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Tra etica e portafoglio

Una direttiva che anni fa era stata concepita per portare sostanziali miglioramenti è stata stravolta dallo strapotere dei soliti vivisettori e ha sdoganato nuovamente in tutta Europa pratiche orrende quali la vivisezione su randagi, il riutilizzo di animali per più e più esperimenti dolorosi e la vivisezione sui primati:
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/09/09/news/vivisezione-6888071/?ref=HRER2-1.

La cosa che fa più arrabbiare, quando si legge il giornale, è la contrapposizione tra “gli animalisti preoccupati del benessere degli animali” e ” gli scienziati che lottano per il progresso scientifico”. Niente di più falso, veramente. E la cosa triste è che la gente, l’opinione pubblica, si beve queste stronzate come fossero acqua fresca. E così che si creano quei miti dell'”animalista che ama più gli animali delle persone” simile a quello delle “femministe che odiano gli uomini”.

Chiariamo un punto: la sperimentazione animale implica un giro d’affari ENORME: soldi, soldi… e ancora soldi. E’ un business sommerso ma floridissimo, che tortura lentamente e in maniera atroce esseri viventi in nome del dio denaro. Ma non solo: la sperimentazione animale è la chiave che apre la porta alla sperimentazione umana. E’ un cavillo (falso) a cui attaccarsi, quando passati tutti i test sugli animali, si prova un nuovo farmaco sull’uomo: se va storto, il ricercatore potrà, dati alla mano, dire “eh, ma l’avevamo provato su cani, gatti,
maiali…e i test erano andati bene…come potevamo immaginare?”. Infatti, come potevano? La verità non tarda a farsi evidente: l’uomo è sempre la cavia finale perchè, e questo i ricercatori lo sanno bene, i risultati sugli animali sono inaffidabili, poichè per quanto simili gli animali sono comunque molto diversi da noi – e soprattutto nel modo di reagire a
molecole chimiche.

Però furbamente gli scienziati per fare i propri porci comodi, si sono creati questo assurdo paravento, e LO FANNO funzionare… abdicando all’etica e all’onestà intellettuale. Uomini e animali sono diversi, e gli animali sono soltanto l’anticamera… la cavia finale, in un modo o nell’altro, siamo sempre e comunque noi (spesso senza nemmeno saperlo). Ogni anno nei laboratori di tutto il mondo MILIONI di animali vivono atroci sofferenze: cani, gatti,maiali, primati – oltre a un numero imprecisato di esseri “inferiori” quali topi, conigli, uccelli, pesci. E non dimentichiamoci che OGNI NUOVA MOLECOLA CHIMICA deve essere testata prima sugli animali: ciò significa che, a parte i test medici, gli vengono rotte le ossa, gli viene aperto il torace, esposti gli organi, vengono bruciati vivi, costretti a mangiare detersivi, a respirare anticrittogamici e veleni per l’agricoltura, a ingerire lacche, rossetti, sottoposti a radiazioni, esperimenti militari, gli viene inoculato ogni sorta di virus, aids, gli viene procurato il cancro, per non parlare dei test psicologici quali isolamento totale, studi sulla paura, sulla rabbia e sulla depressione – immaginatevi voi come procurano loro questi sentimenti – e cose anche più insensate, ad esempio animali costretti a nuotare allo sfinimento fino a morire affogati… tutto questo per il progresso medico?

Per “salvare bambini” – oohhhh, tra l’altro, si parla sempre e solo di bambini quando si vuole muovere le corde emotive delle persone… perchè nessuno inizia col dire che di decine di milioni di animali sacrificati la maggior parte viene sacrificata in modo palesemente inutile per esperimenti già fatti o per scopi futili e anche quando ci sarebbero metodi alternativi? Perchè nessuno dice che la vivisezione è un freno a mano tirato rispetto alla vera ricerca scientifica affidabile, quella dei metodi alternativi, che anche se a volte più costosi, sono davvero affidabili e non vengono utilizzati per continuare a squartare esseri indifesi? Perchè a nessuno interessa, davvero. Gli interessati non si sanno difendere, e il mondo è molto più pieno di avidi speculatori e moderni Mengele di quanto ci piaccia pensare… e di questo sono sicura, perchè un essere umano capace di aprire il torace ad un cane, mentre quello, fissato ad un tavolo che pare una croce e con le corde vocali tagliate per non sentire le sue grida di dolore, sbarra gli occhi e lo fissa non anestetizzato e completamente cosciente, è un sadico pazzo che andrebbe internato. Gli “scienziati” negano con tutte le loro forze l’unica cosa che davvero abbiamo in comune con gli animali: le emozioni, e la capacità di provare dolore.

