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Quello stigma sociale che pesa su prostitute e clienti

Un compagno scrive a proposito delle dichiarazioni del segretario del Pd su quello che è successo a Michela, bruciata viva in un giorno qualunque della settimana, soccorsa dalle colleghe, che poi sono state vittime di un rastrellamento, perché quando i gendarmi intervengono per sedare una violenza ovviamente se la prendono con le puttane e non con chi le aggredisce, ché per fortuna erano rumene e non extracomunitarie perché altrimenti finivano in un Cie, oltre il danno anche la beffa, insomma il compagno dice che se capita che qualcuno aggredirà un segretario di partito si potrebbe commentare dicendo che bisogna incrementare la lotta contro la partitocrazia…

In tutto ciò mi piacerebbe analizzare le reazioni delle persone, donne, che ho visto commentare qui e là sulla faccenda. Noi, lo sapete, supportiamo la richiesta di regolarizzazione fatta dalle sex workers. Regolarizzare significa avere pari doveri e pari diritti di qualunque altra lavoratrice. Perché questo è una donna che vende servizi sessuali: una lavoratrice. Poi chiediamo che le persone siano trattate da esseri umani e non da merci e dunque bisognerebbe la smettessero di trattare i migranti e le migranti come criminali favorendo una discriminazione enorme, ricatti, la tratta. Perché se tu consideri gli esseri umani una merce cui viene garantito il diritto di ingresso nella fortezza d’europa solo se può essere utile al capitale, operai, schiavi, badanti, addette ai ruoli di cura, prostitute incluse, ci sarà sempre un mercato nero di anime e corpi alimentato da criminali e sfruttatori.

Invece che fa il Pd, che si è messo a fare concorrenza al sindaco di Roma in fatto di fascismi? Dichiara l’emergenza puttane e parla di degrado, definisce in varie città provvedimenti per il rispetto del decoro, supporta le richieste di cittadini ignoranti che normalmente troverebbero sponda presso la Lega, ed invocano norme per combattere la tratta: leggasi criminalizzare le prostitute.

E noi siamo seriamente colpite per il fatto che il Pd abbia finalmente intrapreso una battaglia coraggiosa e si opponga impavido all’avanzata di puttane e migranti. Una scelta davvero tanto di sinistra.

Ma dicevo dei commenti: alcune donne alla parola “prostituta” dicono semplicemente “schifo” e vabbè. Se non sei vittima di tratta se non lo vuoi fare non lo fai. Poi ci sono alcune femministe che dicono una cosa un po’ più complessa: la mercificazione dei corpi, la dignità e l’orgoglio, se voglio posso, preferisco vivere, meglio fare la commessa o lavare i cessi che fare la puttana, sono una donna che il sesso lo fa gratis, voglio farlo con chi voglio io, eccetera eccetera. Posizioni legittime ma che non contemplano il concetto di autodeterminazione.

Arrghhh, dicono allora: con questa storia dell’autodeterminazione si legittimano varie forme di schiavitù. Si, ho capito, ma tolto il fatto che penso che dignità, orgoglio, commessa e lavare i cessi eccetera siano solo ragionamenti che ruotano attorno a una mentalità anacronistica (cultura patriarcale?) che impone la moralità per le figlie e le fanciulle e ti fa pensare che vendere un pezzo di culo in fabbrica sia diverso che vendere un pezzo di culo come sex worker, tolto il fatto che penso che questo sia strettamente connesso al controllo sulla nostra sessualità, sulla sessualità di tutti gli individui, relegando alla sfera delle terrrrribili perversioni ciò che si fa a parte il sesso riproduttivo, tolte tutte queste cose il punto è che non possiamo obbligare le donne a lavare i cessi o a fare le commesse perché quel lavoro sarebbe più dignitoso.

Ci sono dei luoghi di redenzione e recupero della puttana che viene redenta e recuperata per poi farla diventare una dignitosissima badante o una che lava i cessi, con tutto il rispetto per chi fa la badante o lava i cessi perché di lavaggio cessi ci siamo occupate tutte a turno in varie fasi della vita.

