Skip to content


Mestre: salviamo le prostitute! (E le prostitute non volevano essere salvate)

DSC_0477_2

Da Abbatto i Muri:

Mi segnalano e, abbastanza basita, commento. Per prima cosa voglio dire che non conosco i soggetti coinvolti e mi chiedo chi siano. Poi: a Marghera, Mestre, quel che è, sono state accoltellate due prostitute, chissà se confinate in zone isolate per via delle ordinanze pro/decoro antiprostituzione oppure no.

Dell’ordinanza parla il presidente della municipalità mentre la signora di Snoq, immancabile, magnanima, dice che “Anche se erano due prostitute sono sempre donne che subiscono soprusi da un uomo“. Anche se… sono sempre due donne, capite? Ovvero l’unica cosa che gliele fa sentire sorelle, queste donne dalle quali sovente le Snoq hanno preso le distanze facendo divisioni tra donne perbene e donne permale, è il fatto di averci un nemico comune: l’uomo cattivo. Diversamente, se autodeterminate e soddisfatte della propria professione, se dunque non si può improvvisare un presunto soccorso in loro aiuto, tornano ad essere semplicemente puttane da tenere ben distanti dalle donne perbene che non vendono il corpo per campare.

Continued…

Posted in AntiAutoritarismi, Critica femminista, Sex work.

Tagged with , , , , , .


I modelli per la legislazione sul sex work e la scelta neo-regolamentarista

ecplh

Pubblico una sintesi di un mia ricerca sul sex work che si focalizza in particolar modo sul modello neo-regolamentarista tedesco. Qualche spunto di riflessione da aggiungere al dibattito. Ne approfitto anche per informare che abbiamo creato una categoria apposita sul blog che si chiama, appunto Sex work. Se volete inviarci altri contributi, anche relativi ad esperienze o singole riflessioni scrivete a fikasicula@grrlz.net

Regolamentarismo, abolizionismo, proibizionismo: i modelli classici di approccio statale al lavoro sessuale

Il dibattito sul ruolo dello Stato nei confronti della prostituzione emerge in particolar modo nel XIX secolo in Europa nello sviluppo delle società degli Stati-nazione. Con l’industrializzazione e la conseguente ondata migratoria che spopolava le campagne a favore delle nuove città, il fenomeno della prostituzione fu portato ad aumentare, legato anche ad un incremento della disoccupazione e della generale indigenza delle donne appartenenti agli strati sociali meno elevati. Ad aumentare era anche la richiesta dei servizi sessuali: gran parte della fascia dei lavoratori era composta da uomini soli, emigrati dalle aree rurali e dalle città non industrializzate. La prostituzione assumeva un ruolo rilevante nella società e si poneva al centro di un ampio dibattito.

E’ in questo momento storico che iniziano a delinearsi le teorie principali riguardo l’approccio al fenomeno. Mentre lo Stato comincia a farsi carico della sessualità dei cittadini componendo precise norme, il dibattito si accende tra i sostenitori di questa regolamentazione e i suoi oppositori, detti abolizionisti, i quali traevano i propri ideali nelle battaglie per i diritti civili, cominciate nel Settecento con il movimento per l’abolizione della schiavitù. Entrambe le scuole di pensiero, inoltre, si contrapponevano alla posizione ufficiale della Chiesa di Roma: il proibizionismo, che definiva la prostituzione un vero “flagello” per la società tutta. Secondo il modello proibizionista la prostituzione era inammissibile e la prostituta doveva essere punita con pene pecuniarie o detentive.

Continued…

Posted in Scritti critici, Sex work.

Tagged with , , , .


Grillo e il nazionalismo dal basso

Riportiamo da Infoaut la prima parte dell’intervento di Nicola Casale su Grillo e il Movimento 5 Stelle che offre interessanti spunti di analisi su un fenomeno che ancora mostra lati oscuri o controversi laddove destra e sinistra perdono significato per lasciare posto ad un nazionalismo dai contorni opachi.

Buona lettura!

Con Un Grillo qualunque (Castelvecchi Editore) Giuliano Santoro fornisce utili elementi per comprendere il “fenomeno Grillo”. La ricostruzione della storia professionale come personaggio televisivo (Grillo sostiene di essere un prodotto della rete, ma in realtà fa un uso beceramente televisivo di Internet, manipolando le emozioni, p. 157) sottolinea il rapporto con la tv di Antonio Ricci, da cui Grillo ha preso molto, in particolare dal Gabibbo, alfiere dei sentimenti popolari contro i potenti. La ricostruzione della storia politica evidenzia la base eclettica su cui si è formato, attingendo un po’ ovunque, dagli umori popolari, come quelli formatisi dal basso e raccoltisi in Genova 2001, e da quelli artificiosamente pompati dall’alto contro la “casta”.

Su questa base Santoro delinea caratteristiche e contenuti del grillismo. Che si possono sintetizzare, mi pare, nel modo seguente: è un populismo che evoca un “noi” contro i vizi che appartengono a “loro”, la “casta”, con caratteri di antipolitica in quanto propone di sostituire alla democrazia rappresentativa la “democrazia diretta”, in realtà una democrazia im-mediata, senza “corpi intermedi” tra rappresentanti e rappresentati, con connessione diretta tra seguaci e leader. Il brodo di coltura nel quale si è sviluppato il rifugio nella rappresentazione, di cui Grillo è parte, è “la crisi di sovranità, l’incapacità della rappresentanza di governare i fenomeni economici e sociali… come la globalizzazione e la fine del lavoro salariato novecentesco e la sua scomposizione nelle mille facce del diamante produttivo postfordista” (p. 158). Continued…

Posted in AntiAutoritarismi, FaceAss, Scritti critici.

Tagged with , , , , , .