da Abbatto i Muri:
…dice il Procuratore di Bergamo riferendosi ad una vicenda che ha fatto venire fuori il peggio del peggio della cultura autoritaria. Mentre dall’altro lato qualcun@ dice che bisogna valorizzare le mogli e soprattutto le madri la cui sacralità sarebbe più difficile violare. E tutto ciò unito agli appelli, pregni di preoccupazione e solida responsabilità sociale, affinché le donne vadano in giro coperte.
E come avvenne già nella mia adolescenza, mi sento avvolta da tanta opprimente tutela che è lì pronta a scannare chiunque mi si avvicini e a salvarmi da me stessa se necessario. Così ci sono tutti gli ingredienti cari alla cultura patriarcale per relegare fanciulle in pericolo in cima alle torri, non senza averle lucchettate con cinture di castità, e far circolare indenni uomini la cui natura si ritiene sia mostruosa, terrorizzante, dalla quale le donne giammai potranno difendersi perché questi uomini sarebbero così idioti da bypassare progresso ed evoluzione di mentalità perché nel dna malefici, dal pene/mostro che viaggia in incognito nelle nostre strade per poi svelarsi ad ogni accenno di pelle femminile e solitaria attesa presso una fermata di un bus.
E’ la società della paura, il cui terrore implicitamente serve a controllare, come sempre, donne, uomini, persone, normando abitudini, sessualità, istigando odio contro altre culture o un intero genere.
Non uscire, dicevano mamme e padri preoccupati quando ero bambina. Non da sola, aggiunsero quando fui un po’ più grande. E che l’ho presa a fare la patente d’adulta, babbo? Che posso farci se a volte mi tocca pure lavorare? Che misteriosa sfiga è quella di averci corpi desiderabili per alcuni mentre sfrecci con la bici per arrivare al tuo terzo lavoro, serale, e poi ritorni e quel che pensi è di non farti investire, evitare sportellate in faccia, arrivare in tempo per dare il cambio alla baby sitter, fare le cose normali, da persone normali, precarie per lo più.
