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Tra libertariani e shock economy: come prevenire nazionalismi e vivere felici!

Da Abbatto i Muri:

Vi propongo di vedere, se non li avete già visti, due documentari che parlano di economia, capitalismo, liberismo, deregulation e molte altre cose. Shock Economy e The Corporation (li vedete uno all’inizio di questo post e l’altro alla fine) sono due documenti che raccontano come ha funzionato e funziona l’economia in molte zone del mondo a partire da politiche economiche occidentali.

Spero di non mettervi in confusione ma se vi riesce potreste approfondire tentando di capire cos’è l’anarco-capitalismo o  l’anarcolibertarianismo e correnti affini, che hanno sempre a che fare con una idea dell’economia slegata dal controllo dello Stato, di modo che chi gestisce denaro possa fare quello che gli pare senza dover rendere conto ad alcun controllo.

Poi potreste leggere il libro Nell’Acquario di Facebook, del gruppo Ippolita, che contiene, tra le altre cose, tutte molto interessanti, una parte che parla de “Il progetto right libertarian alla conquista del mondo: social network, hacker, attivismo, politica istituzionale“.

QUI spiega come David Friedman fosse il più accanito nemico dello Stato-oppressore da eliminare in maniera graduale e ridurre ad un minarchismo (Stato minimo).

Scrivono:

Da teoria economica a filosofia politica, il libertarianismo si esprime ora anche in forme di aggregazione partitica, evidentemente incompatibili con l’anarchismo e persino con l’anarco-capitalismo in senso stretto, del quale tuttavia si fanno promotori nell’arena parlamentare. Negli Stati Uniti, i right libertarians contano un partito a livello federale, il Partito Libertario (…). (…) la visione libertariana del mondo ricorda da vicino il mito dell’uomo bianco, solo in un ambiente ostile, ma felicemente armato di fucile, lanciato alla conquista del selvaggio West. I partiti e le istituzioni libertariane tendono a essere minarchiste, in favore di uno stato minimo, di un governo che abbia idealmente come unico fine quello di proteggere diritti preesistenti; ogni interferenza ulteriore porta al tentativo di cambiarlo o abolirlo. Attualmente sono molto vicini ai Tea Party.

Esistono partiti esplicitamente libertariani in Canada, Argentina e Costa Rica; in Europa il libertarianesimo è molto meno diffuso, almeno nella politica ufficiale. Esistono Partiti libertari estremamente minoritari in Gran Bretagna e nei Paesi Bassi, un Movimento libertario in Italia. Molti altri partiti nel mondo presentano nei loro programmi diversi elementi tipici del libertarianesimo, ma di fatto al di fuori di Stati Uniti, Canada e Gran Bretagna è persino difficile capire cosa significhi right libertarians.

In Europa però si stanno sviluppando espressioni politiche intimamente legate ai principi libertariani che stanno ottenendo un successo straordinario, specialmente fra le fasce giovani della popolazione. Ci riferiamo al proliferare dei Partiti Pirata, tra i quali i più importanti sono ilPirat Partiet (Svezia), il Piratenpartei (Germania) e il Pirate Party (Gran Bretagna); ma esistono partiti pirata in quasi tutti i paesi europei (Francia, Italia, Spagna, Austria, Paesi Bassi, ecc.), e si stanno diffondendo anche nel resto del mondo. Questi partiti mirano all’abolizione della proprietà intellettuale; sono risolutamente contrari al dominio delle corporazioni e dei grandi cartelli, soprattutto nell’ambito delle tecnologie digitali; si battono contro l’inasprimento dei controlli polizieschi con nuovi sistemi tecnologici. Difficile essere contrari a un simile programma di libertà. Ma, più profondamente, intendono realizzare le libertà individuali nel mercato perfetto tecnologico: la rete di Internet. Il dibattito è acceso, ma di certo i Partiti Pirata di tutto il mondo non sono in alcun modo di orientamento socialista. (…)

Potete comunque acquistare online, scaricare, leggere il libro a partire da QUI.

Tutto ciò per ragionare e cercare di capire a partire dalle affermazioni di chi sostiene che Grillo, Casaleggio e M5S sarebbero libertariani.

