Skip to content


Il Dubbio e Revolutionary road – due film

Due storie complesse. Due omicidi sociali senza un vero e proprio "cattivo" che si aggira per le scene. Due pezzi di vita difficili da raccontare.

La prima: Il dubbio.

http://cinema.ilsole24ore.com/bancadati/images_locandine/50579/il_dubbio.jpg Un film dove si racconta di personaggi interpretati in modo magistrale. Una preside molto severa e poco aperta alle novità di una scuola cattolica del Bronx, una insegnante giovane che si sente rinchiusa in uno schema che censura le sue idee e la sua spontaneità, un prete sospettato di pedofilia che sembra aperto, permissivo, verso gli altri e forse anche verso se stesso, un bambino di 12 anni – il primo afro-americano accolto in quella scuola – verso il quale il prete diventa molto protettivo, la mamma del bambino che protegge suo figlio dal proprio marito e da altri bambini che lo affliggono per la sua razza e perchè presumibilmente gay.

Dubbi, equivoci, fraintendimenti: sono le sfumature essenziali nelle quali si cela una possibile violenza o una storia dai contorni grigi, incomprensibile a chi descrive il mondo per toni netti. La giovane maestra coglie dei segnali, la preside affronta il prete, lui nega fino alla fine e la madre del bambino, avvisata dalla preside, dichiara di non voler fare nulla. Meglio che il marito non sappia. Sarà la preside a decidere, una splendida Meryl Streep che si muoverà tra dubbi, intuizioni, trappole e mancate confessioni.

Poche domande, poche risposte. Tutto sembra restare confuso. Non c’e’ chiarezza. Non c’e’ mai chiarezza in queste situazioni. C’e’ una percezione differente delle azioni che si compiono e di chi le giudica. Guardare il film è un esperimento soggettivo molto scomodo. Da spettatore o spettatrice ci si ritrova proiettati in un processo di identificazione che svela le nostre inclinazioni, i nostri pregiudizi. E’ un film che incrina certezze e che rafforza la consapevolezza della parzialità nella quale ciascun@ di noi si muove. Resta il dubbio. Mi direte voi cosa ne penserete.

Se al posto del bambino vi fosse stata una bambina sono certa che le suggestioni sarebbero state diverse. Differenti e altrettanto devastanti sono i pregiudizi che riguardano le ragazzine perchè, come ebbe a dire una persona della quale non ho mai condiviso l’analisi, nella mentalità comune "etero si nasce e gay si diventa". A ciascun@ i propri dubbi e a ciascun@ le proprie certezze.

La seconda: Revolutionary road (che è anche uno splendido libro)

http://videodriveblog.com/foto/r/e/v/revolutionary-road-1-picture.jpgUn film ambientato nell’america anni ’50. Unico ruolo sociale per le donne quello di moglie e madre. Una coppia di menti vivaci, entrambe intrappolate nella prassi di un matrimonio per risolvere una gravidanza, di un’altra gravidanza per legittimare quella precedente, di mille alibi usati per entrare in una routine comoda. Lui impiegato della stessa ditta nella quale finì la vita il padre, in un mondo diviso tra uomini e segretarie, tra mariti provenienti dalle aree suburbane con villette e annesso giardinetto, tutti praticanti di viaggi in treno, propensi al tradimento per provare qualche emozione un po’ più forte. Lei vivace artista alle prime armi, con il sogno di fare l’attrice che naufraga nella dimensione quotidiana di una famiglia da portare avanti.

Alcuni personaggi da contorno: la immobiliarista con un figlio matematico finito sotto l’elettroshock per eccesso di lucida analisi del presente, il marito con un apparecchio per l’udito che si premura a staccare quando la moglie parla, una coppia di coetanei con almeno quattro figli, una relazione impari, lei totalmente succube e piegata nella sua incapacità di sperare qualcosa di meglio e lui segretamente innamorato della vicina.

La storia si tinge di contorni inquieti quando la protagonista propone al marito di vendere tutto e partire per una città dell’europa. Lei avrebbe voluto lavorare e lui avrebbe potuto prendersi tempo per sognare. Un progetto che li rende complici e che lei persegue con forza con l’arte manipolatoria di chi non ha altra alternativa per sopravvivere.

