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Se una sola donna è sfruttata, tutte le donne sono schiave

Qualche
giorno fa
scrivevo che questa storia delle escort, della
donna-tangente, sulla quale lerner riuscirà a fare altre tre/quattro
trasmissioni ricavandone audience assieme alle altre donne offese in
quanto donne, è un vero paradosso. Mai nessun@ che sia interessat@ a
registrare l’opinione di una donna offesa in quanto sex worker o di una
donna offesa in quanto marchettara intellettuale. Nel senso che lo
sfruttamento riguarda tutte noi e se non impariamo a contrattare e a
richiedere garanzie di diritti sulla contrattazione che ci riguarda a
qualunque livello tutto quanto sarà sempre celato dalla logica ambigua
dello sfruttamento.

Se le sex workers non hanno diritti nessuna
di noi ha diritti. Se le sex workers non possono contrattare tutte noi
abbiamo l’impossibilità di contrattare. Nel privato e in pubblico. Se una sola donna, a
prescindere dal mestiere che sceglie di fare, viene tenuta in stato di
soggezione, subordinazione, e schiavitù, tutte le donne rimarranno in
stato di schiavitù. Non c’è emancipazione senza diritti e i diritti non
si calcolano e non si valutano sulla bilancia della moralità (meglio: del moralismo!) secondo il
pensiero dei benpensanti. Anche perchè quelli che dicono di essere
“benpensanti” in realtà sono i primi a fare i festini a base di sex
workers e a noi non interessa, purchè paghino, non sfruttino nessun@, non stuprino e non lo facciano per pagare tangenti, con soldi pubblici e durante l’orario di lavoro.

Per fortuna Laura Aduati su Liberazione oggi ha
intervistato Pia Covre che si batte da tempo per i diritti delle e dei
sex workers. Buona lettura!

>>>^^^<<<

«Le escort in regalo?
Un insulto ai nostri diritti»

di Laura Eduati (da www.liberazione.it)

Nella sua lunga carriera di lavoratrice del sesso e sindacalista
delle prostitute («ma ormai non usiamo questo termine»), Pia Covre ha
sempre lottato per un obiettivo: dare alle sex workers i diritti
usufruiti da tutti gli altri lavoratori. Ora legge le intercettazioni
del caso Bertolaso. Sorride. E la sua prima reazione è questa:
«Divertente».

Perché?

Perché ormai è evidente che quasi tutti gli uomini sono degli
utilizzatori finali. Naturalmente noi lavoratrici del sesso lo abbiamo
sempre saputo, nel nostro ambiente certe voci girano ( ride ).
Quello che ci dà molto fastidio, invece, è questo falso moralismo:
politici e personalità importanti usufruiscono delle prestazioni
sessuali e poi producono leggi per vietare la prostituzione al resto
della popolazione. Mi riferisco al ddl Carfagna, prontamente
accantonato dal Parlamento dopo lo scandalo D’Addario.

Nelle intercettazioni si parla delle prostitute come «situazioni», il linguaggio è volgare e dispregiativo.

Noi, come colleghe, siamo stufe di essere usate e sputtanate
quando si scoprono gli altarini degli altri. E soprattutto siamo stufe
di non vedere riconosciuti i diritti che rivendichiamo da anni. Siamo
delle lavoratrici del sesso e come tutti i lavoratori vogliamo
diventare una categoria, pagare le tasse, avere un welfare. Questi
uomini usano termini dispregiativi semplicemente perché ci disprezzano.
Eppure ci usano.

Il sistema Tarantini ormai è noto: usare lavoratrici del sesso
per corrompere o compiacere un potente. Una sex worker libera e
autodeterminata può accettare di diventare parte della corruzione?

Se mai approveranno una legge per riconoscere i nostri diritti,
vieteremo espressamente questo tipo di compravendita indiretta. Non sto
parlando soltanto di corruzione. Dico che nessuno potrà pagare una
lavoratrice del sesso per regalare una prestazione sessuale a qualcun
altro. E questo non c’entra nulla con il discorso delle donne oggetto,
donne-tangente o donne-regalo.

No?

