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Del marketing “letterario” sulla sottomissione femminile

Va bene. Bisognerà parlarne prima o poi di questo fenomeno che si inserisce nelle pieghe antistoriche del backlash gender. Monetizzare la restaurazione, la conservazione, distorcere e capovolgere, fare subvertising ridando appeal alla schiavitù sociale, morale, etica, economica, sessuale, è un po’ la costante di questi tempi.

Essere antifascista, antirazzista, femminista, ma che noia. Troppo politically correct. Invece dire “vaffanculo troia” e “zecca comunista mo’ ti sprango” e “muori negro o rom nella tua merda” è tanto trasgressivo. Linee di modernità pienamente teorizzate e seguite dai terzoposizionisti di mezzo mondo, dai fascisti del “terzo millennio” e dalle seguaci della cultura patriarcale che rivendicano il diritto a restarsene tranquille con la loro schiavitù.

Ben accette nei contesti maschilisti, anzi brandite come fenomeni di modernità, nuove teoriche conservatrici spacciano un romanzetto rosa per un best seller, una storiella di vampiri monacali che riescono a riprodursi anche da morti, una storiaccia di padri padroni che diffidano delle femmine e se le scopano un po’ disprezzandole, un manualetto di usi e abusi della donna anni ’50, un phamplet teorico antifemminista, per grandi esordi ed espressioni di pensiero illuminato.

Sorrette dai media, da editori, redattori, detrattori, pubblicitari che promuovono e diffondono a loro uso e consumo, queste donne dal pensiero contrapposto oggi rappresentano il nuovo o così vorrebbero far credere.

Sono strumenti consapevoli della controriforma patriarcale agita da chi vuole continuare a detenere potere e controllo sulla nostra vita e si serve di firme al femminile, le donne sono consapevolmente nemiche, assertrici del fascino della loro sottomissione, per continuare a screditare le lotte delle donne.

E’ tutto un fiorire di libri sulle bacchettone moraliste, quelle là che pensa si danno pena di incazzarsi perché c’è un magnaccia, uno tra i tanti, che con le sue televisioni guadagna soldi imponendoti inquadrature inguinali e rubriche sulla meraviglia del rifacimento della tetta.

La diffusione di libri dai pensieri coincidenti a quelli di un qualunque strauss khan a ribadire che se sei serva e negra non puoi osare metterti contro uno che t’ha toccato il culo o forse più.

E poi, bellezza nella bellezza, c’è quel filone d’odio partito con l’istigazione alla misoginia ostentata mentre si faceva la differenza tra donne perbene (un po’ fasciste) e donne puttane, che assumendo il diritto di pronunciare la parola “zoccola” gli è scivolato il neurone sul linguaggio maschilista e dove noi facciamo un punto d’onore del fatto di essere odiate dalla controparte a certe invece piace che i loro scritti siano pubblicizzati negli spazi dei misogini.

E dunque per essere trasgressive e monetizzare la contrapposizione oggi bisogna rivendicare il diritto di essere succubi ove la succubanza o la succubità o il succubare e succubire è tutto infarcito di meravigliose opportunità.

Oh pensa, donna, succubando, alla bellezza di fare la geisha, che se tu, cara, ti ecciti così, in rapporto dominatore e slave, nulla da dire, ma il tuo orgasmo per le torture psicofisiche non può essere il mio e dunque capisci bene che quanto scrivi, e chi promuove il tuo ansimare cronico per insegnare alle altre come fingere felicità in stato di sudditanza, sia altamente deleterio.

E’ educativo. Cioè: restituite appeal alla schiavitù, come se essere schiave fosse una scelta, mentre vi raccontate balle per farvela piacere o se anche vi piace sono effettivamente solo cazzi vostri.

I testi che cominciano con un “oh donne, il femminismo ha sbagliato tutto, vi ha reso delle infelici e invece venite da me che io vi restituisco l’eden…” dovrebbero farvi un po’ sospettare che quanto meno si tratti di un delirio mistico di onnipotenza, ché queste donne con la passione intrinseca alla guarigione della salute psichica delle donne dettando loro regole sulla condiscendenza, sul compiacere, sull’abbandonare “il ruolo del comando” a lui ché è tanto comodo, hanno trovato un loro modo di esistere e adattarsi.

