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Le rivoluzioni “private” delle donne

[foto da riotclishave]

Conosco la storia della rivoluzione, del coraggio delle idee, della responsabilità collettiva, delle molteplici forme di lotta. Faccio sempre più fatica a stare sulle piazze sapendo che dovrò correre e correre per sfuggire le manganellate o per non morire asfissiata dai lacrimogeni.

L’età avanza e il fiato manca. Si rischia l’infarto e certe rivoluzioni si fanno da giovani. Quando si diventa più grandi si capisce che certe volte cambia tutto per non cambiare niente, che le cose non possono cambiare tutte e subito, che noi siamo solo piccoli granelli di polvere in una terra sconfinata di percorsi e vite che fanno la storia, si smette di immaginarsi eroi per acclamazione del branco e si smette soprattutto di agire per imitazione di chi sembra più convinta di te.

Nelle rivoluzioni la cosa più rivoluzionaria è riuscire ad agire in modo rispettoso verso chi non è d’accordo, altrimenti che differenza fa se a ghigliottinare sono i nobili o i repubblicani?

Poi si cresce e si capisce che certe lotte sono tanto più importanti quanto più sono difficili. E ti viene la curiosità di scoprire quante delle persone pronte a fare la rivoluzione in piazza hanno lo stesso coraggio di farla in casa.

Quando vedrò piazze piene di gente arrabbiata ogni volta che si legge di una donna morta ammazzata per mano di un uomo crederò davvero alle rivoluzioni, perché io la mia rivoluzione l’ho fatta tra le mura di casa, contro mio fratello, mio padre, il mio professore, il mio collega, il mio datore di lavoro, il mio fidanzato, mio marito, il mio ex. E in questa rivoluzione che cambia la vita di tutti, perché si riflette sul pubblico e sul privato, perchè sono morta mille volte, in quanto donna, in quanto combattente, partigiana di una resistenza della quale non interessa a nessuno, e nessuno mi ha celebrato, nessuno ha ricordato che la mia lotta e la mia morte hanno cambiato, forse di poco, la mia vita e anche quella di francesca, silvana, marina, giovanna, marco, andrea, tiziano, roberto.

Ogni categoria oppressa da un potere è credibile se lotta. Ogni persona che si allontana dal suo privato fintanto che combatte, compie una rivoluzione a metà o non la compie affatto.

Non so quanto sia utile fare numero in una piazza dove mi si chiede solo di scappare, senza determinare proprio niente. So che è utile usare tutte le forze che ho per contrappormi a quanto di più pericoloso al mondo ci sia: un uomo violento che vuole ammazzare sentendosi legittimato a farlo.

Deve averla pensata così anche Vincenzina D’amico, una donna adulta, morta ammazzata ieri per mano del suo ex che voleva costringerla ancora a stare con lui.

Come lei mille altre hanno resistito e sono morte. Non sono scappate. Hanno tenuto salda la posizione per tentare di non farsi rubare la vita e gli affetti.

La violenza che viene praticata contro le donne è qualcosa di più di un inseguimento tra la folla, di molte manganellate, lacrimogeni, arresti immotivati e tutto quello che conoscete.

Le donne vengono ammazzate, una ad una. Eppure la lotta di queste donne non ha alcun valore sociale. Viene configurata come contingenza privata, come se potesse mai esserci qualcosa di privato in una violenza tanto pubblica.

Le donne muoiono per mano di uomini qualunque sia il governo che regni su questo paese. Sono le rivoluzioni delle donne, dove la resistenza e l’autodifesa vengono punite, perché se una donna si difende e sopravvive viene condannata e lasciata a marcire per anni in galera.

E il livello di repressione contro ogni forma di espressione delle donne è tale che per le donne esprimersi equivale a mettersi sotto tiro dei cecchini del machismo.

E’ complicato da dire ma per me che non considero differenze tra il pubblico e il privato è difficile dare adesioni alla cieca a lotte delle quali non conosco la paternità.

Come se dovessi fare sesso con qualcuno. Mi serve sapere se sei un fascista o un compagno perché ad un fascista non la darò mai.