Facciamo che ragioniamo su queste donne che si prostituiscono, che secondo alcune non possono autorappresentarsi, non avrebbero diritto di parola, non possono fare rivendicazioni autonome, perché in qualche caso alcune donne sono così: o fai la rivendicazione che dico io e ti dichiari vittima o sei una complice del patriarcato. Vittima o colpevole, che poi è la stessa alternativa che ti lascia lo Stato e qualunque istituzione che mercifica le nostre vite e che ci usa per affermare il proprio potere e la propria autorità. O accettano “tutela” e smettono di dire che vogliono autodeterminarsi o se ne vanno ‘affanculo.

E quando qualcuna le manda a quel paese allora si deresponsabilizza, perché riesce a stare a fianco di altre donne soltanto se le loro richieste coincidono con le proprie, non altrimenti che così.

C’è la tratta. Va combattuta. E ci sono le donne che vogliono prostituirsi. Lo fanno per scelta. Questo è il punto.

Poi ho letto altri commenti in cui si immaginavano soluzioni forcaiole in cui si spostava l’auspicio di linciaggio dalle puttane ai clienti: arrestiamoli, schediamoli, puniamoli. Ma punire cosa? Cosa vuoi reprimere? Se pagano, se è consensuale lo scambio domanda/offerta, sarebbe anche ora di smetterla di criminalizzare la compravendita di servizi sessuali mettendo in circolo stereotipi che non sono più adeguati ai tempi.

Lo vedete dagli scandali che colpiscono l’Italia. Siamo ancora lì a fare le pulci a politici che sono stati beccati con la prostituta, con la trans, ed è questo che scandalizza e non altro che questo. Il Pd è ancora in cima a questa corsa alla moralizzazione della politica dove il segretario del Pd che ha fatto le dichiarazioni su Michela immagino abbia superato i raggi X del moralizzatometro.

Le donne che  si prostituiscono qualche volta non sono affatto delle reiette, non sono stupide, non sono lì perché costrette o alcune lo sono ma dall’economia che stritola tutti e che obbliga chiunque a fare scelte che altrimenti magari non avrebbe fatto. Vogliono guadagnare più di quanto guadagnerebbero in un call center. E’ comprensibile, no? Vanno insultate o condannate per questo? Non vanno mica a rubare, no?

I clienti non è proprio detto che siano delle merde, perversi, persone senza cervello, che altrimenti non potrebbero avere altre donne. Sono stereotipi. E se anche avessero gusti sessuali variegati è un insulto all’intelligenza dover ancora parlare di sessualità in questi termini nel 2012. Brutto è lo stigma che si porta addosso la prostituta e altrettanto brutto quello che si porta dietro il cliente. Perché è anche possibile che un uomo preferisca un rapporto in cui domanda/offerta siano esplicite piuttosto che quella finzione che talvolta è la relazione vera, il “fidanzamento”, il “matrimonio”, l’uscita serale o comunque qualunque altra cosa in cui lo scambio servizi sessuali e denaro avviene lo stesso ma in modo ambiguo, senza alcun patto preciso, con una lotta di potere che logora e che non porta vantaggio né a chi vende la prestazione né a chi la riceve.

Non siamo giusto noi femministe che diciamo che il matrimonio (o una relazione di vario tipo) alla fine altro non è che un accordo in cui dove c’è una dipendenza economica si verifica una mercificazione che coinvolge anche la sfera sessuale?

Sono femministe quelle che hanno analizzato la prostituzione e hanno decisamente detto che trova tanta opposizione ed è duramente stigmatizzata perché scardina i meccanismi familisti sui quali si fonda lo sfruttamento riproduttivo e produttivo dei soggetti, uomini e donne, che vi sono coinvolti.