Ma mentre evitano accuratamente di spiegarvi che a loro piace farlo se frustate, a voi che non godete come slave nelle relazioni bdsm, vi resta appiccicato addosso lo status della vittima delle agguerrite femministe.

Ebbene si, diciamolo, ché siamo noi in realtà che vi abbiamo preso per secoli per il culo. Abbiamo ordito una strategia un po’ strana per convincervi che eravate un minimo sottomesse. Abbiamo boicottato l’intento spontaneo maschile di concedervi lavoro, istruzione, assistenza, indipendenza, libertà di godimento sessuale perché su questo si basa il nostro terribile “potere”. Come no. Ancora adesso il femminicidio ce lo giochiamo come strategia della tensione per tenere in mano le redini del potere che agiamo sottomettendo umani e guadagnando un tanto a cranio per gli schiavi che riusciamo a garantire al potere delle amazzoni.

Gli uomini che vi perseguitano li istighiamo noi col canto delle sirene e quando tirano fuori i coltelli siamo noi che affondiamo la lama perché ci piace far passare gli uomini da carnefici e le donne da vittime.

Ma a parte questo siparietto tragicomico, reso in satira ma che rispecchia il pensiero di qualcuna, il punto è che giusto noi non abbiamo proprio voglia che le donne appaiano come vittime e facciamo di tutto affinché si sappia che le donne sono anche carnefici a modo loro, ma se per demartirizzare le donne le devo demonizzare invece che pensare anche a liberarne e descriverne la potenza in realtà sto vittimizzando qualcun altro e dunque gli sto rendendo un servizio e la domanda è: a chi giova?

Cioé: è bello che manifestiate i vostri desideri sessuali, le vostre tendenze sublimate in letteratura di eccitantissima sottomissione, le vostre fantasie di stupri, ché per alcune, mi pare di aver letto – tragicamente – è bello essere prese con la forza, e lungi da me negare che tanto vi serva affinchè viviate bene con voi stesse, ma, mi chiedo, può essere questo un modello culturale prevalente da insegnare alle nostre figlie?

Cioè: vado da una ragazza di 18 anni e le dico che incazzarsi per i culi femminili usati per vendere negli spot pubblicitari è bacchettone, che le uniche nostre nemiche sono le donne che denunciano di aver subito uno stupro e che è tanto bello se un uomo, il loro futuro partner, le dominerà con disprezzo e avversione verso ogni segno di autonomia femminile?

Le devo dire che è inutile studiare, lavorare, pensare con la propria testa? Le devo dire che “sposati e sii sottomessa?”. Davvero?

O forse non è questo il modello che oggi si vende perché la china regressiva è tanta e tale che si commercia solo merda restauratrice e revisionista?

Per dire: noi lo sappiamo che sarebbe assai più popolare, oggi, dire che le donne sono zoccole e brutte e cattive e chi più ne ha più ne metta, ma non lo pensiamo degli uomini, dei gay, delle trans, delle lesbiche e neppure delle donne. Ché individuare in modo misogino colei contro la quale scaglierai i tuoi fulmini sa più di rodimento di culo che di altro.

E dunque, donne, per cosa mai vi rode il culo? A cosa vi attaccherete domani per avere audience e per vendere qualche copia dei vostri libri? Estendendo ai massimi termini questa passione della contrapposizione, che non è analisi critica, anche aspra, della complessità perché quella, care, la conosciamo giacché sappiamo farla pure noi, ma dunque, dove porterete mai il vostro bisogno di emergere tra la folla?

Che poi, ma veramente è folla? Cioè: davvero state contrapponendo motivazioni ricche di novità a presunte miserie anacronistiche espresse dalle donne? E quante saremo in Italia noi femministe? Un centinaio? Duecento? Cinquecento? – (mi pare troppo) – Senza contare ovvio quelle un po’ fasciste che si dicono femministe ma non lo sono.

