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Da Abbatto i Muri:

Dopo il progetto Malafemmina e MenoePausa per parlare di precarietà vorrei raccogliere annunci di lavoro improbabili e/o discriminatori. Vorrei documentare un promemoria del bel mondo in cui le precarie e i precari vivono. Se mi aiutate con segnalazioni le precarie e i precari di questo mondo ringraziano. Scrivete a abbattoimuri@grrlz.net

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Posted in Precarietà, R-esistenze.

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Se la giornalista antiviolenza è omertosa sulle violenze commesse dalle donne

Da Abbatto i Muri:

Mi sono occupata, per prima, di analizzare e leggere il cyberstalking come strategia di dissuasione ritorsiva applicata contro chi aveva opinioni diverse dalle mie, sue, tue, vostre. Me ne sono occupata, assieme ad altre persone, senza immaginare vi fosse una origine più o meno legittimata ad attuarlo. Contesto la pratica, il metodo, censorio, fascista, e lo contesto così come l’ho rilevato a partire da più fonti, luoghi, idee politiche.

Che sia un metodo praticato da chi nega o giustifica la violenza sulle donne o da chi lotta contro di essa e d’altro canto nega e giustifica la violenza “delle” donne, immaginando si tratti sempre di legittima difesa, discorso speculare, opposto e identico, per me non fa alcuna differenza. Se il cyberstalking diventa la risposta ad altro cyberstalking sempre della stessa cosa stiamo parlando.

Nel tempo più e più persone, donne soprattutto, amiche, giornaliste, intellettuali, persone più o meno conosciute, mi hanno segnalato poi diversi casi in cui la modalità squadrista, di tante persone che si servono di insulti, dileggio, diffamazioni, derisione, per disumanizzare qualcun@ e metterl@ alla gogna, veniva compiuta con un accanimento atroce, dispettoso, morboso, da chi immaginava di avere perfino ragioni valide per fare quello che faceva, in una modalità che si autoalimentava e veniva nutrita dalle stesse vittime, ché dare retta a chi ti perseguita in rete e rispondere e mettere in moto meccanismi ulteriormente ritorsivi, è una miccia e non risolve. Anzi: diventa un ulteriore innesco dove servono disinneschi.

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Posted in Comunicazione, Critica femminista, Pensatoio.

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Non sono una napoletana “perbene”

A Napoli viviamo di emergenze, dopo quella della spazzatura, abbiamo quella umanitaria. Le due cose sembrano direttamente collegate in verità. Spazzatura e umanità. Umanità spazzatura. L’umanità spazzatura, in questo caso, non siamo noi napoletani, ma quelli che noi reputiamo al di sotto dello scalino su cui altri ci collocano, quelli che pensano normalmente: napoletano = spazzatura. E’ così che funziona il razzismo.
Ribadiamolo: tra i napoletani ci sta pure gente perbene, chiaramente, quella gente che fa del bene alla città. Ma dobbiamo metterci d’accordo su cosa intendiamo per bene: alcuni intendono con questo mettere fiori nelle aiuole, togliendo dalle stesse i resti di bottiglie frantumate, quelle delle guerre notturne tra ragazzini e ubriachi, per veder fiorire una nuova Napoli. Altri fanno del bene occupando stabili comunali vuoti da anni, destinati alla svendita del patrimonio immobiliare cittadino, invece che alla ridestinazione d’uso a scopo sociale. Alcuni, invece, per avere la nuova Napoli non si fanno scrupolo a passare sopra altri esseri umani, gli umani spazzatura. Perché, e scusate se in questo scritto ci finiranno tante cose, ma è figlio di una pancia che mi fa male assai, perché noi abbiamo delle bellissime metropolitane d’arte, che tutto il mondo ci invidia, che danno alla città l’apparenza di una metropoli europea – con le quali spesso impieghiamo 30 minuti per fare un percorso che a piedi faremmo in 15/20. Abbiamo il lungomare liberato (dalle auto), dove andare a passeggiare nei pomeriggi di sole – ma il piano del traffico è da manicomio e le ztl senza criterio stanno uccidendo i commercianti. Abbiamo perfino ‘le piste ciclabili’, cioè le biciclette disegnate per terra in mezzo alla strada, in zone improbabili, dove a stento ci passa un’auto. Ma dato che la sostanza manca, bisogna fare un piccolo sforzo per adeguarsi all’apparenza, anche elevandoci sopra i cadaveri. I cadaveri di chi questa città la considera veramente una porta per qualcosa di meglio e mò si trova a sbattere contro un meglio che nessuno gli vuole dare. Umanità spazzatura che non vogliamo: rom, nordafricani e slavi. In questo caso riuniti nella grande piazza su cui si apre la stazione centrale, piazza Garibaldi (e zone circostanti).

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