Donne che non si riproducono, uomini che fanno altrettanto, donne che non si prestano gratuitamente a lavori di cura in ambito familiare e uomini che non assolvono al ruolo di mantenimento che lo Stato gli ha destinato.

Dunque perché scandalizzarsi quando gli uomini dicono che piuttosto che una moglie preferiscono una prostituta? O quando dicono che il mantenimento, la casa, la condivisione di beni eccetera siano un prezzo troppo alto per ottenere lo status di bravi uomini che possono fruire della stima sociale?

Lo stigma contro prostitute e clienti colpisce tutti, uomini e donne. Non è un caso. A questo bisogna pensare e bisogna ragionare. Bisogna pensare meccanismi che possano scardinare questi aberranti anacronismi e pensare che le cose sono anche più complesse di così. Noi sposavamo lo slogan “Anch’io sono una puttana” o “Ci riguarda tutte” perché i meccanismi di rifiuto sociale contro le prostitute ci riguardano. Forse gli uomini dovrebbero fare una campagna a suon di “Anch’io sono un cliente” o “Ci riguarda tutti” per dire più o meno la stessa cosa. Ben sapendo che la questione si ribalta quando sono le donne a pagare sesso e relazioni, il che accade, e quando sono gli uomini, disoccupati, economicamente dipendenti, che quel sesso lo vendono.

Dopodiché è chiaro che chiunque sfrutti, faccia violenza e dia fuoco ad una donna, Michela, che fino a ieri era puttana di nome e rumena di cognome, sia una persona che fa schifo. Ma quella persona, se Michela avesse potuto fruire di una forma di regolarizzazione, se avesse potuto restare in un quartiere  protetto, alla luce, assieme a colleghe e a persone che conosceva, se avesse potuto scegliere i clienti, stabilire con loro un rapporto commerciale con tanto di scontrino fiscale, avrebbe potuto fare quello che le ha fatto?

Forse si. O probabilmente no. Non credete?

Leggi anche:

Bruciano la puttana. Il Pd: “lotta contro il fenomeno della prostituzione”!

Volete combattere la tratta? Regolarizzate la prostituzione e chiudete i Cie

Quello che è successo a Michela ci riguarda tutte

Posted in Corpi/Poteri, Critica femminista, Pensatoio, Sex work.


