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Quando le separazioni vogliono separare il mondo in fazioni

Separarsi è così difficile. Perché non è finita per davvero. Ci sono strascichi e c’è la competizione con il futuro e c’è il possesso. Per cui è normale che quel che prima consideravi il tuo terreno ti sembra brutto sia calpestato da altri/e. Le gelosie a distanza che lacerano la carne e quei dispetti sciocchi che significano molto. Perché è doloroso dirsi infine che non si riesce a stare insieme e quel che viene dopo è l’ira di chi non riesce a gestirsi bene nulla.

Succede che chi subisce una ferita, un abbandono, abbia la peggio ma certe volte resta irrisolta una questione anche per chi decide. Perché dipende come andrà la vita in quel tuo futuro. Se ti riesce per davvero andare avanti o se resti arroccato/a nel passato.

Il passato diventa una trappola molto spesso e chi resta in ostaggio di quell’infame tempo, se non è in grado di elaborare i ricordi e ricavarne crescita e migliori soluzioni, trascina tutto e tutti giù con se’.

Se l’uno ha già una nuova vita e l’altr@ invece no non c’è ragione che possa mitigare l’ira e quel rancore. Fermarsi a ragionare e ripensare che andare avanti non sia un furto per ciò che è stato. La vita è un puzzle che si compone di esperienze e va tutto bene.

Leggo e rileggo di queste persone che affidano al web parole piene di rabbia, in cui si cerca un motivo per tanto dolore. Sarà stata lei o è stato lui o chissà come o chissà perché e davvero avrei voglia di abbracciarvi tutti/e. Più sono dure le parole e più vorrei dire che “va tutto bene… va tutto bene“. Più è palese l’ostilità e più vorrei raggiungere quelle anime per fare sentire che nulla è perduto.

Com’è possibile che in così poca vita, tanta quanta ne abbiamo a disposizione, si perda così tanto tempo a odiarsi e farsi male. Perché non si riesce a voltare pagina e a darsi una possibilità di futuro.

Perché non si riesce a raccontare la bellezza, la meraviglia delle consapevolezze via via acquisite, la serenità di un incontro faccia a faccia con le proprie sofferenze, le risate, la vita che si rimette in moto, i nuovi tempi, nuovi ritmi, nuove vite, nuovi volti, nuovi abbracci. Di quanta frustrazione vogliamo riempire il mondo prima di comprendere che bisogna semplicemente raccontarsi le proprie solitudini.

Siamo fatti un po’ tutti/e allo stesso modo. E senza dire frasi fatte vorrei davvero vi fermaste a rileggere la miseria di certe battute, accuse, fiele e fermati car@, lasciati guardare, stai zitt@ un po’ e respira, calma. E’ chiaro al mondo che stai soffrendo. Ti sento forte e chiaro. E dunque?

Hai da decidere. Puoi continuare a riversare fango su lei, lui, loro o puoi parlare qui con me e dirmi che il futuro è un’incognita ed è tanto difficile. Puoi darmi necessariamente un ruolo in questa guerra o puoi venire qui da me a riposare, prima di intraprendere qualunque altra battaglia, perché di riposo sicuramente tu hai bisogno.

Puoi parlarmi, parlare al mondo attraverso me con parole differenti, puoi farmi guardare quella tua ferita sapendo che io non posso certamente cauterizzarla ma posso reggere l’ovatta mentre la disinfetti. Posso tenerti svegli@ mentre risvegli il tuo dolore perché anestetizzarti non mi pare sia una buona cosa. Posso starti a sentire e non dovrai sorprenderti se guardo in modo eguale le sofferenze di ciascun@ perché per quanto siano sguaiate alcune voci arrivano all’unisono.

Quello che voglio dire è che in questa complicata trama che è fatta di separazioni non si può chiedere ai figli di strapparsi il cuore per parteggiare per l’un@ o l’altr@ genitore e allo stesso modo non posso io spegnere la mia comprensione che vi vede tutti/e e vi capisce entrambi. Perché io non giudico. E chi sono in fondo io per giudicare.

Non è al mondo che dovete chiedere di dividersi in fazioni. Lo dico soprattutto a chi ha tanto insistito con me affinché sputassi fango su persone alle quali spetta il mio rispetto. Non sono io che devo scegliere. Non io. Non gli altri. Non le altre. Siete voi che dovete fermarvi e guardarvi dentro affrontando qualunque cosa già state vivendo senza coinvolgere altri nelle vostre guerre.

Quando lo farete, di fermarvi e aver voglia di raccontare di cosa è fatto il vostro dolore, allora io sono qui.

Ps: Non ho riletto e forse nella fretta ho scritto un mare di sciocchezze ma spero si capisca cosa voglio dire. Abbracci a tutti/e.

Posted in Pensatoio.


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  1. femminismo a sud.noblogs.org « Bigenitorialità e Dintorni linked to this post on 26 Settembre, 2012

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