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Il punto G della paraplegica

Da Abbatto i Muri:

Tempo fa si ragionava del sesso in stato di disabilità, ed è una cosa sulla quale è complicato fare un discorso con il timore di sbagliare.

C’è questa parente paraplegica e insieme seguimmo, durante la sua terapia riabilitativa, dei corsi sulla sessualità rivolti a persone come e messe peggio di lei. Assieme a lei passai la maggior parte del tempo a ridere per non piangere. Finimmo per immaginare che il suo punto nevralgico e la sua zona erogena più attiva fosse un punto a muzzo perché si faceva spesso riferimento ad un ipotetico punto G che tra cateteri e possibilità di defecazione durante il rapporto bisognava rintracciare.

Sicché con la solita ironia di quella gran donna della mia parente ella decise di autodeterminarsi un nuovo punto G e così autonominò una zona X in totale autonomia. Altre donne fecero la stessa cosa e tra le risate generali le normofemmine stabilirono nuovi posizionamenti del punto G che a quel punto divenne un punto G mobile. Il mio credo di averlo posizionato su un capezzolo. Non so con esattezza ma ricordo che la tizia che faceva il corso si rese conto di quanto fosse ridicolo insistere nelle modalità usate per gente che sentiva le proprie parti laggiù anche per quelle che da quelle parti non sentivano niente.

Davvero non si immagina quanto possa essere evidente in quel caso la morale normativa per una persona che di fatto viene considerata quasi niente? Una donna, poi, che non può essere considerata utero disposto alla riproduzione salvo istigarla con una retorica di sublimazione della maternità come estremo sacrificio a costo della morte. Non si immaginano le pressioni che in quel caso una donna subisce e lo stesso vale per gli uomini.

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Posted in Affetti liberi, Corpi, Narrazioni: Assaggi, Personale/Politico, Sensi.

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Brevi riflessioni sull’articolo di Vandana Shiva

ph google

A distanza di qualche giorno pubblichiamo il breve scambio di commenti che si è svolto nel collettivo, in merito all’articolo Vandana Shiva: la connessione tra politica economica globale e violenza contro le donne, sul quale già si era espressa qualche perplessità.

Cybergrrlz dice:

“È per questo che i politici devono circondarsi di sempre maggiore security, deviando la polizia dalle loro funzioni importanti per proteggere le donne e i semplici cittadini. “

Ecco, questo, a parte l’analisi che è suo diritto fare anche se lei è parecchio istituzionalizzata e la sua disobbedienza si traduce spesso in una legittimazione per il curcuito noglobal mondiale alla presidente della regione toscana (Pd) per capirci, mi sembra un azzardo.

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Posted in Ecofemminismo, Scritti critici.

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L’antifascismo e il movimento 5 stelle

Su Grillo e i fasci condivido molte cose scritte dalla compagna in questo post, ma non una. Nel post scriptum si parla di grillini antifascisti. Non metto in dubbio il fatto che ve ne siano, ma provo a porre delle criticità sul loro esserci.

Il movimento 5 stelle, fin dalla sua nascita, non si è mai definito politicamente. Al suo interno potevano entrare persone appartenenti alle più disparate fazioni politiche, purchè si concordasse sugli obiettivi. Non si è mai parlato di antifascismo, né di antirazzismo e antisessismo. Questo movimento non si è mai posto il problema di prendere una posizione dinanzi a tali temi, ma ha sempre pensato di puntare sugli obiettivi. Quindi è privo di capisaldi a differenza di come, almeno per me, dovrebbe essere un movimento. Questa sua natura, che ricorda il né rossi né neri, se da una parte apre il movimento a più persone dall’altra rende le loro azioni limitate alla superficie e per nulla incisive. Almeno per me.

Ho frequentato, da giovanissima, per due anni il movimento di Napoli, prima ancora che si decidesse di candidarsi per l’elezioni, e ricordo che quando si affrontava la questione del parlamento pulito non si facevano distinzioni tra denunce per resistenza o denunce per falso in bilancio. Erano uguali. La fedina penale pulita era ciò che contava e in suo nome, chiunque non la possedesse, non doveva entrare in parlamento. Da antifascista mi chiedo come, una idea del genere, che è molto alla Travaglio, possa essere accettata. Gli/le antifascist@ sanno che la resistenza, prima ancora di essere un diritto, è un dovere e che essa è lecita sempre. Come si fa dunque ad essere antifascisti e poi sopportare tanto giustizialismo?

Ma per spiegare al meglio la mia critica, che spero risulti costruttiva, porto ad esame le frasi razziste e sessiste che Grillo è solente pronunciare. Sono così palesi che è difficile non rendersi conto della loro natura. Come può, un antifascista, non capire che quelle, che vengono spacciate per battute, sono in realtà idee che poi, come vediamo, si materializzano nella realtà generando violenze? Sono veicoli di odio razziale e sessista a cui dovremmo dire basta.

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Posted in Anticlero/Antifa, Pensatoio.

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