Stato minimo e deregulation. Niente regole per le imprese, per chi è ricco, insomma, e per regole si intende niente eccessive pressioni da parte di sindacati, leggi che condizionano l’espansione degli affari e le privatizzazioni, o che obbligano le imprese a realizzare contratti troppo impegnativi con i dipendenti. Deregulation significa, in poche parole, che le imprese fanno il cazzo che gli pare diffondendo la convinzione che quella sia una medicina buona per salvare il mondo. Che sia dunque la ricetta per produrre e condividere ricchezza con chiunque.

La modalità attraverso la quale l’antica ricetta di Friedman e suoi seguaci si diffuse fu lo Shock. Prima ci furono le dittature, ovvero governi militari imposti in Stati in cui la sovranità nazionale impediva una espansione del dollaro e la possibilità di ampliare le prospettive per la diffusione del capitalismo. Giacché le dittature non furono esattamente un buon sistema per far passare con facilità l’idea che quelle idee economiche, imposte dai regimi collaborati dai governi degli Stati Uniti, portassero con se prosperità, pace, rispetto per i diritti civili di ciascun@, l’idea successiva fu quella di utilizzare altri elementi di Shock per approfittare dell’annichilimento della gente e andare lì a fottergli il pane di bocca, le risorse, i beni comuni, e i servizi pubblici, giusto nel momento in cui avevano bisogno di aiuti o interventi esterni.

Privatizzare dopo un attacco terroristico, approfittare di una guerra, privatizzare il sistema scolastico dopo uno tsunami o quello sanitario dopo un terremoto, o qualunque altro servizio salvo, come disse Friedman, tribunali e cose così che potevano restare in mano allo Stato. Applicando le teorie di Friedman gli Stati Uniti hanno privatizzato tutto quello che c’era da privatizzare, incluse carceri, gestione della giustizia, esercito ridotto alla stregua di mercenari senza scrupoli, torturatori e carcerieri senza umanità.

Però quella gestione dell’economia ha anche raggiunto un livello di collasso tale da generare una crisi che non finisce mai. Il motivo per cui non finisce, dicono taluni economisti, è che la stessa crisi economica viene usata come elemento di shock per compiere ulteriori passaggi che portano al totale smantellamento dello Stato Sociale e dei diritti minimi dei cittadini rispetto alla gestione criminale dell’economia (non vi ricorda la gestione Monti?).

In Italia, a parte vedere applicato quel modello di speculazione nei momenti post terremoto, e ricordiamo sempre L’Aquila su tutte, la “paura” è stato il modo attraverso il quale il governo di centro destra impose, con l’alibi della riforma fiscale in senso federalista, la deregulation su alcuni settori dell’attività d’impresa, la svendita di patrimoni pubblici e la trasformazione di interi settori, inclusa sanità e istruzione, in aziende che, nel primo caso, dopo quella riforma, cominciarono a lasciarsi travolgere da scandali su sprechi e corruzione e nel secondo hanno generato una modalità di gestione semi-aziendale per cui l’insegnante deve fare lezione ma deve anche inventare progetti per andare a recuperare soldi presso la comunità europea per riuscire a comprare i gessi e le lavagne.

Lo Stato non ha più la telefonia, le poste, la compagnia aerea, regala finanziamenti a scuole private, per lo più cattoliche, e li toglie alla scuola pubblica, se ancora pubblica si può chiamare, svende interi patrimoni immobiliari, manca poco che non appalti a privati la gestione di musei, biblioteche e monumenti, la Rai è di fatto per metà privatizzata e lo Stato, continuando la carrellata, appalta la gestione dei centri di identificazione ed espulsione a onlus private e nel tempo in cui c’era ancora il centro destra si parlò perfino di polizie private, e non parlo delle ronde, e di privatizzazione delle carceri battendo sul tasto che costano tanto e che bisogna farne di nuovi ed è meglio appaltare e dare via piuttosto che spendere risorse “pubbliche”.

