Si continua con il toto probabilità. Ora spunta un articolo enigmatico [cambiato dopo una mezz’ora]. E’ straniero, NON è straniero, addirittura “sembra” straniero dove il “sembrare” è una gran bella cosa detta da chi dovrebbe fare informazione. Come dire che “sembra” un ippopotamo ma potrebbe essere un mollusco nella sua ora d’aria. “Sembra” un umano ma potrebbe trattarsi di un alieno. Chissà.
#Brindisi: c’è un “non” straniero che può servire a spostare l’attenzione!
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– Maggio 20, 2012
#Brindisi: l’uso e l’abuso dei corpi delle donne (si dice ragazzE, chiaro?)
Sono le 4.00 del mattino e il terremoto mi fa tremare la stanza. Sveglio lui che fa “dobbiamo proprio?”. Gli ho appena chiesto di vestirsi ché bisogna uscire. In strada luci accese, sembra tutto ok. Nessuno si è fatto male. Chissà dov’è stato l’epicentro. Proviamo a trovare un cornettaio aperto, ché a Firenze è un’utopia a quell’ora, e dopo tanto girare si sente un buon profumo da una saracinesca. “Dobbiamo stare ancora fuori?” – ma si, rientriamo, si va a vedere su internet se era la prima scossa o la seconda, quella più forte, e nel secondo caso allora si torna a dormire.
Sulla home di Repubblica c’è anche la news sul tale, l’ex militare sotto interrogatorio per l’inchiesta di Brindisi. In famiglia campano di bombole del gas e in realtà dove Repubblica dice “due” poi si parla di un solo uomo. In un altro articolo ripete la storia delle telecamere di sicurezza e dopo aver immaginato un timer ora si parla di telecomando. “Per gli interrogati non sono stati disposti i fermi”. La telelocale annuncia una conferenza stampa della Procura per le 11 di stamane. C’è un sospettato. “Arrabbiato con il mondo”. Però se l’è presa con le ragazze. In ogni caso ho come la sensazione che qualcuno mi stia prendendo per il culo.
I toni degli articoli sono volutamente pieni di pathos. E’ ancora “terrorismo” e nel frattempo la “mafia” prende voce e sono certa che non sa come cazzo dirlo che non c’entra niente e che li dessero a loro in mano i responsabili, che piuttosto che far perdere tempo alla questura gli mettono a disposizione le chiavi del deposito in cui tengono i chili di tritolo (sono dei professionisti, loro, e figuriamoci se usano le bombole o inneschi di fortuna)…
E’ ancora più forte per me la sensazione di aver partecipato ieri ad una manifestazione inutile, dalla finalità inutile e dalle modalità così totalmente lontane da me.
Gli articoli di Repubblica ma ancor di più quelli del Corriere sbagliano volutamente ogni volta che parlano di “ragazzi” e “studenti” perché di usare il maschile inclusivo non si stancano mai neppure quando c’è da raccontare che erano “ragazzE” e “studentesse”. La storia di questi scherzi ne ha fatti così tanti. Rendere le donne invisibili in ogni caso, sempre, perché i militi sono tutti ignoti e di sesso maschile, i caduti non sono le cadute e le vittime vengono declinate al femminile per puro caso.
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– Maggio 20, 2012
#Brindisi: c’era una manifestazione e mi sono chiesta che ci facevo lì!
Bella giornata. Buona per passeggiare. Ma si, andiamo alla manifestazione. Tutti davanti alla Biblioteca Nazionale. Firenze. Mano nella mano, io e lui, ché si sente il dovere di fare qualcosa. Lui un po’ di più, io un po’ così e così perché il mio “cosa” è perplesso, scettico, in effetti scalpito.
La piazzetta è piena di gente indignata che indignatamente si abbraccia, con sorrisi e pacche sulle spalle, “we’, da quanto tempo… ma sentiamoci, dai, andiamo a prendere una pizza? e al cinema?” perché questi sono gran bei momenti di socializzazione. Sullo sfondo vedi in bella vista lo striscione di Se non ora quando. Dopo un po’ di foto e riprese delle tele lo tirano giù e si muovono. Ci sono le bandiere di Libera, facce da giovini comunisti, elementi di veltroniana memoria, l’intervistatrice in video che cerca belle facce di adolescenti da intervistare, tutte modello simil gioventù da festa dell’unità. Mi chiedo che ci faccio io. Anzi lo dico ad alta voce. “Che ci faccio io?“. Lui mi guarda sorridendo. Mi conosce, sa perfettamente cosa potrebbe passarmi per la testa.
Sfilatona istituzionale, con questo temperamento un po’ così, di quella pacatezza ancora veltroniana, si crea un corteo “spontaneo” e il corteo è aperto dalla polizia e allora so cosa ci faccio lì. Per guardare e riferire. Per sentire sulla pelle tutta l’ipocrisia di quel momento. Per vedere all’opera tutta la realizzazione della retorica di Stato. Lo Stato c’è, ti apre financo i cortei e te li autorizza pure su due piedi se tu legittimi divise e istituzioni e allora origlio e c’è uno che dice “ma hanno detto che non è stata la mafia…“. “Si si… infatti pare che sia qualcos’altro…” “E forse era uno geloso che l’ha lasciato la fidanzata?” e così facendo continuano a marciare, contro la mafia, anzi le mafie, per la “legalità”, contro i poteri “oscuri”, contro questo e quell’altro e poi c’è il feticismo da web 2.0 per cui tutti vanno alla ricerca di pezzi di pelle, già sbrindellata, delle vittime, una morta, una in fin si vita, altre con gravi ustioni.
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– Maggio 19, 2012
