiction lo rende quasi innocuo. Ciò che è stato vissuto a Genova era molto peggio. Il film consegna un “Fragole e sangue” con qualche cenno hippie e un paio di scivoloni giustificatori delle violenze della polizia.

A parte Santamaria che rende il personaggio del funzionario Fournier bello, impossibile e con una coscienza, così come da sua testimonianza ai processi, c’è l’invenzione dei presunti appartenenti al blocco nero nascosti come sorci e colti da crisi mistica alla vista del sangue come se ne fossero stati responsabili.

La cosa grave, in Italia, è che ci pigliano per stanchezza, dunque, quello che ci viene restituito attraverso questi film pare una specie di giusto riconoscimento, la consegna di una corretta valutazione storica. Ci si accontenta, dopo tutti questi anni, a fronte di tantissime bugie, di una verità archiviata, sepolta e mai discussa per davvero, di una mancata elaborazione di un lutto collettivo. Basta vedere che – guarda lì – ci hanno pestato, vedi che cattivi?, miserabili, bugiardi, pezzi di merda, serve che il mondo veda quello che ci hanno fatto e che importa se tutta quella brutta gente ha ottenuto avanzamenti di carriera, se hanno coordinato l’ordine pubblico nel corso di altre mille manifestazioni, se sono presenti in ogni città a rappresentare quelli che fantasiosamente pare debbano consegnarci tutela, se la responsabilità dei capi non è stata raccontata, se le responsabilità politiche non sono state messe in luce, quei politici nella sala di comando, se ancora una volta hanno voluto nascondere sotto il tappeto un’altra strage di vite umane, se esistono tante persone che non sono state risarcite della perdita di un figlio, delle ferite e delle disabilità riportate, dello stress post-traumatico vissuto.

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Media e violenza sulle donne: come rigirare la frittata!

Ultimi giorni di Bollettino di Guerra. Una sentenza stabilisce che se la moglie è vittima di depressione e paranoia lui, il marito che la uccide, ne ricava una attenuante. Ed è buffo perché io pensavo che infierire su una persona con qualunque genere di disabilità potesse essere considerata una aggravante.

Poi c’è il settantenne che dalle fonti di informazione online viene descritto come un ex militare che avrebbe sparato per “gelosia” alla moglie di 67 anni. Gelosia. Donna di 67 anni. Chi riporta le notizie in questo modo dovrebbe riconsegnare la tessera di giornalista iscritt@ all’ordine.

Altro episodio, siamo al #53esimo dall’inizio del 2012, c’è lui, il compagno, che strangola lei, poi le dà fuoco per simulare un incidente, prende il bimbo di 11 mesi e finge di averlo salvato dalle fiamme. Il dettaglio: le fonti di informazione insistono nello specificare la differenza di età tra i due conviventi, lei 41 anni e lui 26, quasi come fosse naturale prendere compagna quasi quarantenne, farle fare un figlio, poi liberarsene, prendersi la prole, e chi s’è visto s’è visto.

E c’è la giornata del blogging day contro la violenza sulle donne, proposta dall’Aied, e da Jumping Shark arriva la segnalazione di una curiosa faccenda che riguarda, chissà come mai, la pagina D di Repubblica.

Sostanzialmente c’è una intervista a qualcun@ del Centro Antiviolenza Artemisia di Firenze che parla di violenza sulle donne, domestica, di altro genere, della visita della delegata Onu che ha parlato in Italia di Femminicidio, tutte cose attinenti al tema.

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Posted in Comunicazione, Critica femminista, Omicidi sociali, Pensatoio.