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Di post, diritto di critica e libertà di insulto

A proposito di reati che si possono compiere sul web. Leggo spesso vari post in rete pieni di animosità oggettiva, spesso rivolti a persone fisiche precise alle quali si intende dare una lezione di etica, morale, o chissà cosa.

Il diritto di critica è disciplinato dall’art. 21 della Costituzione. Si tratta del parere soggettivo che non può basarsi su un fatto privato relativo qualcuno (fatti che non sono noti a mezzo stampa, per esempio), perché in quel caso configurerebbe già reato di diffamazione. Se una comunicazione privata, giusto per fare un esempio, viene postata anonimamente da qualcun@ non si può riprenderla come fonte per opporre una qualunque critica.

La critica si basa su un fatto pubblico, un articolo, una immagine, e può essere posta con dei precisi limiti. Si può esporre in modo chiaro, seguendo anche degli stili provocatori, in satira sarebbe meglio, ma senza mai realmente offendere, diffamare, ledere la reputazione di un individu@ o scadere in riferimenti immorali.

Se critichi un fotografo o una agenzia pubblicitaria perché l’immagine che ha esposto fa un po’ schifo puoi dire che ti fa oggettivamente schifo, puoi anche dire che ti disgusta alquanto, ma non puoi intercalare tra una valutazione e l’altra una offesa per rafforzare a lui il significato di ciò che dici. Non puoi dare al pubblicitario del bastardo, stronzo, coglione, fetente. Non puoi dirgli che realizza una fattispecie di reato perché la sua attività è legale. Dunque non puoi dirgli che favorisce i pedofili o gli assassini. Non puoi dire che se la fa con gente di merda.

Lo stesso dicasi quando commenti un articolo che non ti piace. A volte riceviamo, qui, accuse un minimo insensate, perché in qualche modo ci assumiamo la responsabilità delle nostre azioni e rivendichiamo una scrittura diretta a definire chiaramente dei fenomeni ma senza insultare e diffamare direttamente una persona con la quale per forza di cose bisogna usare un linguaggio mediato e interlocutorio.

Non puoi inframmezzare le tue opinioni di battute cafone e offensive, perchè se è palese la volontà di offendere si realizza un reato preciso. Una cosa è la critica aspra, perfino corrosiva, un’altra è l’insulto sterile e l’esigenza di riempire di vagonate di merda il soggetto di cui si sta parlando.

La tua acidità può dilatarsi quando parli di gruppi e soggetti non riconoscibili e non riconducibili a persone fisiche o giuridiche. Anche qui però bisogna fare attenzione perché sebbene parlare male di una categoria di persone possa sembrare “diritto di critica” se dici che “tutti i rom sono delle merde” sei un razzista, probabilmente pure fascista, e alla lunga ti becchi una denuncia per istigazione al razzismo.

Se parli male delle donne, dei gay, delle lesbiche, dei trans, pare che non ti succeda niente perché la legge Mancino non prevede che si possa parlare di istigazione all’odio di genere che dunque, al momento, non è un reato. Ciò non vuol dire che se lo fai non ti si possa fare un culo grande quanto una casa e che non ti si possa assegnare targhe di dis-valore etico e di immoralità.

Dunque la critica si definisce in senso non offensivo se non offende categorie di soggetti sociali riconoscibili attribuendo loro delle accuse generiche e indimostrabili.

E’ certo che se dici che le femministe sono tutte delle terroriste, come fece un noto ecclesiasta tempo fa, non commetti alcun reato, invece se offendi chi professa la religione cattolica ti becchi un’accusa di vilipendio.

Se dici che i gay sono tutti malati non puoi beccarti una denuncia, se però ti dico che sei omofob@ e che mi crei un danno psicologico, economico e fisico mentre mi stai dicendo questo potrei perfino rischiare di sentirmi dire che violo il diritto di opinione di qualcun@.

Quello che voglio dire è che forse la legge ti tutela quando generalizzi le questioni e ti permetti di insultare il mondo, però di certo le conseguenze di quello che fai non sempre sono belle.

Dunque bisogna distinguere i contesti in cui svolgi la tua critica e i soggetti politici a cui la rivolgi.

Le soggettività criticabili non sono legittimate da una morale comune.

Puoi sputare sui maschilisti, sugli stupratori, sui pedofili, sui fascisti che in Italia sono ragionevolmente stigmatizzati ma neanche poi tanto.

Già chi professa una religione non lo puoi toccare e non puoi toccare neppure in senso critico altre femministe prché il minimo che ti viene detto è che sei nemica delle donne (yeah! 😀)

Quel che però bisogna sapere è che se ti rivolgi in modo offensivo a soggetti precisi ti becchi una querela.

Dunque quando fate i vostri post d’attacco a tizio e caio ricordate che non siete immuni da nulla e non godete di alcuna impunità.

Certo è che se volete davvero offendere qualcun@ perché vi fa schifo e vi assumete la responsabilità legale di farglielo pesare comunque abbiate cura di fare questa cosa quanto meno sui vostri spazi. Non sulle pagine facebook o sui blog altrui. Perché delle pagine facebook è responsabile anche chi le gestisce, così come se i commenti sono soggetti a moderazione, l’admin di un blog si becca il concorso in ingiuria o diffamazione nel caso in cui qualcuno denuncia o addirittura viene denunciato per diffamazione al posto del commentatore o commentatrice irrintracciabile.

Nel tempo abbiamo ricevuto anche critiche per il fatto di aver censurato dei commenti in cui, pur avendo chiaramente sempre detto che non veicolavamo insulti e diffamazioni ai danni di qualcun@, avremmo dovuto fare passare accuse a tizio e caia o insulti alle organizzazioni tal dei tali per soddisfare la pretesa d’attuazione di un malinteso diritto d’opinione le cui conseguenze poi sarebbero ricadute su di noi.

Cancellare un messaggio o bannare qualcuno che insiste nel postare cose discutibili è un dovere. Beccarsi una denuncia per il delirio altrui, o per l’esigenza testosteronica di fare a mazzate con il mondo del tizio tal dei tali, è una stronzata. Inutile spacciarcela come dimostrazione di celodurismo militOnto.

Scrivere l’organizzazione XY di estrema destra commette atti XY, se gli si imputano reati per i quali non c’è sentenza in cassazione, configura già una possibile diffamazione.

Insomma il punto è che se volete libertà di esternazione, insulto, diffamazione, comunicato stampa militante colmo di denunce contro tizio e caio, denuncia sociale eccetera, o fate una colletta a sostegno dello spazio che vorreste ospitasse le vostre cose, oppure fatevi il vostro blog.  🙂

Posted in Comunicazione, FaceAss.

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  1. Di responsabilità legale dei commenti sul blog – Al di là del Buco linked to this post on maggio 9, 2013

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