Ci inviano e volentieri condividiamo, da Underground:
In questi giorni, sta facendo molto clamore l’orribile stupro commesso nei confronti di una donna a poche centinaia di metri dalla questura. La stampa locale sta banchettando e gongolando con questa macabra notizia di cronaca: negli ultimi giorni ci sono stati forniti più dettagli sulla vita personale della ragazza, sulla terribile situazione che l’ha vista essere vittima nella violenza umana e vittima dello sfruttamento a fini mediatici.
Più voci si sono alzate reclamando “più sicurezza” e “maggiore intervento delle forze dell’ordine”; accusando e denunciando il “mostro straniero” che è bianco e, addirittura “parla l’italiano”; invocando, da subito nei social network, punizioni esemplari e soprattutto indignandosi della terribile scoperta che la città vetrina di Bergamo in realtà nasconda anche persone che prevaricano le donne, le sottomettono, le usano come oggetto sessuale. Nello stesso istante le stesse voci si sono subito mobilitate per chiarire che l’evento è stato isolato, che non ci sono emergenze di “mostri stupratori” a Bergamo, che la città è tranquilla e sicura.
Peccato che non si tenga conto di tutte quelle donne che, all’interno delle loro mura domestiche o sul posto di lavoro, vivono situazioni di privazione della propria identità: sottomesse dai propri partner/mariti e datori di lavoro; costrette a subire violenze psicologiche e fisiche; a mascherare lividi; a vivere nel terrore familiare e con la paura di apparire sbagliate, ingrate; con la certezza di non essere capite/sostenute dai benpensanti vicini, concittadini e compaesani.

