Da Abbatto i Muri:
Mi sono occupata, per prima, di analizzare e leggere il cyberstalking come strategia di dissuasione ritorsiva applicata contro chi aveva opinioni diverse dalle mie, sue, tue, vostre. Me ne sono occupata, assieme ad altre persone, senza immaginare vi fosse una origine più o meno legittimata ad attuarlo. Contesto la pratica, il metodo, censorio, fascista, e lo contesto così come l’ho rilevato a partire da più fonti, luoghi, idee politiche.
Che sia un metodo praticato da chi nega o giustifica la violenza sulle donne o da chi lotta contro di essa e d’altro canto nega e giustifica la violenza “delle” donne, immaginando si tratti sempre di legittima difesa, discorso speculare, opposto e identico, per me non fa alcuna differenza. Se il cyberstalking diventa la risposta ad altro cyberstalking sempre della stessa cosa stiamo parlando.
Nel tempo più e più persone, donne soprattutto, amiche, giornaliste, intellettuali, persone più o meno conosciute, mi hanno segnalato poi diversi casi in cui la modalità squadrista, di tante persone che si servono di insulti, dileggio, diffamazioni, derisione, per disumanizzare qualcun@ e metterl@ alla gogna, veniva compiuta con un accanimento atroce, dispettoso, morboso, da chi immaginava di avere perfino ragioni valide per fare quello che faceva, in una modalità che si autoalimentava e veniva nutrita dalle stesse vittime, ché dare retta a chi ti perseguita in rete e rispondere e mettere in moto meccanismi ulteriormente ritorsivi, è una miccia e non risolve. Anzi: diventa un ulteriore innesco dove servono disinneschi.
Continued…