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E’ nato il fronte “salviamo *brava giovanna*”?

http://i.ytimg.com/vi/mIrnJzCkfJU/0.jpg

Vi ricordate della
pubblicità Saratoga? Quella di "Brava Giovanna, brava"? Ne avevamo
parlato QUI.

Oggi Valerio Mele ci segnala
questo fatto: 

"Leonardo, uno dei blogger più
frequentati da lettori di sinistra e assunto nel cielo dell’Unità di
Concita Di
Gregorio, tenta di rivalutare il già censurato spot "Brava,
Giovanna!"..
."

Così ci siamo lette il
post di Leonardo
e abbiamo tre cose molto semplici da dirgli:

Punto primo: non ci piace
la censura in generale. Ci piacerebbe che le agenzie pubblicitarie
avessero spontaneamente il buon gusto di usare il potere comunicativo
che hanno per costruire culture antisessiste invece che fornire
all’operaio medio la visione pornosoft di un mondo basato sulla
sessualità etero/fallocentrica!

Punto secondo: non ci
piace il porno soft. Come già scritto avremmo preferito un "coraggio"
esplicito e meno ipocrita. Di ipocrisia da festini a base di sesso,
nelle ville al mare, con o senza l’inferriata dipinta, che vengono
celati dalla facciata del vedo non vedo, dio/patria/famiglia, e via
così, ne abbiamo abbastanza. Lo spot oltre che sessista ci sembra anche
un pochino catto-fascista.

Punto terzo: non esiste
il "sessismo innocuo" (ci risparmiamo un commento sul "senza capezzoli")
così come non esiste lo stupro di "lieve entità". Siamo sullo stesso
piano. Costruire cultura sessista e/o dello stupro, che poi è sorretta
da una economia dello stupro, da un marketing dello stupro, da un
immaginario dello stupro, che trasferisce al ragazzo e all’uomo medio
l’idea che le donne possano essere tutte come "Giovanna", disponibili e
vogliose, è soltanto una cosa economicamente vantaggiosa. Il sessismo fa
vendere. I corpi delle donne, che ci spiace ma non si misurano in
porzioni perchè non è macelleria, poco culo o tanto culo è esattamente
la stessa cosa, fanno vendere. Si chiama papponismo, magnaccismo,
pappocrazia.

Detto ciò precisiamo che
toscani non ci piace per niente, che l’autoironia passa per le libere
scelte delle donne. Che sia libera scelta e non una cultura onnipresente
e imposta. Fino a quando non ci saranno le condizioni per riaffermare
il diritto di vedere rappresentati i generi, donne, uomini, gay,
lesbiche, trans, senza che vi siano le premesse per una libera scelta
allora sarà utile opporre a quello che vediamo in tivu’ ogni tipo di
strumento critico esistente. 

Ps: noi non abbiamo scritto
nessuna letterina!

Ri-pps: speriamo comunque
in altrettanto sforzo intellettuale ogni volta che sarà censurato qualcosa
che rappresenta la laicità perchè ritenuta "offensiva" per chi pratica
religioni di vario tipo.

Posted in Fem/Activism, Omicidi sociali.


3 Responses

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  1. Martina says

    “Sessimo innocuo”?
    Ho letto bene?
    “SESSISMO INNOCUO”?!!
    Allora esiste anche un razzismo innocuo e non lo sapevo..

  2. m. says

    @claudio
    chiunque si occupi di comunicazione è responsabile degli effetti di ciò che comunica. ma è tipico del mercato economico fregarsene di ciò che provoca perchè l’unica cosa che persegue è il profitto e se ci vanno di mezzo le donne che gliene frega?
    quindi no, non sono d’accordo con te. oltretutto non è che sono le chiappe a funzionare è che c’è chi te le impone dalla mattina alla sera stimolando il lato più bieco del tuo carattere. e fossi in te non sarei così contento di essere considerato un consumatore lobotomizzato che ha in testa solo tette e culi e che è “utile” solo ad arricchire le aziende.

  3. claudio says

    le aziende non devono costruire nessuna cultura, tantomeno antisessista. Devono vendere prodotti. Se le chiappe funzionano viva le chiappe.