Quindi in realtà non giocate neppure sulla contrapposizione ad una cultura dominante perché noi siamo portatrici di una cultura totalmente minoritaria, demonizzata e discriminata. Quello che fate è offrire luoghi comuni, banalità sessiste, un po’ misogine e pensieri sparsi intrisi di cultura patriarcale con parole nuove. Utilizzando termini quali “autodeterminazione” ché ora la schiava si autodetermina. Certo.

E le vediamo infatti le centinaia di schiave “autodeterminate”  che fanno la fila per andarsi a iscrivere all’ufficio del collocamento della schiavitù dove dipenderanno economicamente dai mariti che piacevolmente le trattano da suddite.

La verità vera è che con quel genere di libri (casi letterari, puach!) si guadagna, così come si guadagna consenso, prestigio, spazio carrieristico, credito, anche non economicamente quantificabile, presso altri contesti, e dunque queste donne speculano sulla vera schiavitù delle donne per condirla di sexinthecitysmo e declinarla come fosse una conquista sociale.

Queste donne si emancipano, ottengono fama, fanno carriera, sulla pelle di altre donne che nel frattempo, da schiave sottomesse nei matrimoni, muoiono, psicologicamente o fisicamente, una per una, quasi ogni giorno.

Sarebbe facile per noi andare contro corrente, sparare sulla croce rossa. Non c’è nulla di più facile che sputare merda sulle donne in questo tempo in cui il complimento massimo che ci fanno è che siamo assassine se vogliamo una pillola del giorno dopo. Davvero comodo perfino per noi lasciarci trascinare dalla china e cavalcarla e ottenere riconoscimenti finanche da gente che le donne vorrebbe metterle nei forni. Ma c’è una questione di responsabilità da realizzare e gestire e quella responsabilità dice ad ogni detrattrice delle importanti lotte delle donne, riconoscendole come consapevoli e dunque mai immaginando possano avere altre motivazioni se non quelle immediatamente manifeste, che se vogliono esplorare la complessità delle vite delle donne bisogna che per farlo inventino parole personali invece che prendere a prestito quelle dei maschilisti.

L’opposizione è individuale e non si presta ad essere funzionale se l’hai personalizzata perché altrimenti siete come quel vecchio padre che amava tanto lasciare libera la figlia ma quando ci fu da scegliere se farle sposare uno stupratore o concederle di fottersene della sua reputazione scelse di obbligarla al matrimonio perché in assenza di una sua risposta personale a quella crisi decise di prendere in prestito la strategia che era di suo padre e  del padre di suo padre.

Le donne che non sanno opporsi ad altre donne se non facendo uso delle parole dei maschilisti in realtà non si oppongono davvero. Si schierano. E nello schierarsi non contano più niente perché diventano funzionali ad altro che non le riguarda più.

Evitate di sottomettervi a chiunque, tenete alta la testa, difendete le vostre ragioni, non permettete mai che nessuno demolisca la vostra autostima. Voi siete forti, grandi, meravigliose e noi siamo qui. Con voi. Per voi. Per tutte le persone, di qualunque sesso, che non si sottomettono mai.

Posted in Comunicazione, Critica femminista, Omicidi sociali, Pensatoio, R-esistenze, Scritti critici.


7 Responses

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  1. Paolo84 says

    e lo Stato deve rendere effettiva la libertà di tutte le donne, casalinghe o lavoratrici e come ho già detto, anche se ogni coppia si regola come vuole e può è auspicabile che pure il marito aiuti in casa e si prenda cura dei figli assieme alla compagna, a maggior ragione se entrambi lavorano

  2. Paolo84 says

    poi se una donna adulta vuol fare la casalinga o lavorare o vuol fare il sadomaso o il sesso “normale” è libera di farlo per quanto mi riguarda, questo va da sè

