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I bambini che assistono alla violenza in famiglia sono vittime della stessa violenza

Leggiamo su Liberazione una notizia finalmente decente. E’ stato siglato un protocollo tra centri antiviolenza e vari luoghi istituzionali: il protocollo, tra le altre cose, pone l’attenzione sui bambini che assistono a situazioni di violenza, vittime essi stessi di quella violenza senza che mai nessuno li abbia considerati in quanto parte lesa.

Si tratta, suggerisce Barbara nel gruppo Fb Femminismo, "di assicurare che i bambini che assistono a episodi di violenza del
padre nei confronti della madre vengano considerati essi stessi vittime
di "violenza assistita" (maltrattamenti) e dunque vengano pure loro
periziati
insieme alla madre ai fini del risarcimento del danno. Ad oggi la
giurisprudenza della Cassazione è contrastante sul punto: una recente
sentenza non riteneva configurabile il reato di maltrattamenti in caso
di violenza assistita, ma ad esempio a Perugia per il femminicidio di
Barbara Cicioni è stata riconosciuta e così in altre occasioni. Il
problema è che per la valutazione del danno va comunque sottoposto a
perizia anche il bimbo, anche se a sporgere denuncia è la madre per una
violenza fisica avvenuta solo nei suoi confronti.
"

Questa cosa dovrebbe aprire prospettive nuove sebbene sia totalmente in contraddizione con la legge sull’affido condiviso che non tiene conto delle violenze inflitte in famiglia a proposito di bigenitorialità. Capita anzi, come una recente sentenza ha deciso, che di un genitore violento venga persino giustificata l’aggressione nel caso in cui egli usa la paternità come argomento di difesa. Così come capita spesso che ex mariti con procedimenti aperti a loro carico su violenze, maltrattamenti, stalking, riescano ad ottenere di poter accedere alla vita della ex moglie e dei figli.

Ecco l’articolo che parla del Protocollo:

Violenza domestica e i bimbi testimoni?

Di Carla Cotti

Un protocollo tra istituzioni, capofila l’associazione Differenza Donna. Per essere più efficaci nel rispondere alle donne che tentano di salvare se stesse e i figli dall’inferno della violenza maschile. Per spezzare il cerchio, denunciare il proprio compagno di vita, ci vuole una forza enorme. Molte donne la sfoderano. E poi?

Succede che le istituzioni che dovrebbero dare risposte non sono all’altezza. Sottovalutazione, lentezze, inesperienza, compartimenti stagni tra enti e settori: le defaillance si producono nel momento in cui le donne e i bambini affrontano il massimo rischio, perché chi maltratta punisce la ribellione.

Un dossier della rete nazionale dei centri antiviolenza ha sensibilizzato il Csm, che nel 2009 ha emesso una delibera per combattere le disfunzioni. Ora a Roma un progetto pilota tenta concretamente di interrompere il circolo vizioso.
Strumento operativo: un protocollo sottoscritto (è la prima volta in italia) da tribunale ordinario e tribunale per i minorenni, relative procure, tribunale penale, questura, prefettura, policlinico umberto I°, policlinico tor vergata, ospedale pediatrico Bambin Gesù, istituto per la salute delle popolazioni migranti (ospedale san gallicano) e differenza donna, che dal 1992 gestisce i centri antiviolenza in città.
Il testo impegna le istituzioni a collaborare efficacemente, impegnandosi, ciascuna nel proprio ambito, su fronti decisivi: rapidità degli interventi, esaustività dei dati, specializzazione degli operatori ma anche delle procedure (esempio: l’introduzione di uno speciale codice rosa nei pronto soccorso).

Per la prima volta, inoltre, il protocollo accende i riflettori sulla condizione dei bambini testimoni della violenza. Lo denunciano le psicologhe e avvocate di differenza donna: non occorrono lividi e ferite patiti direttamente sulla propria pelle per rimanere segnati tutta la vita, basta vedere la propria madre brutalizzata senza poterla difendere.
Tribunali, forze dell’ordine e ospedali romani si impegnano ora a non trascurare mai più la presenza di bimbi testimoni e a chiedere esplicitamente la valutazione di questo specifico danno ai periti
.

Posted in Corpi, Fem/Activism, Misoginie, Omicidi sociali.