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Pisa, Carrara, Massa: Misure contro la prostituzione. Il concetto infame di decoro urbano!

Prima fu a Pisa, fu intollerabile anche alle consigliere del Pd vedere le donne vestite in  modo “indecoroso” lungo la via. Allora compagne e compagni fecero una sfilata indecorosa dentro l’aula consiliare incontrando tante personcine scandalizzate, soprattutto alla vista del vibratore, temo. Però la deriva pro-decoro della zona si estende alle comari del vicinato e dunque ecco il sindaco del Pd, Zubbani, di Carrara, firmare l’altra ordinanza contro le prostitute che detta le norme per vietare l’abbigliamento che non sia considerato di “pubblica decenza” e a seguire eccone un’altra a Massa con gli stessi presupposti. Il risultato di tutto ciò è la criminalizzazione delle sex workers, ancora di più se migranti, che con questa scusa saranno rastrellate e deportate dentro i Cie in maggior numero, e poi ne deriva il confinamento delle prostitute in periferia dove vengono investite dalle auto in corsa, vengono più facilmente aggredite, violentate e uccise. Ma il risultato è anche di una moralizzazione della vita di tutte le donne perché queste ordinanze parlano di decoro, di pubblica decenza, si riferiscono a comportamenti e abbigliamento, segno per cui si rende necessario per ciascun@ di noi fare un Meretricio Test. Quand’è successo che i sindaci toscani, del Pd, assumessero la stessa posa di preti affiliati a Savonarola? E per finire eccovi una riflessione da un blog amico.

Da Pensieri Antifascisti:

Nelle stancanti giornate di luglio, fra una distratta occhiata ai quotidiani locali ed una più interessata agli effetti della crisi, mi colpisce un articolo, uscito sul Tirreno del 7 luglio.

Si tratta della descrizione dell’ennesima misura discutibile di quest’amministrazione, per la quale i problemi degli ultimi se non si possono affrontare si devono almeno nascondere dalla vista. Era già successo con gli ambulanti di Piazza Aranci, dopo tutto.

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Posted in Anticlero/Antifa, Corpi, Omicidi sociali, Pensatoio, Precarietà, Sex work.


Il Fatto Quotidiano e la sopravvalutazione della pillola

Dalla nostra mailing list, Jò’ scrive:

C’è questo link che gira da ieri che mi sta facendo innervosire non poco. Il titolo originale era “come in Botswana”, poi qualcuno gli ha suggerito che  il Botswana era pieno di diamanti e di parchi e hanno pensato che il  colonialismo americano fosse più figo, quindi hanno scritto “come in Iraq”, che  nei miei ricordi era uno dei pochi stati laici dell’area del Golfo, forse  l’unico. Ma tant’è, il razzismo non si può mica discutere specie se ci sono gli  americani di mezzo e allora “come in Iraq” va benissimo, buuuuuuu l’Iraq che  paese di merda e noi invece siamo così emancipati e bla bla bla.

Ma andiamo oltre: queste donne italiote non prendono la pillola a sufficienza,  come mai? E abortiscono pure poco, che gente di merda. Il punto è che in Italia si preferiscono i metodi “alternativi” che non sono  le seghe come qualcuno sta pensando ma il coito interrotto e il PRESERVATIVO.

Ebbene sì, c’è scritto proprio così: il preservativo è un metodo “alternativo”  e mi viene anche da ridere se penso ai poveri scemi e sceme che si fanno il  mazzo a tarallo per spiegare ai figli e alle figlie e ai giovani in generale  che il preservativo è l’unico contraccettivo che serve anche a proteggersi da  malattie sessualmente trasmissibili e che dovrebbe essere basilare soprattutto  per le donne, in quanto vittime del papilloma virus che ha un’altissima  incidenza (1.000 morti l’anno).

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Posted in Corpi, Critica femminista, Pensatoio.


Come sfogarsi su facebook, farsi querelare, e vivere in-felici

Le nostre care amiche che gestiscono la pagina a nostro sostegno su facebook, giacché noi al primo femblogcamp ci siamo già occupate di un workshop di autodifesa legale, ci hanno chiesto di scrivere qualcosa che induca le frequentatrici o i frequentatori della pagina a non scrivere cose delle quali potrebbero pentirsi.

A noi sembra una causa persa perché quando gli/le utenti di faccialibro si scatenano nei due minuti d’odio, pensando di cambiare il mondo con un vaffanculo scritto su un social network, non c’è santo che possa fermarli, ché anzi sono lì a dirti che li censuri e se gli dici che si trovano su un luogo pubblico e tutto ciò che dicono è querelabile quasi ti considerano un limite al loro incredibile coraggio.

Ma come, non vedi come sono temerari e animati dal sacro fuoco delle missioni che stanno portando avanti? Non vedi come riescono a staccare i pezzi della tastiera per quanto forte scolpiscono nero su bianco su facebook che quel tizio è un coglione?

Ed è divertente assistere alle manovre discorsive, alla maniera attraverso la quale sfuggono alle critiche, per cui chi gestisce la pagina dice “ma devi proprio dire che quello lì è merda, stronzo, e bla bla bla? non puoi argomentare senza piazzare l’ingiuria in bella vista?” e quelli rispondono “ma si, certo, è che proprio se le tirano… capisci?” oppure “ma quel titolo se lo merita, non è proprio un insulto…” come se si trovassero davanti al giudice “capisce, vostro onore, gli ho dato del bastardo ma se lo meritava” e sai che gliene frega a chi gestisce la pagina (che glielo racconti a fare?) delle tue ragioni o cosa se ne fa quando dovrà sborsare cifre agli avvocati per affrontare comunque una causa che non si è cercat@ e che non può permettersi. Te la raccontano come fossero bambini, si giustificano come se intendessero ricavare comprensione, e sai che gliene fotte al giudice quando si ritroverà mille denunce per diffamazione o ingiuria o calunnia a mezzo stampa perché tu hai ritenuto di avere una ottima motivazione per dare del bastardo a qualcuno.

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Posted in Comunicazione, FaceAss, Satira.