Precarietà è una parola fondamentale. La viviamo tutti i giorni. Ne abbiamo fatto un progetto di comunicazione. Continuiamo a parlarne e a viverla, la precarietà. Dopodiché scopriamo che c’è chi divide culturalmente l’Italia tra nord e sud e che qualcun@ dice che le donne a Sud sono più contente se non lavorano perché più naturalmente inclini a realizzarsi nei ruoli di cura. Ed è una gran stronzata. Non è vero niente. Le università del sud sono piene di donne che si laureano, una, perfino due volte e poi fanno dottorati e stanno arrampicate all’unica misera prospettiva che beccano per poter lottare per una parvenza di indipendenza economica. E non è vero neppure che le donne del sud, come dice il Corriere non siano disposte a fare le pendolari.
Dovevamo tutti/e investire in chirurgia plastica
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– Ottobre 7, 2012
Tunisia: violentata da due poliziotti, accusata dalla giustizia di immoralità
di Marta Bellingreri
Voler, voiler, violer. Rubare, velare, violentare. Sono queste i tre comandamenti della Troika tunisina secondo una della manifestanti oggi presenti davanti al Tribunale di Tunisi. Donne di ogni età e classe, attiviste/i e bloggers, liberi cittadini, avvocati si sono infatti riuniti in sostegno ad una giovane donna tunisina violentata da due poliziotti la notte del tre settembre scorso, oggi accusata di “oltraggio pubblico al pudore”. La donna, che preferisce mantenere l’anonimato, è conosciuta sotto lo pseudonimo “Mariam” dai media e da tutte le sostenitrici.
Posted in Corpi, Fem/Activism, R-esistenze.
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– Ottobre 7, 2012
Il Visuale ribelle. Una critica femminista alla produzione di immaginario
Da Il Manifesto, via Uninomade:
di Anna Curcio
Il corpo nudo di una giovane donna, di spalle, contro un muro: i capelli raccolti sul collo, la testa leggermente inclinata, quasi dimessa, le braccia la incorniciano. Bracciali da gladiatore ai polsi e una frusta di corda nella mano sinistra. Sulla schiena, fissato con dello spago, il fotogramma ingigantito di un uomo nudo anch’esso di spalle: è un vecchio, la testa china, incede mesto verso quello che potrebbe essere lo stesso muro contro il quale è appoggiata la donna. È «Gladiatrice», dell’artista austriaca Birgit Jürgenssen, che Alessandra Gribaldo e Giovanna Zapperi hanno scelto come provocatoria immagine di copertina per il loro Lo schermo del potere. Femminismo e regime della visibilità (ombre corte 2012, pp. 123, euro 13).
Un’immagine forte, nella sua ambivalenza, che annulla i confini tra vittima e carnefice, tra aggressività e fragilità. Il corpo femminile, al contempo dimesso e impetuoso, è al centro dello sguardo ma in una visione che blocca la stessa possibilità che il corpo possa essere visto. Vero e proprio schermo del potere, nel doppio significato del suo genitivo, il corpo femminile è insieme corpo che diventa schermo come spazio di esposizione e proiezione, ma anche corpo che si fa schermo ovvero dispositivo che blocca la visione.
Intorno a questa immagine scabrosa e conturbante Gribaldo e Zapperi puntano il fuoco della loro riflessione: vedere ed essere vista, ovvero il nodo vischioso, «instabile e conflittuale», tra immaginario e soggettività. E propongono una lettura della rappresentazione del femminile in Italia che rovescia le retoriche moraleggianti e normalizzatrici che hanno accompagnato gli scandali sessuali nel declino berlusconiano e il dibattito sul sessismo dei modelli di genere nella televisione.
Posted in Comunicazione, Critica femminista.
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– Ottobre 7, 2012

