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Prima i bambini (non è il momento di parlare di adulti)!

Non va bene. Non va bene vedere che quello che è successo ad un bambino sia il pretesto per una guerra che continua tra adulti. Adulti che non vedono il bene del bambino ma giustificano o condannano quanto è successo sulla base del diritto di un genitore o dell’altro. Sarebbe il caso di fare una precisazione, ulteriore: non ce ne frega nulla, in questo preciso momento, e nessuno mette in discussione, il diritto dei genitori di fare i genitori. Ma non si può accettare che un bambino sia trattato in quel modo e chiunque lo abbia fatto, ha sbagliato, qualunque sia il motivo per cui si è arrivati a tanto, si tratta di un tremendo errore.

Hanno sbagliato tutti quelli, padre incluso, che hanno trascinato il figlio fuori dalla scuola come fosse un criminale. Hanno sbagliato quelli che hanno ripreso la scena e l’hanno diffusa e urlavano invece che rasserenare il bambino e consentirgli di allontanarsi senza procurargli ulteriore angoscia (i ricorsi e le opposizioni si fanno dopo). Hanno sbagliato tutti quelli che fanno ritenere che questo bambino sia stato quasi posto sotto sequestro, portato in un luogo irrangiungibile, drammatizzando un evento al punto tale da far pensare che dopo l’esecuzione del decreto per quel bambino ci sia la morte.

Sbaglia chi sottovaluta la portata del trauma che è stato inferto al bambino e chi ritiene che fosse necessario perché in quel caso non sta guardando al bene del bambino ma a quello del padre e non è il padre in questo momento che ci interessa.

Sbaglia chi pensa che la Pas sia uno strumento giusto e utile perché se c’è un abuso psicologico e un maltrattamento, che nessuno nega, e dunque una situazione di imminente pericolo per cui il bambino debba essere allontanato dalla madre allora è necessaria una denuncia e un processo per maltrattamento, servono prove e valutazioni attendibili e non una teoria che è una scorciatoia, la Pas, e che rappresenta di fatto una condanna per maltrattamenti senza appello, di fronte alla quale in questo caso la madre non ha possibilità di appello né difesa.

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Bambini: vittime di guerra (tra adulti)!

Non mi passa. Ho fatto un post che contestualizza, condivide le informazioni che ho, e razionalizza ma la questione continua a rimbalzare dalla pancia al cervello e al cuore e dal cervello alla pancia e ancora al cuore e allora devo elaborare questa cosa e farlo in pubblico.

Non la so questa storia. Non posso saperla. Non ci sto dentro. Non ho vissuto i drammi, le circostanze, le situazioni e non mi permetto di dare un giudizio sulle persone coinvolte, sulla sentenza, su chi l’ha chiesta e prodotta. Quello che penso sulla Pas sta QUI e altrove ma vorrei ragionare su questo fatto nell’unico modo che conosco per vincere l’amarezza e la rabbia e tentare di produrre un sapere utile per tutti/e.

Come hanno trattato questa cosa i media? Dopo la puntata di Chi l’ha visto (che io non ho visto, scusate il gioco di parole) i quotidiani hanno fatto a botte per mettere in circolo un video che attirava indignazione a iosa. Un video in cui si sente il nome di un bambino la cui privacy, dice il garante nazionale, doveva essere protetta. Titoli come “le lacrime della madre” si sono succeduti in varie pagine, dove l’investimento a tema era sempre quello della sponsorizzazione del ruolo materno come unico e imprescindibile. Su quella interpretazione molto nazional/popolare/populista e un po’ catto/fascista si sono fiondati a pesce le varie tv nazionali con programmi trash e presentatrici dal dubbio senso della commozione che dopo le immagini ad effetto danno il via al linciaggio da parte del pubblico in studio e da casa. Più tardi sono arrivate le contronotizie rassicuranti da parte del padre e stranamente si muove in un contesto ostile. La sua versione è accolta male e a reagire male è l’Italia nazional/popolare/populista un po’ mammona eccetera eccetera e anche il resto dell’Italia un po’ più critica che addebita una responsabilità di questa sovraesposizione a tutti quanti. Genitori che non sono stati in grado di accordarsi prima, familiari in conflitto, periti, professionisti, psichiatri, poliziotti, tanti egoismi messi in fila.

