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Non uscire da sola la sera…

da Abbatto i Muri:

…dice il Procuratore di Bergamo riferendosi ad una vicenda che ha fatto venire fuori il peggio del peggio della cultura autoritaria. Mentre dall’altro lato qualcun@ dice che bisogna valorizzare le mogli e soprattutto le madri la cui sacralità sarebbe più difficile violare. E tutto ciò unito agli appelli, pregni di preoccupazione e solida responsabilità sociale, affinché le donne vadano in giro coperte.

E come avvenne già nella mia adolescenza, mi sento avvolta da tanta opprimente tutela che è lì pronta a scannare chiunque mi si avvicini e a salvarmi da me stessa se necessario. Così ci sono tutti gli ingredienti cari alla cultura patriarcale per relegare fanciulle in pericolo in cima alle torri, non senza averle lucchettate con cinture di castità, e far circolare indenni uomini la cui natura si ritiene sia mostruosa, terrorizzante, dalla quale le donne giammai potranno difendersi perché questi uomini sarebbero così idioti da bypassare progresso ed evoluzione di mentalità perché nel dna malefici, dal pene/mostro che viaggia in incognito nelle nostre strade per poi svelarsi ad ogni accenno di pelle femminile e solitaria attesa presso una fermata di un bus.

E’ la società della paura, il cui terrore implicitamente serve a controllare, come sempre, donne, uomini, persone, normando abitudini, sessualità, istigando odio contro altre culture o un intero genere.

Non uscire, dicevano mamme e padri preoccupati quando ero bambina. Non da sola, aggiunsero quando fui un po’ più grande. E che l’ho presa a fare la patente d’adulta, babbo? Che posso farci se a volte mi tocca pure lavorare? Che misteriosa sfiga è quella di averci corpi desiderabili per alcuni mentre sfrecci con la bici per arrivare al tuo terzo lavoro, serale, e poi ritorni e quel che pensi è di non farti investire, evitare sportellate in faccia, arrivare in tempo per dare il cambio alla baby sitter, fare le cose normali, da persone normali, precarie per lo più.

Continued…

Posted in Comunicazione, Corpi, Critica femminista, Omicidi sociali, Pensatoio.

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Beatriz Preciado: Chi protegge il bambino queer?

Ci accingevamo a tradurre questo articolo di Beatriz Preciado Qui défend l’enfant queer? apparso sul giornale francese Libération del 14 gennaio 2013, quando ci siamo accort* che una traduzione in italiano è già stata pubblicata.

Quindi la riproponiamo citando la fonte e sperando che faccia piacere alla traduttrice e al sito da cui la riportiamo. Ci auguriamo di non violare alcun copyright, anche se auspichiamo che mai più vengano posti copyright su quello che produciamo.

Specifichiamo queste cose perché ahimè ci siamo accorte che si diffonde sempre più nel web intorno a noi la pessima abitudine a non citare le fonti, dirette o indirette, da cui spesso si attinge (o si saccheggia) per pubblicare materiali, testi, traduzioni o riflessioni e elaborazioni politiche. Ne approfitto quindi per rinnovare l’invito ad un uso rispettoso dei saperi che mettiamo in circolo e che servano a fare rete senza censure.

Buona lettura!

Chi protegge il bambino queer?

di Beatriz Preciado

traduzione di Sara Garbagnoli, dottoranda in Sociologia alla Sorbona di Parigi.

«Gli integralisti cattolici, ebrei o musulmani, i sostenitori di Jean-François Copé senza più vergogna di esserlo, gli psicanalisti edipici, i socialisti naturalisti alla Jospin, i sinistrorsi eteronormativi e la mandria sempre più cospicua dei retrogradi si sono trovati d’accordo domenica scorsa per fare del «diritto del bambino ad avere un padre ed una madre» l’argomento cardine per giustificare la limitazione dei diritti delle persone omosessuali. È stato il loro giorno di uscita, un gigantesco outing nazionale degli eterocrati nazionali. Tutti costoro difendono un’ideologia naturalista e religiosa di cui conosciamo bene i fondamenti. La loro egemonia eterosessuale si è sempre retta sul diritto di opprimere le minoranze di sessualità e di genere. Siamo abituati a vederli brandire un’ascia. Il problema sta nel fatto che stavolta forzano i bambini a portare questa loro ascia patriarcale. Continued…

Posted in Affetti liberi, fasintranslation, Scritti critici.

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“Io Eva, tu serpente”: come media e istituzioni sono complici della violenza sulle donne

Ci segnalano e volentieri condividiamo. Da CortoCircuito:

«Dalla donna ha avuto inizio il peccato, per causa sua tutti moriamo.»
Siracide (25, 24)

Stamani appare, sul sito del Corriere Fiorentino, un bando per “selezionare una campagna di pubblicità sociale per scacciare la paura delle donne”. Il titolo, emblematico, è Io Eva, tu serpente: la consapevolezza è mezza salvezza.
Il concorso è sponsorizzato dal Comune di Firenze e dalla Regione Toscana, insieme al Club Soroptimist, che nasce nel 1921 in California, nei primi anni ’50 in Italia, come associazione volta alla creazione di “rapporti di amicizia” fra donne della media borghesia, e si definisce oggi “associazione femminile composta da donne con elevata qualificazione nell’ambito lavorativo“: una sorta di Rotary Club al femminile che accoglie nuove socie esclusivamente per cooptazione, in base alla loro posizione sociale. Soroptimist Italia ha recentemente collaborato, tra gli altri, con il Ministero della Difesa per un’iniziativa su “Le donne nelle forze armate italiane. Diritto o dovere?”.
Non potrebbe essere più evidente la distanza, già in principio, rispetto alle nostre rivendicazioni e alle nostre lotte. Si tratta di una distanza che per noi è immediatamente di classe. Non ci stupiamo, quindi, se analizzando il bando del concorso incontriamo tutt’altro che una spinta verso l’emancipazione della donna.

Continued…

Posted in Comunicazione, Pensatoio, R-esistenze, Scritti critici.

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