  3. Paolo84 says

    davvero il video incoraggia a tenersi un uomo che non ti soddisfa sessualmente? Non mi pare..si vuole ironizzare su una situazione che capita, poi certo che è meglio un uomo con cui non fingere!
    la colpa delle violenze e discriminazioni subite dalle donne, non credo sia dei pessimi romanzetti tipo Cinquanta sfumature, nè dello Sposati e sii sottomessa della Miriano che poi sottomessa non è per niente dato che è riuscita a avere sia una bella famiglia sia una carriera soddisfacente (è giornalista), è la prima a non seguire ciò che consiglia alle altre

  4. Chiara says

    Bellissimo post! Analisi lucida, ironica e sopratutto vera di quello che qui in UK chiamano “post-feminism”, un insieme di backlash e appropriazione trivializzata di parole prese dal femminismo come’autodeterminazione’, ‘empowerment’ ovvero sul potere di essere schiave. Donne amanti dei paradossi, asservite al patriarcato, nel frattempo migliaia di donne continuano a subire violenze di ogni tipo, ingiustizie economiche e discriminazioni nel lavoro, nella società’, nella vita quotidiana. Il video sull’orgasmo simulato e’ un ottimo esempio di come una donna non abbia ancora oggi il diritto a godere, ma debba continuare a fingere per tenersi questo dono prezioso, insostituibile, unico scopo dell’esistenza di una donna: un maschio che e’ talmente menomato intellettualmente ed emotivamente che se lei esplicitasse i suoi veri desideri scapperebbe a gambe levate. Abbiamo bisogno di questi pseudo-uomini ancora? Oggi esistono uomini con cui non c’e’ più bisogno di fingere, invece di tenersi il solito stronzo maschilista forse e’ il caso di iniziare a promuovere il nuovo….

  5. Paolo84 says

    quanto al “sexyandthecityeggiante” posso solo dire che la serie-tv in sè mi piaceva

  6. Paolo84 says

    Non credo che leggerò Cinquanta sfumature di grigio perchè me ne hanno parlato come un romanzetto di infima qualità, a quanto ho capito dovrebbe narrare di un rapporto sadomaso dove lui è master e lei slave (sappiamo che esiste anche il contrario), ora che io sappia il sadomaso (che personalmente non mi attira, mi eccito per cose più “ordinarie”, confesso) presuppone che i “partecipanti” siano adulti e consenzienti. per me quel che fa la differenza in un romanzo non cosa racconta ma le intenzioni con cui racconti: t’interessa davvero la storia che racconti, vuoi davvero far vivere i personaggi in maniera coerente col tipo di storia che hai scelto oppure guardi solo al denaro e alle polemiche?
    Sul tema “amore e bdsm” consiglio il film Secretary, molto ben fatto e intelligente
    il video su come fingere l’orgasmo mi pare satirico, carino non credo incoraggi a sottomettersi.
    comunque voglio credere che il matrimonio non debba essere schiavitù..dipende da chi sposi

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  1. Le false accuse di antifemministi/fascisti che fingono di occuparsi di padri separati « Il Malpaese linked to this post on luglio 7, 2012

    […] Falso: le femministe fanno lotte su lotte per rivendicare un lavoro e sono i conservatori, i fascisti, che nei loro spazi, forum, blog, pagine facebook, insultano la nostra intelligenza dicendo che le donne dovrebbero sentirsi realizzate nel ruolo di mogli/madri e che le femministe che vogliono lavorare sono cattivissime donne in carriera che distruggono la famiglia. Hanno da decidersi. Ci vogliono indipendenti o no? Allora devono smettere di opporsi alle nostre battaglie per un welfare fondato su valori differenti, dove le donne non devono fare da ammortizzatore sociale per compensare ogni ruolo di cura e tutti i servizi che lo Stato non dà. Perché a parte dettare il come dovrebbe essere l’uomo/padre codesti conservatori dettano regole anche su come dovrebbe essere una donna. Piacevolmente e consensualmente sottomessa. Lo vedi dalla bibliografia che propongono in cui il libro di Costanza Miriano e altre pubblicazioni affini sono in cima alla loro hit parade. […]