In rete si è succeduta la dinamica delle tifoserie ProPas/AntiPas con qualche insulto a chi non s’è indignat@ abbastanza o a chi s’è indignat@ troppo. Tra le reazioni però ci sono state tante valutazioni ponderate. Tanta intelligenza si è prodotta per andare oltre la commozione e il pugno nello stomaco e dunque mi sono sentita davvero meno sola. E oltretutto, come dicevo in un commento, gente come me, noi, è abituata a vedere centinaia di scene di prelievo da parte della polizia, anche legittimate da psichiatri in caso di Tso e familiari presenti che pensavano di fare bene. E in tutte queste storie non ci sono “mostri”. C’è solo tanto disagio e poi si vedono le istituzioni, che dovrebbero essere le figure adulte in fase di crisi di altre persone, e si tratta di istituzioni che in realtà adulte e responsabili non sono. Ed è la cosa che salta agli occhi in modo evidente, unico giudizio che sento di dover dare, è che questa rete di adulti che stava attorno a questo bambino, istituzioni incluse, mi sembra molto poco adulta e molto autoreferenziale.

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Bambini sottratti: minori trattati come criminali?

Scrivono: “parte del servizio messo in onda ieri sera da Chi l’ha visto relativo ad un bambino portato via da una scuola di Cittadella (Padova) con la forza dalla polizia in esecuzione di un provvedimento del giudice dei minorenni di Venezia“. Qui il video in qui si vede un ispettore di polizia che dice alla zia “lei non è nessuno”.

I fatti, così come sono riportati dalla stampa:

due genitori separati, si contendono l’affido, il bambino vede il padre in incontri protetti alcune volte al mese. La madre, accusata di aver ostacolato la relazione tra padre e figlio, avrebbe perduto la potestà anni fa. Sarebbe dovuta avvenire l’esecuzione di affido al padre qualche tempo prima. Il padre, con il quale il bambino mostra di non voler stare, avanza richiesta di perizia di Pas e la perizia viene accreditata dal giudice. Sulla base di questo si stabilisce che il bambino debba essere sottratto alla madre e portato in casa famiglia affinchè possa accettare di avere una relazione con il genitore rifiutato. La zia del bambino testimonia (qui, l’intervista alla madre) che il nipote andava bene a scuola, che non aveva alcun sintomo di malattie, che stava benissimo, era amato e protetto in casa della madre e che la sentenza sarebbe ingiusta. Per il bambino, secondo la comunicazione della questura, era stato disposto il “prelievo” in esecuzione del decreto in due altre occasioni e in entrambi i casi il bambino si era rifiutato di andare con le persone che tentavano di portarlo via. E’ stato così disposto di “prelevarlo” in una situazione “neutra”, lontano dal contesto familiare, affinché nessuno potesse opporsi a quella “disposizione”. Il padre dichiara di aver “salvato” il bambino [QUI la sua intervista testuale]. Il garante della privacy ha detto che le immagini non vanno diffuse. E’ partita una inchiesta interna per verificare l’operato della polizia. Chiara Saraceno dice che il prelievo per mezzo della polizia è giustificato solo nel caso in cui il bambino è in imminente e grave pericolo e altrimenti è una violenza. Il questore di Padova sostiene che si sia trattato di una spettacolarizzazione ad opera dei familiari della madre. Quello che è successo lo vedete comunque nel video e per il resto potete leggere gli articoli che riportano testimonianze e fatti qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui. Invece Qui trovate una petizione rivolta alla ministra Cancellieri.

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