Oggi in quel di Roma si contendevano la scena due gruppi di persone, madri separate [1], donne e uomini e nuove compagne, figlie, nonni/e, padri separati, donne e uomini che in un modo o nell’altro parlano di una proposta di legge della quale ci siamo occupate tante volte anche noi. Parlo del ddl 957 che interviene sull’affido condiviso a modifica della legge 54/2006. Nel ddl tanti sono gli aspetti controversi e su quelli il dibattito è stato ed è tuttora infuocato. Non mancano i colpi bassi, da una parte e dall’altra, a cura di non meglio identificate persone, cani sciolti o entità sparse, c’è chi non riesce a non lasciarsi prendere dalla tentazione di demonizzare i sostenitori o le sostenitrici ora del ddl ora delle proposte che ad esso si oppongono. Di fatto, come già scritto a proposito della Pas, viene inibito un dibattito sereno che ci consente di capirci qualcosa e di decidere in tutta serenità come e perchè dovremmo farci piacere questa proposta o come e perchè dovremmo opporci ad essa.
Di questa proposta in discussione ha parlato il rapporto ombra della commissione Cedaw e in qualche modo ha parlato anche l’Onu nelle sue raccomandazioni al governo italiano in rapporto ai rischi che si presume possano comportare alcuni aspetti di questo ddl nei confronti di donne e bambini vittime di abusi.
Nelle relazioni e nei documenti presentati nelle audizioni ciascun@ ha prodotto la propria tesi, le differenti versioni della storia, e in particolare c’è tutta una componente fatta da professionisti/e, avvocati, operatori e operatrici del diritto, persone che sono impegnate a fare rispettare le norme nei tribunali dei minori, che hanno trovato dei difetti e li hanno commentati e definiti [1] [2] [3] [4]. Dall’altro lato si parla di reazioni corporative, del timore di perdere il monopolio nella gestione di una materia controversa. In entrambi i casi, al di là dei numeri e dei dibattiti in commissione, sembrano visibili degli arroccamenti.
Ci sono quelli e quelle che non vogliono che la legge passi e quelli e quelle che vogliono che passi così come è stata concepita e presentata. Ci sono quelli/e che dicono che chi si oppone al ddl o pone un accento critico verso esso appartiene ad una categoria di femministe che vogliono estromettere dai ruoli genitoriali i padri e vogliono privare i bambini della sicurezza di avere due genitori e quelli/e che sostengono che il ddl sia un modo per far regredire il diritto di famiglia ai tempi in cui c’era il pater familias che tutto decideva e tutto poteva.
Di fatto, come sempre accade in questi casi, ché il burocratese non scrive a chiare lettere le intenzioni del legislatore, in quel ddl non c’è scritto nulla di tutto ciò. C’è un progetto di società che va analizzato e raccontato e giacché si tratta di una materia politica ci interessa anche opporre argomenti critici che però non siano derivanti da pregiudizi.