13 Responses

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  1. subcomandante says

    Trovo la difesa dei clienti delle prostitute veramente un grave errore politico, per 4 ragioni, su cui vorrei essere contraddetto, se ci sono argomenti:
    1) Lo stigma non è morale “perché altrimenti non avrebbe altre donne/è perverso” per me lo stigma è in quel “rapporto domanda/offerta” da voi citato. Pensarla così significa essere completamente interni alla mentalità borghese per cui tutto è merce e tutto si può vendere e comprare. Se la pensate così, è ora che la facciate finita con tante stronzate vegane e cominciate a mangiar carne: anche quello è un mercato. Da uomo, da rivoluzionario, da anti sessista vi dico: io non tratto una donna come un oggetto, né quelle che conosco, né quelle che non conosco. Non c’è alcuna transazione, stiamo parlando di persone.
    2) Il punto secondo me è sempre stato quello di educare o rieducare i maschi (compresi i miei amici e me stesso) a liberarci della mentalità predatoria. La prostituzione maschera la mentalità predatoria con quella mercantilista: non posso averla con la seduzione (per qualsiasi motivo), non posso averla con la forza (perché le leggi o la morale me lo impediscono), ma posso comprarla. La mentalità predatoria è rimasta, solo che la clava è stata sostituita dalla carta di credito. Niente di cui essere felici. Per me gli uomini che “vanno a mignotte” (come direbbero loro) sono delle persone di merda, senza rispetto. Anche perché sanno benissimo nel 98% dei casi le vitacce che fanno le prostitute-schiave che pagano 30€ per la strada per sfogare i loro istinti. Non condanno gli istinti in sé, condanno quello che c’è poi.
    3) Molti uomini si sentono eccitati dall’idea di pagare una donna per una prestazione proprio perché sentono di poterla comprare: comprare nella società in cui viviamo è possedere. Ora noi possiamo imbellettarci la realtà quanto vogliamo dicendo, che ci sono dei casi in cui le donne scelgono di prostituirsi, però sappiamo che il 90% della prostituzione in italia, in questo momento non è volontaria. Così come sappiamo che quelle persone che scelgono questa via, sono interne alla mentalità capitalistica e patriarcale della società in cui vivono. La condanna ancora una volta non è morale, bensì politica. Una scelta fatta senza coscienza non può e non deve essere difesa. Il che non si significa affatto che bisogna redimere le prostitute, o appoggiare campagne securitarie per toglierle dai viali. Significa che noi come movimento per il progresso e contro il sessismo dobbiamo porci l’obbiettivo di diradare le false coscienze ingenerate dall’ideologia borghese. Una ragazzina che si prostituisce volontariamente per comprarsi l’IPhone, sarà anche una persona non schiava (a differenza delle ragazze sui viali), ma è cmq vittima di una mistificazione di valori aberrante, per cui avere è più di essere. E questa è una falsa coscienza consumistica, uguale e contraria a quella dell’uomo che vuole possedere la donna.
    4) L’argomento finale non è che la dimostrazione del mio legittimo sospetto in merito al ragionamento intero: se la povera ragazza bruciata avesse lavorato in una struttura avrebbe fatto la stessa fine? E’ questo il problema? o Il problema è che chi l’ha uccisa voleva possederla, aveva fantasie di dominio e ha dovuto distruggerla perché non poteva averla, in una spirale ascendente di possesso e necessità che aumenta la frustrazione? Non sappiamo chi sia il killer, né perché l’abbia fatto, potrei sbagliarmi, ma sospettiamo tutti che sia un uomo. E in fondo dentro di noi tutti è chiaro il contesto in cui si può essere sviluppata una fantasia così morbosa da portare all’omicidio: se anche avesse visto Michela per la prima volta la notte in cui l’ha uccisa, la sua fantasia è rivolta contro tutte le donne. E il poterne possedere una o due per pochi spicci qualche ora a settimana non lo ha allontanato dalle sue fantasie, né ha protetto l’oggetto delle sue fantasie.

  2. simulAcro says

    @riccardo

    dire che la prostituzione è come dio c’è sempre stata e sempre ci sarà è un’affermazione triplamente sbagliata e non rispondente a verità

    per prima cosa perché si tratta evidentemente di una fallacia per implicazione analogica: la prostituzione sarebbe come qualcosa di “naturale” e “intrinseco” per l’umanità (c’è sempre stata e sempre ci sarà) sulla base di una sua equivalenza a dio (è come dio); ma, da un lato, questa equivalenza è assunta aprioristicamente senza essere né argomentata né tantomeno dimostrata e, dall’altro lato, poggia sull’accettazione come cosa certamente e indiscutibilmente vera (mentre non lo è manco per niente) che dio esiste ed è eterno…
    insomma è un po’ come dire: è così perché IO dico che è come dio e su dio non si discute perché è la FEDE

    in secondo luogo, non è per nulla vero che la prostituzione c’è sempre stata: siccome per prostituzione intendiamo una “prestazione” (merce) sessuale in cambio di un corrispettivo (di norma monetario/economico) – altrimenti sarebbe prostituzione qualsiasi scambio, di qualsiasi natura, materiale o immateriale, sessuale o no, anche non monetario/economico – questo implica che per parlare di prostituzione occorre che esistano le nozioni di merce, di moneta, di economia… ma proprio non mi risulta che tali nozioni ci siano sempre state nel corso della storia dell’umanità…

    in ultimo, l’affermazione in questione è per una fallacia “non sequitur” (causa falsa, si inferisce che un evento A è causato da un evento B solo per il fatto che temporalmente A accade, o ci si aspetta che debba accadere, dopo B): se anche volessimo ammettere che la prostituzione c’è sempre stata (ma non è così), da ciò non si può comunque derivare che la prostituzione sempre ci sarà…