Le risorse pubbliche, che derivano dalle nostre tasse, aggravate da ulteriori capitoli tra tassa immobiliare e furto in busta paga di straordinari, malattie e vari diritti uccisi, però sono servite a ricapitalizzare banche e grosse imprese, a pagare lo scotto del fallimento di alcuni settori, a pagare stipendi enormi a governanti e parlamentari, a liquidare grossi dirigenti che hanno preso il bottino prima della svendita delle imprese di Stato e se ne sono andati via con pensioni milionarie.

Le risorse pubbliche sono servite a finanziare missioni di “pace” e “guerra”, a comprare armi, a fare tutta una serie di cose difficilmente comprensibili a fronte del taglio alla scuola, alla sanità, alle pensioni. Ma tutto ciò per la Bce, la banca centrale europea che detta legge sulla moneta, l’euro, e sulla politica che bisogna portare avanti in tutta Europa, non fu sufficiente. Liquidò Berlusconi e disse che era necessario più rigore a fronte di un presidente del consiglio che aveva obbedito più o meno a tutto ma aveva promesso meno tasse, meno questo, meno quello, e la politica portata avanti gli costava popolarità e soprattutto gli costava l’opposizione della Lega che appoggiando quella linea perdeva consenso tra il suo popolo incazzato.

Un governo improntato su un maggiore rigore e l’austerità fu così imposto con Monti presidente del consiglio, Fornero alle lacrime da coccodrillo d’occasione, e tutta la compagnia che, perfettamente in linea, dovrei dire, con le teorie di Friedman, approfittò della campagna spregiudicata che terrorizzava investitori, imprese, lavoratori che erano stretti dalla paura che l’imprenditore delocalizzasse nel giro di un nanosecondo, per imporre ricette liberiste continuando a rifocillare ricchi, rubando ai poveri, mettendo in discussione il contratto nazionale dei lavoratori, l’articolo 18, estendendo a 70 anni le pensioni per tutti, inclusi quelli e quelle che svolgono lavori usuranti, con la stampa che lasciava tanto spazio a Marchionne che assieme a Confindustria dettavano la linea, Fornero a recitare battute oscene sul lavoro non-diritto e precari choosy, Monti, come già Tremonti a suo tempo, a disegnare prospettive future in cui delegittimava e attaccava pubblicamente i sindacati, quelli che si opponevano alla riforma.

La stampa ci ha rincoglionito in quel periodo con storie sullo spread, debito pubblico, con la Bce che batteva cassa e stava lì a dirci che se non si pagava quasi ci pignoravano i respiri. I nostri affabili politici, che ora fanno tanto quelli di sinistra, pronunciavano parole poetiche come “responsabilità” e “stabilità” (dei mercati) e “pragmatismo” e bla bla bla e sostanzialmente il fatto che  avessero capacità di reazione zero e che facessero gli zerbini della Germania, secondo la loro distorta percezione, doveva piacerci tanto tanto. E per rimuovere il fatto che non ci piaceva un cazzo di quel che succedeva, ad ogni manifestazione di piazza di studenti, lavoratori, insegnanti, donne, uomini, trasportatori, agricoltori, imprenditori, chiunque, facevano finta che per ogni persona repressa e massacrata di legnate dalle forze dell’ordine c’erano almeno venti blac block.

Blac Block qui e blac block là. Con la felice collaborazione solidale del Pd si sono rimosse lamentele e lotte, incazzature di gente, precari/e, tantissimi/e, padri e madri di famiglia, che a parte il lavoro gli toglievi anche la terra, gli scavavi inutili gallerie sotto i piedi, gli toglievi territori e risorse, gli rubavi l’aria, il senso del diritto alla protesta, la dignità e l’orgoglio di ogni cittadino autodeterminato che invece che impiccarsi per i debiti, come è successo a tante persone, scendevano in piazza e urlavano ed esigevano attenzione. Gli ammazzavi la resistenza, il coraggio, ogni cosa.

Tutto ciò, assieme all’odio che montava per le pressioni dell’Europa, alla mancanza di un governo che fosse espressione reale della volontà popolare, gli abusi in piazza, la derisione, gli sfottò ogni qual volta i comitati chiedevano il rispetto di referendum e decisioni della gente che era totalmente esclusa dalla vita, dal lavoro e anche dallo Stato, privatizzato pure quello, a cura della Bce, ha rischiato, e non per scherzo secondo me, di generare nazionalismi atroci, con derive naziste come è successo altrove. Perché da noi i movimenti non hanno la forza – e i partiti in questo c’entrano molto, bontà loro – di fare quello che s’è fatto altrove, e dunque o si rischiava una guerra civile con un tot di morti in strada oppure, appunto, si rischiava di lasciare che il consenso fosse intercettato da nazisti della peggiore risma.

