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No borders: sciopero generale dei reclusi nei Cie polacchi

Dalla Polonia una compagna ci invia informazioni da condividere sulla situazione nei C.I.E. in un momento di forte protesta da parte dei reclusi. La richiesta è di far circolare la notizia e dare visibilità internazionale al tema. Questo il link da cui ripostiamo la notizia.

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73 reclusi del centro di Bialystok, Biala Podlaska, Przemysl e Leszowola hanno iniziato di comune accordo uno sciopero della fame generale, non è la prima protesta, ma è la prima volta che la notizia riesce a raggiungere il pubblico. In passato i reclusi scioperanti venivano demoralizzati e messi a tacere prima che la notizia riuscisse a trapelare, anche questa volta la procedura si ripete ma la notizia riesce a girare e a raggiungere i giornali.

A noi giungono le richieste dei reclusi, le quali comprendono: diritto di informazione in una lingua comprensibile, diritto di avere contatti con il mondo esterno, diritto ad un’ assistenza sanitaria adeguata, corsi di educazione per i detenuti minorenni, rispetto per i diritti umani, in particolare dei bambini, miglioramento delle condizioni di vita all’interno dei centri, la fine di abusi e violenze eccessive, la non criminalizzazione dei detenuti.

I rifugiati decidono di unire le voci e scioperare assieme in tutti i centri di detenzione polacchi, con la speranza di non essere messi a tacere o di non essere ignorati per l’ennesima volta dalle autorità. Continued…

Posted in AntiAutoritarismi, Comunicazione, fasintranslation, R-esistenze.

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Lui mi piaceva possessivo giusto un po’

Da Finché morte non vi separi (un blog contro la violenza nelle relazioni):

Quando un uomo è prepotente con una donna pensiamo sia colpa sua. Deve capire lui qual è il giusto limite. Il limite richiesto tra l’essere passionale ed essere freddo all’occorrenza.

Le trasmissioni televisive abbondano di banalità e cliché, ci vuole un pizzico di gelosia, se ti prende con forza è meglio, se lotta per te è una meraviglia.

Una volta ad un tale chiesi cosa avrebbe fatto se ci fossimo lasciati. Mi disse “niente… non farei proprio niente”. Ci rimasi male. Pensai che non ci tenesse abbastanza a me. Perché uno che ci tiene, pensavo, dovrebbe lottare, compiacermi, lusingarmi con un minimo di insistenza. Come dire che un pizzico di stalking fa bene. Quando diventa troppo allora vaffanculo.

Uno che ci tiene si straccia la veste. Mi fa vedere che per me combatte. L’idea romantica è che dovrebbe essere pronto perfino ad uccidere.

Muoio per te, muori per me. Se mi lasci ti ammazzo. Cose che si dicono nelle canzoni e che ti entrano in testa e non solo in quella. Modelli di approccio relazionale introiettati che diventano modelli educativi ed è così che lui, quello che ho scelto un po’ di tempo fa, che ho scelto proprio perché diceva “io per te farei di tutto”, l’ho scelto perché era sufficientemente macho ma fragile al tempo stesso.

Era così bello sentire che lui avesse bisogno di me. “Senza di te non vivo” e dunque io lo sapevo. Dovrebbe essere un’avviso di allontanamento e non una dichiarazione d’amore.

Continued…

Posted in Pensatoio, Personale/Politico, Storie violente.


Riflessione sulle tag alle foto dei volti delle sorelle Petrucci

Riceviamo e volentieri condividiamo questa riflessione:

di YellowFlate

Ogni giorno nel mio “lavoro” da blogger incontro tragiche storie di donne uccise per mano di colui che forse sino a qualche ora fa chiamavano “amore”.
E’ dolore quotidiano ma, talvolta, è il perpetrarsi di gesti indelicati e forse persino ulteriore violenza.

L’ultima vicenda avvenuta a Palermo, città che amo e conosco a fondo, mi lascia basita.
Il tam tam corre sulla rete. “Carmela uccisa mentre difende la sorella Lucia”.

L’orrida storia di sangue la conosciamo tutte e tutti, ormai. Riflettendo sulla vicenda mi sono trovata a combattere con l’ipocrisia della rete. Così è. Se da un lato anche attraverso fb ho l’opportunità di accrescermi e scambiare con tante di voi il mio parere dall’altra invece sento di dovermi difendere e difendere le donne. Perchè?

Nelle ultime 48 ore su fb è partito un nuovo tam tam macabro e a condurlo questa volta, sembrano essere tanti uomini, comunque anche le donne non scherzano. Partono così centinaia di condivisioni del giovane volto di Lucia e di quello della giovanissima Carmela. Tag su tag, ovviamente la foto in genere ha una breve descrizione che manco perdo tempo a leggere. Lo trovo ributtante, sembra quasi uno squallido martirologio di chi, una volta all’anno è convinto di lavarsi la coscienza in questo modo.

Un utilizzo macabro dei social network, a mio avviso, un modo utile forse per chi tagga? Dubitare è lecito ma il rispetto in questi casi è doveroso. Rispettare Lucia, massacrata e viva, passa dall’evitare di condividere, taggare e ritaggare la foto della sorella vittima di brutale violenza.
Ad una mia risposta piccata sul volermi escludere da quell’orrida catena, uno sconosciuto del web ha risposto “insensibile”.
E’ più insensibile chi cerca una via per cessare il proseguire di queste catene virtuali o lo è chi specula su quei volti, un giorno, magari vicino, ancora sorridenti?

Continued…

Posted in Critica femminista, Pensatoio.