Dopo il video del bambino “prelevato” dalla polizia non leggo che frasi-post-articoli pieni di indignazione. Mi sembra più che giusto. Vorrei però ricordare che questo non è un caso isolato (come ripetono i professionisti attraverso i media) e che anzi è la quotidianità. Cosa ci ripetiamo in questi giorni? I bambini sono persone la cui volontà va ascoltata e non prevaricata. Come non essere d’accordo.
Eppure basta guardarsi attorno per capire che l’intera società se ne sbatte dei desideri dei bambini, per non parlare di quelli degli adulti. Una cosa che si evince con chiarezza è che tutti siamo d’accordo nel considerare quello che è successo a Padova come un abuso, una violenza. Tutti critichiamo la violenza dei poliziotti, senza però ricordare che è la normalità. La polizia è autoritaria e l’autoritarismo è violento.
La frase che ci ha tanto scossi “io sono un ispettore, lei non è nessuno” da dove caspita credete che esca? Da una società che da quando nasciamo, in seno alla famiglia, fino a quando moriamo, ci insegna a dividere per categorie, a percepire la società come una piramide la cui autorità và rispettata. La famiglia come la scuola sono luoghi che ci insegnano a rispettare chi è “in alto” e ad esser puniti (e addirittura ad accettare la punizione come giusta) qualora ci si ribelli.
Ci insegnano ad essere dei perfetti cittadini/schiavi, portandoci a pensare che, solo delegando ad altri quelle scelte che competono solo a noi, potremmo esser liberi e al sicuro. Che l’unico modo per poter vivere è raccogliersi attorno ad un capo (che ci illudiamo di scegliere) ed accettarne le leggi vincolanti e limitanti, altrimenti ci sarebbe il caos, la violenza infinita, il disordine, la follia. Peccato che sia proprio questa società a generare ciò per cui dovremmo sostenerla.