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Pinkstinks…ma non per Repub(bl)ica!

Tempo fa avevamo parlato di una bella campagna britannica dal nome evocativo di Pinkstinks, il cui claim suona più o meno così ‘c’è più di un modo di essere ragazze…’ . Pinkstinks, secondo le intenzioni dei promotori, ha come obbiettivo tutti quei prodotti, media e marketing che stabiliscono ruoli fortemente limitanti e stereotipati alle bambine (e di conseguenza anche ai bambini). Per fare questo la campagna denuncia la ‘pinkificazione’ delle ragazzine e promuove invece valori positivi – quali nuovi e più stimolanti modelli femminili, un approccio positivo alle questioni relative all’immagine corporea, un accento a tutti quegli stimoli culturali necessari che vanno oltre a ‘moda e trucchi’.

Non sicuramente una tendenza italian questa, dove lo stereotipo va fortissimo e la genderizzazione mette al sicuro il ‘vero’ maschio e la vera ‘femmina’ da tutte quelle identità fluttuanti e in trasformazione che assediano il fortino della ‘normalità’. E così, anche la sezione di Torino di Repub(bl)ica ha deciso fosse tempo di scendere in campo con l’innovativa rubrica PinkTurin, descritta in questi termini: “Una nuova sezione dell’edizione torinese di repubblica.it, tutta in rosa. Si chiama Pink Turin ed è online da oggi: quattro parole-chiave (people, lifestyle, spazi liberi, noi&loro), un ventaglio di temi che spazierà dalla moda alla vita con i figli, dai personaggi ai consumi, dal fitness alla bellezza, il tutto in chiave torinese.”

Wow, proprio quello che mancava! A proposito di stereotipi ecco il piatto ricco di tutto ciò che una donna trova imperdibile nella vita: moda, fitness e bellezza, perché la prima (e spesso unica) qualità intrinseca di una donna è l’apparenza, la vita coi figli, per l’equivalenza donna=madre (odierna o futura, non c’è scampo) e perché il ruolo di cura ce lo siamo vinte all’enalotto qualche migliaio di anni fa e ce lo teniamo, personaggi, perché si sa la donna è  pettegola e smania di sapere tutto dei divi e delle dive che popolano il suo immaginario e per finire l’immancabile consumi, dal momento che prima che persone siamo consumatrici, ed è perciò bene tenerci ferrate sul tema.

E per chiudere in bellezza, poteva mancare una rubrica dal titolo Visto da lui, corredata da una immagine niente affatto casuale (Humphrey Bogart circondato da due bellissime donne, una Lauren Bacall che resta sullo sfondo e una Marilyn Monroe tutta sorrisi, nel cui decolletè Bogart tuffa gli occhi in maniera totalmente esplicita), nella quale troviamo una sorta di ‘pagella maschile’ sulle armi di seduzione utilizzate dalle donne – nel primo numero pollice verso per i push up e plauso per gli smalti neri, che oggi la femmina ci piace trasgressiva – Lisbeth Salander style viene suggerito…(non troppo, però! Non si sa mai che una oltre che l’aspetto venga ispirata anche dal carattere della suddetta! No, per carità, deve essere solo una somiglianza epidermica… buona solo per portare un pò di brio alle fantasie rachitiche dell’autore dell’articolo!)

Niente di nuovo sotto al sole, su questo non v’è dubbio! A quando una bella rubrica dal nome, che so, PurpleTurin, con i seguenti temi:  Bondage, questo sconosciuto, riflessioni su testo yonqui di B.Preciado, autocostruzione di dildi (nella sezione fai da te & bricolage)… e poi critica al consumismo, politiche dei corpi, teorie e pratiche ecofemministe, vegan lifestyle, ritratti di donne che si sono mosse al di fuori degli stereotipi (e nella storia ce ne sono veramente tantissime, ma non se ne parla mai), artiste, attiviste, donne che non vogliono essere madri, donne che amano le donne, ecc.ecc.ecc.

I temi non mancano, manca tutto il resto: la fantasia, il coraggio, la volontà.

Fantascienza. Ebbene, continuate pure a tingere di rosa inutili rubrichette che non leggeremo mai, noi continueremo a spingere la nostra curiosità fuori dagli angusti limiti imposti dal vostro conformismo e dalla vostra paura. Pinkstinks!

Posted in Critica femminista, R-esistenze, Sessismo.

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4 Responses

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  1. lafra says

    solo all’idea di qualcuno che davvero crede di essere artefice del progresso sociale grazie ad una rivista rosa mi vengono i brividi. di fatto bondage e autocostruzione di dildo sono per il BENESSERE SOCIALE. piacere gratuito, ludico e appagante.
    il vero scandalo è godere gratis a quanto pare

  2. feminoska says

    @massimo: quanta ironia e autoironia, sono colpita! Evidentemente non hai mai letto gli articoli qui pubblicati, altrimenti avresti colto qualcosa in più delle categorie tagliate con l’accetta con cui hai estremizzato alcuni passaggi dell’articolo…Vabbè, non è mai troppo tardi per cominciare, abbiamo un nutrito archivio… dacci dentro, caro (metaforicamente s’intende).

  3. Massimo says

    moda, fitness e bellezza- CHE SCANDALO
    bondage e auto costruzione di dildo- PROGRESSO SOCIALE

    ma dai per favore

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  1. L’apartheid autoinflitta « Al di là del Buco linked to this post on 12 Dicembre, 2012

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