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#MemorieCollettive: Genova, la sentenza, il reato, gli ostaggi

Saccheggio molto ma molto volentieri l’ultimo post di Wu Ming. Partecipate alla loro discussione e seguite la campagna 10×100.it. Per le nostre (e vostre) Memorie Collettive. Buona lettura, ascolto e visione. (Se avete riflessioni da inviarci su questo, genova, condanne, piazza, ricordi, quello che volete, sapete che siamo più che felici di raccogliere memoria: fikasicula[at]grrlz.net)

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[Le ultime righe del commento di WuMing4 su un manifesto]

Continued…

Posted in Memorie collettive, Omicidi sociali, R-esistenze.


Libero: usa e getta (nel fango) e culi di distrazione di massa!

Update: guarda la vignetta di Mauro Biani.

Segnalato da Antonio.

Zero simpatia per la soggetta. Poi guai a parlarne come fosse un essere umano perché solleva i peggiori istinti forcaioli che si possano vedere in giro. Oggettivamente è un personaggio che attira un sacco di antipatie. Uno di quei personaggi sui quali quotidiani come Libero, dal quale è tratta l’immagine sopra, con articoli di non si capisce che genere di contenuto, sfoga la sua misoginia per buttarla in caciara e spostare l’attenzione su di lei.

Di fatto tutti hanno dimenticato chi fosse il fruitore di festini e servizi vari ma tant’è.

Comunque sia nel centro/sinistra, anche tra donne, si è stipulato un accordo pseudo ecclesiastico. Se non la chiami zoccola non sei abbastanza d’opposizione, non sei abbastanza antitruffe, anti casta, antitutto e per alcune non sei neppure abbastanza femminista perché per essere femminista nel corso dell’ultimo anno pare tu debba dare almeno per tre volte della zoccola a chi capita, un po’ ad muzzum, e subito arrivano le precisine a dire che no, non è a chi capita, ma a quelle che occupano posizioni di responsabilità e di lavoro senza meritarselo.

Continued…

Posted in Comunicazione, Critica femminista, Misoginie, Pensatoio.


Genova non finisce. Quanto vale una vita? E un bancomat?

Sul capitolo delle memorie collettive. Da Just Laurè:

Genova 2001.

Avevo 20 anni, i capelli rasati e svariati piercing ai lobi delle orecchie. Uno per ogni cosa importante che volevo ricordare.

Luglio 2001.

Genova l’ho vista attraverso i giornali e le immagini che le tv sparavano addosso a noi gente “perbene” rimasta a casa ad aspettare che qualcun altro decidesse al posto nostro.

Genova non l’ho capita subito.

L’ho metabolizzata lentamente, negli anni successivi, quando la rabbia per il sangue di ragazzi devastati – loro sì – dai manganelli dello Stato s’è messa un po’ a tacere, lasciando il posto alla necessità di conoscere, di guardare, con gli occhi sgombri dalle lacrime, i percorsi di costruzione di un modo collettivo d’interpretare il mondo.

Genova l’ho vissuta dopo … nelle parole tremanti e amare delle persone che ho incontrato quando ho capito che nessun libro, nessun video, nessun articolo m’avrebbe dato la misura della tragedia di quei giorni.

Genova l’ho rivista a Roma, a Firenze, a Reggio Emilia, a Torino, a Messina, a Cosenza nelle case dei ragazzi che mi hanno ospitato e, davanti ad un caffè, hanno aperto i loro ricordi, annegando le ferite nella surreale consapevolezza di quanto accaduto.

Il “sogno” che muoveva quella marea umana nelle strade di Genova l’ho provato insieme a loro nei gesti e nella scelta di spazi di quotidianità realmente “altra”, nel rifiuto della retorica dell’alternativa, nella concretezza del pensiero agito.

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Posted in Memorie collettive, Omicidi sociali, R-esistenze.