  3. artem says

    Il Brothel.
    Capita a tutti di sentire ogni volta quelle farfalle che ti volano nello stomaco, non sei diverso dagli altri.
    Quando te ne andrai ti tremeranno le gambe e ti sentirai come sopra una nuvola, vorrà dire che è andata bene.
    Ricorda:
    l’unico cliente buono è quello pulito, simpatico e soprattutto pagante. Se possibile belloccio, ma non è fondamentale.
    Pulito vuol dire veramente pulito. Ci sono uomini che si fanno la doccia e restano sporchi. Preparati sempre come se fosse la prima volta.
    Devi dare il senso anche esteriore della persona pulita, devi sapere di buono, ricorda che il deodorante senza lavarsi non è pulito, e l’aglio e la cipolla danno fastidio.
    Simpatico vuol dire gentile, sorridente, rilassato, mai polemico.
    Non fingere di essere quello che non sei.
    Non chiedere mai, non sono affari tuoi:
    Perchè fai questo lavoro?
    Non ti stanchi a stare con tanti uomini in un giorno?
    Non hai paure delle malattie?
    Lo sanno i tuoi che fai questo lavoro?
    Non lesinare, non tirare sul prezzo, è un pessimo inizio, se quelli ti chiede quelli sono. Ricorda che ogni extra si concorda prima di iniziarlo e si paga sempre senza farselo chiedere alla fine.
    Chiedere con franchezza è lecito, insistere non porta a nulla.
    Non importa se sei lì per necessità o per passione, chi ti è di fronte sta lavorando, non scordarlo mai.
    Quando paghi non decidi niente, non sei tu a decidere se starai bene o no, e avrai sempre quello che ti meriti.
    Il bordello è come la vita, solo se rispetti sarai rispettato, se cerchi bene il tuo posto lo trovi, non volere l’impossibile, quella giusta la riconosci se la guardi negli occhi.

  4. Ica says

    ho letto il commento di Valentina e mi ci ritrovo anche io. Lungi da me imporre a qualcuno significati che lui/lei stesso/a non attribuisce, ovvero lungi da me stabilire quanta importanza si deve dare all’atto sessuale, ognuno si stabilisca la sua. Ma la prostituzione è legata a dei ruoli di potere (perchè sono così tante le donne a prostituirsi ? e perchè sono così pochi gli uomini a prostituirsi, e perchè sono così tanti i clienti uomini e così pochi i clienti donne?) non può essere svincolata dalla cultura dominante, dal patriarcato, dal capitalismo e dallo sfruttamento del corpo femminile più o meno consapevole più o meno autodeterminato. Anche la velina è autodeterminata, ma quante volte abbiamo additato la cultura ? e allora non si possono avere due pesi e due misure..in questo discorso è fondamentale il contesto, ed io non condannerò mai una donna che in un contesto simile sceglie di fare la prostituta, lei deve (poter) scegliere per se, ma se spostiamo il discorso dalle singole persone al fenomeno in se’, per le forme che ha preso, per i ruoli diversi che hanno uomini e donne in questo fenomeno, per come si è evoluto nei secoli, per i significati di cui è pregno, io non riesco a non vederlo come un fenomeno strettamente legato al sessismo, al patriarcato e al capitalismo (mi chiedo cosa non lo sia poi..) . Tempo fa scrissi in un mio status, che non è la prostituzione il mestiere più antico del mondo, bensì l’esercizio del potere.