Lo stesso per me vale per le lotte. Mi serve sapere se la tua lotta privata è con me o contro di me. Altrimenti la mia piazza sarà diversa dalla tua.

E’ un punto di vista. Il mio.

Posted in Anti-Fem/Machism, Omicidi sociali, Pensatoio, Personale/Politico, R-esistenze.


3 Responses

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  1. Natla says

    Se ragionassi nello stesso modo non dovrei combattere di fianco a donne che mangiano animali, o ne indossano la pelle, o li danno in pasto ai loro figli, magari controvoglia ma sacrificandoli alla quiete domestica.
    Faccio già una gran fatica a sforzarmi di tenere separati gli ambiti confidando che la gente evolva. Perchè se dovessi convincermi definitivamente che un fascista nato/educato muore fascista, o un maschilista nato/educato muore maschilista o che una carnivora non può diventare vegana, allora lottare per QUALUNQUE cosa non avrebbe più il minimo senso.

  2. Sami says

    Giusto sostenere che senza donne non c’è rivoluzione (nel senso che la “questione femminile” va affrontata subito, senza rimandarla a “dopo la rivoluzione”, e nel senso che senza l’attiva partecipazione delle donne alle lotte sociali come protagoniste e non solo ausiliarie non si fanno passi avanti verso una società socialista). Ma da qui a “sminuire” il ruolo e l’importanza della lotta di piazza ce ne corre. Se non si vuole restare indietro (o, peggio, tirare indietro la ruota della storia), occorre prendere atto che stiamo vivendo un periodo di grandi rivolte giovanili e sociali, non solo in Italia ma in tutta Europa (Francia, Inghilterra, Grecia, ecc.), contro il capitalismo e i suoi sostenitori. La cosa più importante è salutare con gioia queste lotte, sostenerle senza mezzi termini. La cosa peggiore è fare opera di demoralizzazione. Se anche qualcuno di noi è troppo anziano per scendere in piazza, lasciamo che chi ha meno anni di noi faccia il suo dovere! Infine, per LL e per tutte le compagne come lei, sollevate con i vostri compagni tutte le problematiche sessiste e di genere, senza paura, perchè solo cercando di superare le varie forme di oppressione femminile al suo interno è possibile che il movimento di lotta divenga sempre più profondo e invincibile.

  3. Lady Losca says

    Capisco il discorso, ma sapete qual è il punto? Che ciò che ieri si è messo in discussione in piazza erano le cazzo di istituzioni, porca miseria. Scusate il francese. Dicevo. Ciò che si è bruciato, simbolicamente ma anche no, è stata la democrazia italiana fondata sui partiti e sulla mediazione. Ieri è stato dire basta!, non solo al governo, capirai che cavolo me ne frega a me se berlusconi cade o meno, se poi comunque sale un partito che mi vota leggi contro me e il mio futuro in quanto donna. È stato questo. È stato autodeterminazione. È questa la cosa più importante credo.
    Purtroppo certi discorsi spesso li vorrei portare avanti in facoltà, ma io per prima non so da dove iniziare: “ciao ragazzi. Ci stanno cento femminicidi al giorno. Che facciamo?”. Non so neanch’io dove potrebbe andare a parare il discorso, e vi dico la verità, sarò proprio sincera al massimo – sennò che senso c’ha lottare? -, ora come non voglio nemmeno parlarne dei femminicidi. Ma non perchè è un argomento che è passato di moda, anzi, ma perchè mi pare non ci sia materiale sufficiente per iniziare un discorso politico che non sia castrante o moralista, e mi spiego: cosa dico ai compagni? Di non dire “porca troia” alle assemblee? che “invitate le _femmine_ alle manifestazioni così ce viene tutta la scuola” è sessista? non mi va, perchè uno, è vero, così come è vero che è sessista, ma, due, non saprei da che parte prendere il discorso… anch’io, a volte, ho bisogno di festeggiare qualcosa. Soprattutto se brucia la città. Scusate, come al solito divago un sacco. 🙂

    Bacioni.
    LL