Quello che noi come cittadin* possiamo fare, è:

1) Limitare al massimo il consumo di prodotti chimici, di cui le nostre case sono piene. Tornare ad usare i metodi delle nonne in casa – che costano meno e fanno meglio agli animali, all’ambiente e a noi – quali l’aceto bianco diluito per lavare i pavimenti, il bicarbonato, il sapone di marsiglia e l’acido citrico per pulire… smetterla di voler vivere in un ambiente asettico, buttando detergenti disinfettanti in ogni dove.

2) Comprare ciò di cui non si può fare a meno – dentifrici, liquidi per lavatrice o polveri per lavastoviglie, shampoo, cosmetici in generali e cose così – nei negozi bio, che abbiano però il coniglietto con la scritta “contro la sperimentazione animale”. Costano un botto di più è vero, e per questo bisogna usarli meno e meglio, ma funzionano benissimo e ci ricordano ogni giorno che non si può e non si deve sprecare la roba solo “perchè costa poco”, inquinando mari, laghi e fiumi con tappi e tappi di detersivo e fregandocene di come quel prodotto è arrivato sul mercato ammazzando tanti animali innocenti, sempre “perchè tanto costa poco”… è veramente un esercizio di capacità critica questo importantissimo, perchè purtroppo noi spesso diamo valore alle cose solo se ci costano denaro per averle.

3)Dobbiamo prendere voce ogni volta che si può, sensibilizzare amiche e amici sull’argomento, e non solo: SCENDERE IN PIAZZA! Per questo segnalo la manifestazione nazionale del 25 settembre a Roma per la chiusura di Green Hill, il più grosso allevamento fornitore di beagle da vivisezione d’Europa che si trova a Montichiari in provincia di Brescia: INFO SU www.fermaregreenhill.net

E ricordiamoci tutt*, se l’Italia recepirà la direttiva peggiorativa, si riaprirà anche nel nostro paese la pratica abolita da 20 anni di poter sperimentare su cani e gatti randagi anche per esperimenti dolorosissimi senza anestesia, e ci potrebbe perciò capitare quell’orrore descritto così bene nel libro “la Pelle” di Malaparte:

Un giorno Febo uscì, e non tornò più. Lo aspettai fino a sera, e scesa la notte corsi per le strade, chiamandolo per nome. Tornai a casa a notte alta, mi buttai sul letto, col viso verso la porta socchiusa.Ogni tanto mi affacciavo alla finestra, e lo chiamavo a lungo, gridando. All’alba corsi nuovamente per le strade deserte, fra le mute facciate delle case che, sotto il cielo livido, parevano di carta sporca. Non appena si fece giorno, corsi alla prigione municipale dei cani. Entrai in una stanza grigia, dove, chiusi in fetide gabbie, gemevano cani dalla gola ancora segnata dalla stretta del laccio del chiappino. II guardiano mi disse che forse il mio cane era rimasto sotto una macchina o era stato rubato, o buttato a fiume da qualche banda di giovinastri. Mi consigliò di fare il giro dei canai, chi sa che Febo non si trovasse nella bottega di qualche canaio?Tutta la mattina corsi di canaio in canaio, e finalmente un tosacani, in una botteguccia di Piazza dei Cavalieri, mi domandò se ero stato alla Clinica Veterinaria dell’Università, alla quale i ladri di cani vendono per pochi soldi gli animali destinati alle esperienze cliniche. Corsi all’Università, ma era già passato mezzogiorno, la Clinica Veterinaria era chiusa. Tornai a casa, mi sentivo nel cavo degli occhi un che di freddo, di liscio, mi pareva di aver gli occhi di vetro. Nel pomeriggio tornai all’Università, entrai nella Clinica Veterinaria. Il cuore mi batteva, non potevo quasi camminare, tanto ero debole e oppresso dall’ansia. Chiesi del medico di guardia, gli dissi il mio nome. II medico, un giovane biondo, miope, dal sorriso stanco, mi accolse cortesemente e mi fissò a lungo prima di rispondermi che avrebbe fatto tutto il possibile per aiutarmi. Apri una porta, entrammo in una grande stanza nitida, lucida, dal pavimento di linoleum azzurro. Lungo le pareti erano allineate l’una a fianco dell’altra, come i letti di una clinica per bambini, strane culle in forma di violoncello: in ognuna di quelle culle era disteso sul dorso un cane dal ventre aperto, o dal cranio spaccato, o dal petto spalancato.