  5. Johnny7 says

    Riuscendo per 3 giorni a leggere “il giornale”, nota carta igienica per cessi pubblici spacciato come quotidiano, senza vomitare, noto che non c’è un rigo sulla vicenda della prostituta ove tutti i tg e i giornali (libero compreso) ne hanno parlato, forse per non dare un dispiacere a Silvio e la Carfagna autrice di una legge antiprostituzione miserabile e ricordargli che quella legge non serve a una fava men che meno punire il cliente (per lui non c’è l’opzione di essere l’utilizzatore finale)
    Anche se mi è antipatica la Santanché mi sarebbe piaciuta di più la legge che proponeva lei di aprire case chiuse e organizzare cooperative http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/santanche-imu-era-meglio-tassare-le-prostitute-nelle-case-chiuse-1264515/ ma poi ho capito che la legge Carfagna piuace tantissimo alle frange ultracattoliche tipo quelle dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII di don Oreste Benzi che puntano alla punizione del cliente per debellare la prostituzione http://it.radiovaticana.va/105/articolo.asp?c=604166 ma il pesce è noto puzza dalla testa e poi è notorio che il proibizionismo è un modelle che nella storia si è rivelato fallimentare
    Invece plaudo il vostro articolo dove scrivete “volete combattere la tratta? Regolarizzate la prostituzione e chiudete i Cie!”

  6. Valentina S. says

    Il lavoro sessuale non è come quello in fabbrica, perché il sesso nella nostra società non è “asettico” come la fabbrica. C’è una complessità maggiore, chi lo sceglie perché si guadagna di più e più in fretta non sempre ha poi le condizioni e la forza emotiva, la consapevolezza, l’autostima, le difese, ecc. per reggere senza danni psicofisici quello che fa. Non sempre lo fa per emancipazione personale e non perché ha una famiglia dietro che vive con le sue rimesse e allora paga il prezzo sul suo corpo e sulla sua mente per sostentare i loro bisogni, perché la figa rende e allora mercificala e porta i soldi a casa. A volte lo si sceglie invece persino perché hai subito un abuso, qualcosa che ti ha ferita, e per qualche strano percorso della tua mente alla fine finisci a prostituirti, pur non vivendo la cosa senza problematicità. A volte è addirittura il partner che gode perché tu ti prostituisci e allora sei moglie e prostituta insieme.
    Il lavoro sessuale non è come tutti gli altri, non perché il sesso sia “sacro”, ma per lo stesso motivo per cui, nel campo della violenza, un pestaggio non equivale a uno stupro o a una molestia sessuale. Se non ci fosse il mercato capitalista dello sfruttamento della prostituzione che è una delle industrie più redditizie al mondo, che sia legale o meno, se non ci fossero le violenze di genere, se il sesso fosse “neutro” e non terreno di dominio, di perversioni misogine eteronormate,ecc.. io potrei anche pensarla come voi. Ma un pompino non è come un massaggio drenante, non lo è per il cliente, non lo è per chi lo fa. Ho parlato anch’io di persona con persone che si sono prostituite e ho letto tante testimonianze. Mai, mai nessuno che semplificasse in modo così estremo le cose, che dicesse che è un lavoro esattamente uguale agli altri e redditizio, anche se magari sgradevole oppure invece anche piacevole. Possiamo fare una legge che dice che il lavoro sessuale è un lavoro come un altro, possiamo istituzionalizzare la riscossione delle tasse da parte dello stato e il lavoro degli affaristi che guadagnano sulle prestazioni delle donne (proprietari di night club, hotel, saune club, bordelli, agenti, ecc..) ma questo non eliminirà il sessismo, la misoginia, il razzismo e la smania di profitto degli affaristi. Non eliminirà i danni psicofisici che subiscono tante persone, lo sfruttamento e la tratta. Né eliminirà lo stigma. Lo stigma sta in molti dei clienti stessi, nel loro rapportarsi alle donne e ai trans in generale, ci sono numerosissimi esempi di stigma sui siti di clienti di tutto il mondo. Rispetto chi parla della sua esperienza di sex worker in prima persona, compreso chi lo fa senza alcun problema e ne trae vantaggio e soddisfazione, ma le voci sono tante e non sempre concordanti in un coro. A volte capita che pensi alle più deboli, a quelle che proprio non scelgono e allora pensi che devi prima di tutto metterti a loro servizio. Magari sbaglierò, ma moralista proprio non mi sento.
    Poi forse dovremmo anche iniziare a dare un minimo di ascolto alla riflessione degli uomini antipatriarcali. Loro stanno decostruendo l’acquisto di prestazioni sessuali perché è connesso con una sessualità immiserita, ridotta a sfogo autistico, che non contempla l’incontro con l’altra/o. Anche loro hanno un problema di essere eteronormati da un sistema che li vuole ridurre a semplici consumatori di un supermercato in cui non esiste alcuna possibilità di incontrare un altro desiderio. Io non me la sento di condannare i ragazzi ad essere clienti a vita, per me è prioritario essere affianco degli uomini antipatriarcali meravigliosi con cui mi rapporto ogni giorno. Per me il cliente non va criminalizzato, ma non va neanche incoraggiato. Per me, io lo boicotto, e scelgo per me, per le mie relazioni anche amicali uomini non clienti o uomini che in qualche modo non vogliano esserlo più.

