Praticato come arma di distruzione di massa. Sostanzialmente da chi immagina di essere nel giusto, inequivocabilmente dalla parte del bene, e in quanto piccoli o piccole esportatori/trici di democrazia e giustizia e libertà (they love Bush) si lanciano in ressa a rendere impossibile la vita di coloro i quali o le quali sarebbero il male in assoluto.
Male per chi? Male per loro. Perché hanno incrociato il loro percorso in una o più occasioni, perché non esprimono analoghe opinioni, perché sono persone con le quali sono in guerra nel privato e dal privato quella guerra diventa pubblica con tanto di clan squadrista a sostegno.
Uno degli sport più praticati su facebook è la giustizia parallela, quella fatta di presunti innocenti che combattono battaglie contro presunti colpevoli. Molto spesso donne, sono addomesticatrici degli spazi non affini e diventano lesive della reputazione altrui perché ritengono, a torto, di poter sputare merda su chiunque in virtù del fatto che si sentono nel giusto.
La modalità frequente è quella di chi immagina di aver ricevuto un qualunque torto da voi. Qualunque sia il motivo per cui voi le siete antipatiche: questa persona (o quelle persone se si tratta di un gruppo) cominceranno a pedinarvi ossessivamente, pronte a carpire qualunque dettaglio possa nuocervi o possa contribuire a gettare un’ombra negativa nei vostri confronti. Se voi reagite al pedinamento e in qualche caso vi lasciate andare ad affermazioni pubbliche (ma vi sconsigliamo di farlo!) loro sono sempre lì apposta per dire che avevano ragione a sentirsi offese/i.
Quando parliamo di torto ricevuto non ci riferiamo necessariamente ad una questione personale. Su facebook per esempio, sono frequenti delle vere e proprie guerre d’opinione. Ci sono squadre d’assalto, organizzatissime, che, parlando di donne, non mitigano i propri interventi a salvaguardia ora della dignità femminile, ora delle ragioni dell’amica, ora della salvezza dell’umanità.
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