Sottili fili di acciaio, avvolti intorno a quella stessa sorta di viti di legno che negli strumenti musicali servono a tender le corde, tenevano aperte le labbra di quelle orrende ferite: si vedeva il cuore nudo pulsare, i polmoni dalle venature dei bronchi simili a rami d’albero, gonfiarsi proprio come fa la chioma di un albero nel respiro del vento, il rosso, lucido fegato contrarsi adagio adagio, lievi fremiti correre sulla polpa bianca e rosea del cervello come in uno specchio appannato, il groviglio degli intestini districarsi pigro come un nodo di serpi all’ uscir dal letargo. E non un gemito usciva dalle bocche socchiuse dei cani crocifissi.Al nostro entrare tutti i cani avevano rivolto gli occhi verso di noi, fissandoci con uno sguardo implorante, e al tempo stesso pieno di un atroce sospetto: seguivano con gli occhi ogni nostro gesto, ci spiavano le labbra tremando. Immobile in mezzo alla stanza, mi sentivo un sangue gelido salir su per le membra: a poco a poco diventavo di pietra. Non potevo schiuder le labbra, non potevo muovere un passo. Il medico mi appoggiò la mano sul braccio, mi disse: “coraggio”. Quella parola mi sciolse il gelo delle ossa, lentamente mi mossi, mi curvai sulla prima culla. E di mano in mano che progredivo di culla in culla, il sangue mi tornava al viso, il cuore mi si apriva alla speranza. A un tratto, vidi Febo.Era disteso sul dorso, il ventre aperto, una sonda immersa nel fegato. Mi guardava fisso, e gli occhi aveva pieno di lacrime. Aveva nello sguardo una meravigliosa dolcezza. Non mandava un gemito, respirava lievemente, con la bocca socchiusa, scosso da un tremito orribile. Mi guardava fisso, e un dolore atroce mi scavava il petto. “Febo” dissi a voce bassa. E Febo mi guardava con una meravigliosa dolcezza negli occhi. Io vidi Cristo in lui, vidi Cristo in lui crocifisso, vidi Cristo che mi guardava con gli occhi pieni di una dolcezza meravigliosa. “Febo” dissi a voce bassa, curvandomi su di lui, accarezzandogli la fronte. Febo mi baciò la mano, e non emise un gemito. Il medico mi si avvicinò, mi toccò il braccio: “Non potrei interrompere l’esperienza” , disse, “è proibito. Ma per voi… Gli farò una puntura. Non soffrirà”.Io presi la mano del medico fra le mie mani, e dissi, mentre le lacrime mi rigavano il viso: “Giuratemi che non soffrirà”.“Si addormenterà per sempre”, disse il medico, “vorrei che la mia morte fosse dolce come la sua”.Io dissi: “Chiuderò gli occhi. Non voglio vederlo soffrire. Ma fate presto, fate presto!”.“Un attimo solo” disse il medico, e si allontanò senza rumore, scivolando sul molle tappeto di linoleum. Andò in fondo alla stanza, apri un armadio.Io rimasi in piedi davanti a Febo, tremavo orribilmente, le lacrime mi solcavano il viso. Febo mi guardava fisso, e non il più lieve gemito usciva dalla sua bocca, mi guardava fisso con una meravigliosa dolcezza negli occhi. Anche gli altri cani, distesi sul dorso nelle loro culle, mi guardavano fisso, tutti avevano negli occhi una dolcezza meravigliosa, e non il più lieve gemito usciva delle loro bocche. A un tratto un grido di spavento mi ruppe il petto: “Perchè questo silenzio?”, gridai, “che è questo silenzio?”.Era un silenzio orribile. Un silenzio immenso, gelido, morto, un silenzio di neve. Il medico mi si avvicinò con una siringa in mano: “Prima di operarli”, disse, “gli tagliamo le corde vocali”.

