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Violenza di genere: oltre i dogmi e i talebanismi

Dalla lista, alcuni pezzi di interventi ancora dalla discussione su violenza di genere e affini. Ricuciti ma spero comprensibili. Buona lettura.

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Lo schema di ragionamento su ciò che riguarda la violenza di genere è rigido, dogmatico. Così almeno a noi è stato proposto/imposto. Come afferma ogni altra soggettività portatrice di dogmi fissata una verità tutto il resto appare relativo. E liquidare in questo modo ogni ragionamento è violenza sistemica, avviene da secoli e bisogna capire qual è il genere che la infligge e che traduce i confronti in battaglie religiose.

Parto con questa premessa che mi sembra doverosa per rendere giustizia ad uno sforzo complesso di ragionamento che viene mutilato in modalità da vilipendio o lesa maestà delle corti della difesa del principio della “violenza maschile” e che invece tende a sfuggire ad ogni briglia perché quando c’è da parlare di violenza non ci si può misurare tra identitarismi contrapposti che suppongono la necessità di guerre dove chi le alimenta ha bisogno di separazione per nutrire la propria esigenza di controllo e il proprio micro-potere.

Dunque in lista c’è stata una discussione molto ricca e piena di contrasti, intelligenti, seri, quando non lesivi dell’intelligenza altrui per archiviare tutto ciò che è diverso da te con uno stigma offensivo. Da questa discussione vengono fuori tanti punti di vista, tutti rispettabili quando ciascuno non esige di sovradeterminare il pensiero o la ricerca altrui. Ed ecco allora le mie suggestioni, parziali, come quelle di tutte, ma non fraintendibili.

Parlando di violenza, ed è una cosa che ho studiato guardando il maschile per anni, volgendo lo sguardo verso le donne non mi convince affatto la teoria della interiorizzazione di un modello maschile quando le donne sono stronze o perfide o comunque rappresentative di un potere come nel caso di Ministre a noi note, perchè a rendere angelicata la figura femminile non solo non mi corrisponde (e ne consegue demonizzazione del maschile) ma perchè mi schiaccia ad un ruolo sociale che non voglio. Io sono una persona e non sono una santa. L’aureola non mi serve e dunque la Ministra Fornero o chi per lei dovranno assumersi la responsabilità che è dovuta a chiunque e nessuna donna dovrebbe poter dire che fa bene in quanto donna o che possa essere rappresentativa delle donne quando fa scelte come quelle di una delle pessime ministre che abbiamo nel tempo conosciuto.

Continued…

Posted in AntiAutoritarismi, Critica femminista, Pensatoio.


Violenza di genere: bio-uomo e bio-donna

Uno degli interventi in mailing list a proposito di questo tema. Segue a quello di Luminal già pubblicato. Altri ne seguiranno. Come il post precedente anche in questo propongo spunti di riflessione già lanciati in lista a partire da riflessioni di altre persone evidenziate in corsivo. Buona lettura.

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di Lafra

La violenza di genere non appartiene a donne e uomini “indifferentemente”. Ci sono delle specificità ed è giusto approfondirle.

Non è che se noi affermiamo che le cose non esistano o esistano in un determinato modo allora queste si trasformano esattamente come noi le intendiamo o come vogliamo che siano. Sulla violenza di genere si sa abbastanza per poter dire con molta tranquillità che è agita da parte degli uomini contro le donne, direi anzi che è una vera e propria guerra di un genere contro l’altro e su questo insomma hai voglia a dire che non è così perché per fortuna c’è abbastanza “materiale” dal quale si evince in modo netto e preciso la misura, la qualità, la dinamica del fenomeno.

Mi sembra che ci sia una confusione tra piano biologico e concetto di genere. Allora i meccanismi di violenza di genere si originano o no in un sistema economico-poltico-sociale-relazionale patriarcale (occidentale)?
E’ importante capire se condividiamo questa premessa. Perché se pensiamo che non ci sia una matrice sistemica (che come femministe decliniamo con il termine patriarcato) non ci capiamo proprio sulle parole e cosa intendiamo con il termine sistema. Questa premessa serve a fare un ulteriore passetto logico avanti. Se il sistema patriarcale determina, condiziona, giustifica, origina e motiva le disparità di genere, le violenze, i soprusi ecc. non ne siamo tutti coinvolti in quanto facenti parte dello stesso sistema?