Certo, c’entra anche quello. Ma una lavoratrice del sesso deve
poter contrattare direttamente col proprio cliente, perché altrimenti
rischia lo sfruttamento. Se vengo contrattata da una persona per
vendere una prestazione sessuale, devo sapere esattamente cosa mi
aspetta. E se poi il cosiddetto utilizzatore finale vuole prestazioni
diverse o particolari? Ricordiamo Tarantini che, sempre nelle
intercettazioni, suggeriva alla D’Addario di non usare il condom con il
premier. Lei naturalmente si spaventò. Ecco, D’Addario avrebbe dovuto
contrattare questo direttamente con Berlusconi.

Sono mesi che ormai media e politica sono invasi dagli scandali
a luci rosse. Quale effetto può avere sulle vostre rivendicazioni?

Questa abitudine di usare le escort per corrompere o
ricompensare minaccia l’autodeterminazione delle sex workers e le
mettono costantemente in cattiva luce.

Torniamo alle parole volgari, al linguaggio da trivio usato
dai potenti al telefono per designare le escort. Questo non danneggia
anche tutte le donne?

Le donne hanno il diritto di darla gratis o vendere prestazioni
sessuali e non vanno mai disprezzate. Un sacco di donne offrono sesso
in cambio di soldi, vacanze, status, persino amore. E’ evidente che
questo è un mondo patriarcale e le donne hanno meno possibilità di
essere considerate e valorizzate, e dunque molte ribaltano il discorso
e usano il sesso per raggiungere i propri obiettivi. Nessuno dovrebbe
giudicarle. Ma tralasciando il discorso importante sulle donne, noi
come sex workers siamo invece fortemente stigmatizzate perché ne
facciamo un mestiere.

Ormai è entrato nell’uso corrente il termine “escort”. Un tempo le
escort erano soltanto le prostitute di lusso, oggi sembra un vocabolo
soft per designare una sex worker alle prese con un potente. Come se si
volesse nobilitare quel potente, nobilitando il termine….

E’ sciatteria linguistica. Nel mondo dei lavoratori del sesso
esiste una infinita gamma di categorie: escort, ballerine di lap dance,
call girl, attrici di film porno, prostitute di strada e così via. Non
credo che il termine escort sia fuorviante: tutti gli italiani che
leggono i giornali hanno capito che quei politici hanno usufruito di
prestazioni sessuali a pagamento da parte di prostitute di alto
livello. E’ del tutto sciocco disquisire sui termini usati – geisha,
intrattenitrice, escort… -, quando il termine comune è lavoratrici
del sesso e come tali vorremmo semplicemente dei diritti.

Patrizia D’Addario ha raccontato cosa avviene nelle stanze del re. Ha nuociuto o danneggiato alla vostra causa?

Ho letto il suo libro. D’Addario ha avuto un ruolo determinante,
per noi: ha svelato l’enorme contraddizione dei legislatori che
volevano vietare la prostituzione e che, la notte, pagavano le escort.
Il re è nudo ma non vuole che gli altri si mettano nudi. Torno sul ddl
Carfagna, che noi abbiamo ferocemente combattuto. Il dibattito pubblico
e mediatico, invece, è stato disastroso. E questo perché i giornali
sono fasulli, hanno dimenticato di denunciare il falso moralismo dei
legislatori, hanno dimenticato di dire che Tarantini e gli altri sono
colpevoli anche di favoreggiamento della prostituzione, sono dei
lenoni, tutti reati previsti dalla legge Merlin e che sembrano valere
soltanto per quei poveri padroni di casa che affittano appartamenti a
prostitute e poi ne pagano le conseguenze. Per non parlare di queste
ragazze pagate per compiacere qualcun altro, è sfruttamento e questo si
deve sapere.

13/02/2010

Posted in Corpi, Fem/Activism, Omicidi sociali, Sex work.


One Response

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  1. Serbilla says

    Ti ringrazio, questo è un tema che mi lascia sempre molto perplessa, più se ne parla meglio è, purtroppo la distinzione tra libera scelta e sfruttamento è difficle da elaborare, sinceramente anche da capire a fondo, anche sul piano del diritto all’autodeterminazione. Anche perchè la percezione della prostituta come di un essere inferiore e meschino, è così radicata, pure tra le donne, che diventa quasi impossibile parlarne.
    Il problema maggiore, più urgente resta però, per me, la tratta e lo sfruttamento attraverso le mafie.
    Sul sito di repubblica c’è la lettera della scrittrice albanese Elvira Dones, in risposta all’ultima ma solita uscita del “premier”

    http://www.repubblica.it/…rice_albanese-2292563/