Posted in Ecofemminismo, Pensatoio, R-esistenze.


4 Responses

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  1. meli says

    Cirazione;
    ” lo specismo (la sistematica violazione degli interessi degli animali a favore dei “nostri”) è il presupposto storico dei rapporti di dominio intraspecifici: senza lo sfruttamento materiale degli animali non sarebbe stato possibile creare quel differenziale di ricchezza sociale ed economica che sta alla base delle società discriminatorie e, senza la riduzione simbolica dell’animale, non sarebbe stato possibile formulare quei meccanismi ideologici di riduzione dell’altro (la donna, il povero, lo straniero) a “mera natura”, a “quasi animale”, meccanismi che ne rendono possibile, nel migliore dei casi, l’emarginazione e, nel peggiore, l’eliminazione fisica. ” – Fonte: http://www.laboratorioantispecista.org/se-il-capitalismo-e-un-grattacielo-gli-animali-vivono-negli-scantinati Secondo me questo articolo potreste postarlo anche voi su Femminismo a Sud… altre idee qui: http://www.donneanimali.org/it.html
    Ciao, un grosso bacio

  2. Natla says

    (il passaggio è questo)

    Dato che a quell’epoca la vivisezione apportava già molta gloria ma, a differenza di oggi, poco danaro, Claude Bernard aveva sposato a 39 anni una donna benestante, Marie-Françoise Martin, che poteva metterlo in grado di dedicarsi interamente alle vivisezioni senza doversi guadagnare da vivere.

    La coppia ebbe due femmine e due maschi, ma i maschi morirono all’età di pochi mesi.

    Claude Bernard non capì nulla delle loro malattie, perché non si era mai inteso di medicina, e questa constatazione doveva scottare a uno che infieriva su migliaia di animali sotto il pretesto di scoprire i segreti della salute umana; tanto che alla morte del secondo figlio egli lanciò alla moglie un’accusa tremenda, ma caratteristica: «Se tu lo avessi curato come curi i tuoi cani, non sarebbe morto».

    Naturalmente quel matrimonio non poteva durare: la moglie e le figlie, che — come i biografi riferiscono indignati — amavano gli animali al punto da fondare ad Asnières un rifugio per cani strappati ai supplizi della sperimentazione, dovevano vedere come di notte Claude Bernard si portava in casa qualcuna delle sue vittime, per poterla “osservare” senza uscire dal letto.

    Riferisce Mauriac (p. 26): «Sua moglie protestava che le venissero imposti come locatari animali in sperimentazione, sporchi e maleolenti». Il biografo non sembra nemmeno sfiorato dall’idea che ciò che ripugnava alla signora Bernard non era tanto la sporcizia di quei cani quanto il loro martirio.

  3. Natla says

    Nel libro Imperatrice Nuda c’è questo interessante passaggio (tranquilli/e, è uno dei pochi incruenti) sui rapporti tra il noto vivisettore Claude Barnard e la moglie, grande amante degli animali, che chiarisce come un torturatore sia un torturatore: cani, conigli o mogli per lui pari sono. L’unica differenza sono i confini che impone la legge.
    Per questo i sadici continuano a premere su quei confini.

    fonte: http://www.dmi.unipg.it/~mamone/sci-dem/nuocontri_1/ruesch_IN.pdf (pag. 128)
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  1. In vista della manifestazione del 25 contro la vivisezione. – pausa/pausa/ritmo.lento linked to this post on 22 Settembre, 2010

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