E il punto è che, sempre secondo me, se i partiti, il Pd in questo caso, non la smettono di fare gli gnorri e non la smettono di supportare la propaganda pro/austerità imposta dalla Bce, se non la smettono di parlare di rovina dell’Italia, di dare del demagogo a chi ti dice l’unica cosa intelligente che c’è da dire adesso, cioè che se tu alla gente vuoi rubare l’aria almeno devi darle un reddito di cittadinanza e devi dare fiato alle imprese e devi smettere di privatizzare le risorse pubbliche, i servizi, la sanità, l’istruzione, e se per fare questo evochi la nazionalizzazione di una banca, che è termine che rimanda certo ad una cultura di destra ma che rimanda alle risorse pubbliche (di Stato) che avevamo prima che tutto fosse smantellato, e anche di ridiscutere i termini di restituzione del debito, di contrattare con chi ti considera totalmente subordinato, di ripensare ‘sta storia dell’euro che rende utili le esportazioni della Germania che tra quote agricole e mille altre storie c’ha completamente, lei e gli Stati meglio messi di noi, fregato tutto, perché esportare non è possibile se non abbassi i costi e se la tua moneta vale più di quella altrui, così le imprese muoiono, se insomma fai tutto questo e mostri un po’ di spina dorsale a chi già ti descrive come un nemico pubblico, perché è chiaro che vogliono l’Italia addomesticata a fare gli zerbini a sostegno della loro moneta, così e solo così eviti che questo paese scivoli all’estrema destra.

Così riporti tutto su un piano di democraticità nelle intenzioni, partecipando alla dimensione istituzionale con principi saldi e due o tre regole precise e imprescindibili. Così regali all’Italia l’opportunità di generare un effetto Domino in altri paesi europei dove risorse militanti non hanno trovato spazio nella politica istituzionale e sono lì a bruciare tutto o sono stati completamente scalzati nelle istanze rivolte alla gente da nazisti veri. E io penso perciò, per quello che posso capire, che qui il vero fascismo è quello di chi vuole imporci ancora austerity, privatizzazioni e shock economy (c’è la crisi e Grillo vi porterà alla distruzione!), e non di chi tenta di restituire un minimo di risorse alla collettività.

Invece che continuare a praticare caccia alle streghe contro i parlamentari del M5S rivelando una isteria collettiva e una pratica inquisitoria senza eguali (che per me è fascismo, altrochè), a questo punto bisogna riprendere a lavorare con i movimenti, sostenere posizioni complicate, perché siamo noi che impediamo che il paese scivoli a destra e possiamo farlo solo se partecipiamo, smettiamo di chiacchierare del nulla e pensiamo alla disperazione di un sacco di gente che non vive più, non ha tempo per cazzeggiare su facebook, non ha un soldo per campare e che se è disposta a scegliere, ancora, nonostante tutte le pene che vive, tra il Pdl e una lista fatta da persone perbene che non promettono posti di lavoro ma parlano una lingua che innesca sogni, scioglie paure, catalizza attenzione ed esorcizza lo shock, risveglia la gente rassegnata a immaginare che deve andare così come dice Monti e basta, allora c’è ancora qualcosa da fare. E quando dico “fare” non mi riferisco a ore e ore spese a fare polemiche sulla virgola e la scorreggia spiata al grillino tal dei tali dalla cui scorreggia deriverebbe la devastazione dell’umanità. Mi riferisco proprio a “fare” militanza.

Uscite di casa, mollate facebook, andate a cercarvi un quartiere in cui parlare con la gente e state a vedere che vi dice e poi regolatevi di conseguenza. Dal territorio si comincia, altrimenti per ora è stato Grillo ma la prossima volta chi lo sa.

E sempre grazie per aver letto fin qui.

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