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#Femminicidi: l’inutilità dell’aggravante per l’assassino spesso suicida!

da Abbatto i Muri:

In queste settimane il marketing a promozione del decreto femminicidio è passato dalla stampa con titoli e articoli che parlavano di arresti in flagranza, Stato più efficiente a contrasto della violenza, e bla bla vari dello stesso tipo. Il decreto è esecutivo fin dal momento della sua pubblicazione nella gazzetta ufficiale. In questi giorni si approva, con modifiche peggiorative, solo la sua conversione in legge prima del 15 ottobre.

Dunque in pieno regime di grandiosa sedicente tutela per le donne da parte dello Stato registriamo che per esempio, ieri, si pubblicavano senza tanti clamori, due notiziole riguardanti due femminicidi (oggi ce n’è un’altra e sono in tutto tre). Lui uccide lei in fase di separazione e poi si suicida. E’ successo a Loano, in provincia di Savona, e a Rovereto.

Sembra una beffa bella e buona perché dimostra esattamente un fatto: il decreto non serve a niente. E per dare l’aggravante all’assassino toccherà escogitare un modo per tenerlo in vita, perché altrimenti non fa PiL (prodotto interno lordo), saltano un sacco di posti di lavoro, vuoi mettere giornalisti, criminologi, opinionisti, che si esibiscono nei talk show per chiacchierare dei processi? E chi lo dice al governo che il costosissimo braccialetto elettronico che era pronto per lui, nel caso in cui in attesa di processo fosse posto agli arresti domiciliari, dovrà restare a prendere polvere in qualche angolo del ministero?

Insomma: il punto è che gli uomini che uccidono queste donne non sono dei freddi e spietati killer che poi continuano a divertirsi fischiettando. Più spesso sono talmente privi di qualunque attaccamento alla vita, con l’idea che non hanno più nulla da perdere, mentalità e cultura che non li aiutano a fare scelte diverse, irresponsabilità, egoismo, l’irrazionalità e tutto quello che volete, che se ne fregano di qualunque conseguenza, qualunque pena, aggravante, perché tanto hanno già intenzione di ammazzarsi.

Chiedo: esattamente, con quale degli articoli del decreto il governo avrebbe potuto salvare queste donne? In quale modo avrebbe potuto impedire che fossero uccise e che i loro assassini si suicidassero?

In una dinamica che inizia e finisce nel giro di niente, vorrei davvero capire in quale fase ci si può inserire con le regole scelte dalla maggioranza di governo per disinnescare e prevenire. Ma dato che governo e maggioranza parlamentare hanno stabilito che l’unica forma di prevenzione prevista è la repressione allora direi che c’è un grande problema e prevedo che non ci sarà alcun calo del numero dei delitti e dei suicidi.

Il prossimo passo qual è? Un chip di collegamento impiantato nel corpo della donna, eletta a vittima dalla nascita, in modo tale da monitorare le nostre funzioni vitali? O si opterà per minority report e i precog per punire i delitti solo pensati?

Vedete un po’ voi. Se non sarà affatto utile a prevenire la violenza sulle donne di contro il decreto sarà efficientissimo per la gestione dell’ordine pubblico e la militarizzazione della Val Susa per reprimere meglio il Movimento NoTav…

trefemminicidi

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Posted in AntiAutoritarismi, Comunicazione, Critica femminista, Omicidi sociali, Pensatoio, R-esistenze.