Pausa. Devo raccontarvi di martiri ed eroi. Di piazze brulicanti di corpi in lotta e dell’appeal della resistenza.
L’ho conosciuto che eravamo in marcia, come stava eretto lui nessuno. Muoveva un passo dopo l’altro, deciso, mio bel soldato, che sguardo fiero, che temperamento, non arretrava neppure sotto una pioggia di lacrimogeni. Tutta l’acqua degli idranti era la sua, anzi ci camminava sopra come un cristo che muoveva passi svelti sulle acque.
Della sua faccia intravedevo gli occhi o forse solo uno ché l’altro era nascosto da un bel ciuffo. Ma mi piaceva, che muscoli, che portamento, che meraviglia ed emozione, mi proteggeva. Per fare a pari bendo l’occhio anch’io e lacrimando abbestia per il fumo gli dico “sono eretica”. Mi guarda ed è emozione pura. Mi eccita pensarlo in un angolo quieto del centro sociale, potessi togliergli pezzo per pezzo la divisa.
E lui si immola, passa avanti a me e para con il petto un pezzo di armeria piovuto da una folla di celerini. Stiamo facendo resistenza e va tutto bene finché non si avvicina per dirmi una cosa tipo “è tutto ok, baby” o perlomeno il tono era quello. Diventa gara e salto un passo avanti e assolvo al compito della ribelle stringendo un san pietrino in una mano e sfiorando il suo culo con quell’altra.
Fammi toccare, caro, lo sai che nelle piazze l’amore precario è meglio. Si gira e mi stritola una tetta in un abbraccio. Baciare un casco non è bello ma ci si accontenta. Poi arriva un’altro lacrimogeno e mentre lo ributta indietro gli parte una scintilla e temo che si bruci i pantaloni. Non è divertente un eroe che sbraita perché gli vanno in fiamme i suoi coglioni.
Di passo in passo quelli arretrano e noi vinciamo. Il suo è lo sguardo del vincente e accanto vuole una compagna che sia uguale. Combattente, come lui, coraggiosa, come lui, ma certo, si, andiamo pure in galera insieme, tanto che ci frega. Per gli ideali questo ed altro.
Continued…