In questo nostro esserne coinvolti, ogni soggetto (bio-donna o bio-uomo) è chiamato a ricoprire il suo ruolo di Uomo e Donna in determinati binari di genere, binari che oltre a imporre una estetica sin dalla nascita, un tipo di linguaggio, una sessualtià eteronormata, una determinata prospettiva di vita, impongono anche forme di relazione affettive “violente”, ossia basate su ruoli imposti, su dipendenze, su aspettative reciproche che non tengono conto dei potenziali desideri dei singoli (che sia amicizia, coppia, lavoro ecc). La discriminazione di genere è poi funzionale a questo sistema per motivazioni economiche e di mercato precise (la buona vecchia divisione sessuale del lavoro che ovviamente si rimodella e si rideclina di pari passo con le esigenze del capitalismo).

Pensare la violenza di genere come una caratteristica portante del sistema patriarcale mi fa stare molto stretta la definizione di violenza maschile che si sta provando a dare in termine di violenza associata ai bio-uomini. Mi sta stretta perché secondo me concettualmente pone come scelta del termine un paradigma di riferimento errato. Dire che la violenza è “maschile” implica mettere al centro del problema il maschile, bio-uomo, è naturalizzare la violenza, incarnandola in un sesso (e non in un genere come si prova poi a dire a parole, quindi tantomeno ad un sistema). Maschio non è uomo. Eventualmente il maschio (bio-uomo) che agisce violenza mette in atto la parte violenta che il genere a cui per sistema dicotomico appartiene, consapevolmente o meno, per ottenere dei benefici, perché è stronzo sul serio o perché a sua volta agito dal sistema stesso in cui è inserito.

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Posted in Affetti liberi, Critica femminista, Pensatoio, Scritti critici.


Violenza di genere: facendo spazio tra le semplificazioni

Propongo la lettura di alcune considerazioni che ho scritto nella lista di FaS in risposta ad argomenti proposti da interventi precedenti. In corsivo gli interventi e poi le mie risposte:

nessuna persona nei temi di genere accuserebbe i maschi per nascita

Spero non in questa lista 🙂 però ad esempio il concetto di “patto di genere”, che non è direttamente collegato alla violenza, ma comunque vuole creare un fronte politico, si basa su questo e creare un certo tipo di contesto politico in cui ci si suddivide per nascita ricade poi anche nelle riflessioni e nelle scelte che vengono fatte sui singoli temi.
Perché se fai un patto di genere tra donne forse puoi mantenere la lucidità di fare un distinguo tra uomini caso per caso, anche se in generale hai già deciso (sennò mica facevi il patto di genere).  Non so questa semilucidità quanto si possa mantenere invece sul poter criticare una donna, tradendo il patto di genere. Ci ripensavo giusto ieri ripensando alla “ministra più bella del mondo”.

Credo che la violenza maschilista delle donne sia di un’altra qualità e abbia funzioni molto diverse da quella maschile nello schema patriarcale. Intanto non è strutturalmente predisposta al dominio. La violenza maschilista delle donne (come l’esempio dell’offesa di “zoccola”) è di per sé collusione. Il vantaggio finale di quell’offesa è dell’uomo “dominante” del contesto. Dando della zoccola a un’altra, una donna di fatto sposa un sistema di valori patriarcale e limita anche sé a un ruolo specifico. Si dà la zappa sui piedi, come donna. Fa violenza a un’altra ma la fa “per il capo” che domina anche lei.

A me questa sembra una semplificazione. Troppo lineare e troppo poco solida come argomentazione di fronte a controesempi che potremmo tirare fuori. Per cui liber* di pensarla così, ma c’è anche da fare dei distinguo enormi contestualizzando dove si manifestano le differenti situazioni.

Poi il dire che “la violenza delle donne non è strutturalmente predisposta al dominio” non so bene che significhi. Secondo me non è strutturalmente predisposta al dominio politico storicamente, ma mi sembra che in occidente si stia sgomitando abbastanza per ottenere potere (prima che parità). Inoltre la violenza delle singole secondo me dipende da persona a persona ovviamente. Ti assicuro che la mia capa, socia alla pari dei suoi colleghi maschi era assai predisposta strutturalmente al dominio, e il mio era un team in cui su 20 uomini eravamo solo 2 ragazze. C’è anche da dire che non era per niente sessista nel “dominarci” non faceva distinguo di trattamento tra colleghi e colleghe. Era molto politically correct e molto stronza. Lei agiva non per un uomo ma per la sua azienda a cui deve la sua fortuna essendo lei molto giovane. Poi se vogliamo simbolicamente rappresentare l’azienda come entità maschile in quanto ente potente in un sistema economico patriarcale ok. Però con troppi voli simbolici secondo me si finisce a parlare solo per metafore quando abbiamo una realtà bella densa da analizzare se vogliamo provare a capirci qualcosa.

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Posted in Affetti liberi, AntiAutoritarismi, Critica femminista, R-esistenze, Sessismo.