  7. laura a. says

    certo che anche voi però (e comprendo anche Riccardo) in quanto ad autodeterminazione non è che concedete tanta a chi fa scelte diverse o la pensa diversamente….anzi, nessuna direi visto che sembrate sapere che agiscono in un certo modo perché condizionate dal patriarcato, oppure che chi non è un puttaniere oggi lo sarà domani.
    E così siamo 1 a 1 e al punto di partenza.
    Sembra impossibile riuscire a non passare da uno stereotipo al suo opposto.

  8. riccardo says

    Il PD ormai è un partito allo sbando e perderà meritatamente anche le prossime elezioni, potrei parlarne male per ore, ma non è questo che mi interessa. Vorrei dire due cose invece sul “problema” prostituzione che non è un problema e non è nemmeno un fenomeno, è semplicemente un’esigenza sociale trasversale a tutte le epoche e a tutte le culture. Evidentemente il sesso gratis non è sufficente a soddisfare le voglie dei maschi i quali hanno bisogno di procurarselo a pagamento.
    1)La prostituzione è come dio c’è sempre stata e sempre ci sarà
    2)Se non viene gestita nella legalità sarà l’illegalità a gestirla
    3) Le ordinanze fasciste dei sindaci spingono le ragazze in posti sempre più isolati e insicuri esponendole a rischi terribili, mentre la legge Merlin le spinge in mano a sfruttatori più o meno spietati, costringendole a venire a patti con la malavita.
    4) La prostituzione cosiddetta d’alto bordo è uguale in tutto il mondo e non viene ostacolata o disturbata da nessuna legge.
    5) Ogni uomo è un potenziale “puttaniere” chi dice non l’ho mai fatto non è detto che non lo farà.
    6) La grande maggioranza dei cittadini italiani è ed è sempre stata contraria alla legge Merlin e favorevole alla completa legalizzazione, ma l’opinione di 100 vescovi è molto più importante di quella dei cittadini.
    Potrei continuare, ma mi fermo per non tediare e sfido chiunque a dimostre che ciò che ho detto non risponde a verità.
    Saluti
    Riccardo.

  9. Alessandra says

    “Ben sapendo che la questione si ribalta quando sono le donne a pagare sesso e relazioni, il che accade, e quando sono gli uomini, disoccupati, economicamente dipendenti, che quel sesso lo vendono”.
    Il problema è che i rapporti di forza tra i due generi (economici ma non solo) sono tali da far sì che questa seconda condizione non si verifichi mai o quasi mai. Sono le donne a vendere sesso, gli uomini a a comprarlo. Perché accettiamo tutto come un assioma, una cosa inevitabile e irreversibile? Sono d’accordo con l’idea di regolarizzare il fenomeno, ma nella mia testa non potrò mai accettarlo, perché è assolutamente unilaterale.

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