Danno annuncio a colleghi, vicini e amici e tutti sono molto sorpresi. Tutti si sentono minacciati nella loro dimensione statica, comprensibilmente spinti a doverla rimettere in discussione o a doverla vedere per la grigia colorazione che la caratterizza. L’unico che capisce e apprezza è il matematico-matto.

La storia continua con lui che non ha il coraggio di lasciare qualcosa di certo e che ripiega con paura nel trucco più vecchio del mondo: mette incinta la moglie.

Il matematico affermerà che l’uomo doveva essere davvero poca cosa se era in grado di affrontare le proprie paure solo ingravidando la moglie.

Come da copione lui ci ripensa, accetta una promozione in ufficio mentre la moglie da’ ancora qualche segno di vita prima di spegnersi e ridiventare la figura ebete che il ruolo richiede di interpretare.

E’ lui che accusa la moglie di essere una persona illusa, una sognatrice, una irresponsabile incosciente e le propone di chiedere aiuto presso uno psichiatra. E’ lui che si oppone all’aborto e le imputa ogni colpa per le scelte che lui non è in grado di fare.

L’aborto è ancora illegale. Le donne se lo procurano rischiando di morire per emorragia interna. La mattina successiva un lungo litigio lei è il fantasma di se stessa. Una donna senza speranza e senza futuro chiusa in una prigione con cucina, giardinetto e barbecue. 

Prepara la colazione, pulisce ben bene tutto, saluta con un bacio il marito e non appena lui va al lavoro lei si procura l’aborto.

Muore poco dopo. Tutte le colpe – ovviamente – ricadranno su di lei.

E’ una storia intensa. La sintesi che ne ho fatto è veramente riduttiva. Se state vivendo un rapporto da tanti anni vi colpisce come un pugno nello stomaco perchè vi svela i meccanismi dietro i quali si celano le reciproche vigliaccherie, la mancata coincidenza dei progetti di vita. Cosa che porta alla conclusione, come già sapevo, che la vita a due va vissuta nel modo meno vincolante possibile. La crescita e la realizzazione personale dovrebbero essere scelte certamente condivise ma mai subordinate a qualcun altro.

Molte donne vivono nella coppia in una dimensione di grande insicurezza, schiacciate da presunte "certezze" che diventano una prigione, dove i partner spesso si divertono a interpretare i ruoli che la società impone, interagendo spesso con la propria compagna in modo da avvilirla, sorvegliarla, controllarla o contenerla nella sfera di controllo che sentono necessaria per stare bene con se stessi.

La sicurezza viene dal fare le cose, dall’inventarsi una vita, dall’intraprendere delle scelte, dal mostrarsi capaci di portarle avanti.

Quanti sono gli uomini che vi vorrebbero timide, incerte, dipendenti e che – soprattutto – non accettano di condividere con voi nulla giacchè sono loro a condurre? 

Come nel sesso: quanti sono gli uomini che accettano di avere a che fare con una donna che agisce e non subisce, che è attiva e non passiva, in un incontro di passi in combinazione avanti e indietro, come in un tango ben riuscito, lui e lei (lui e lui o lei e lei o quello che volete) che non fanno a gara per avanzare allo stesso momento e che si lasciano il passo, che si intuiscono reciprocamente invece che schiacciarsi i piedi.

Gli uomini che vi riducono in soggezione, terrorizzate di affrontare la vita da sole, che controllano tutto di voi, che non sono mai felici se voi siete felici perchè la loro sicurezza si basa sul dominio e viene minata se le vostre emozioni sfuggono al loro controllo. Gli uomini che non tollerano che voi realizzate i vostri sogni perchè loro non sono in grado di realizzare i propri. Gli uomini che vi usano per nascondere la propria grigia vigliaccheria dietro i doveri delle maternità che vi hanno procurato. Questo genere di uomini oggi ha dei problemi.

Voi potete scegliere di andarvene da sole. Potete interrompere una gravidanza che non avete scelto perchè è lui che dimenticherà di usare precauzioni più di quanto non facciate voi.

Oggi voi avete qualche chance in più. Avete anche il dovere di esigere più lavoro per le donne perchè senza lavoro siamo costrette a restare alle dipendenze di qualcun@. Abbiamo il dovere di darci spazio, respiro, luce, per vincere le nostre paure e crescere assieme ai e alle nostre compagn@ ad armi pari, sapendo che il momento più duro sarà quello in cui lui non vorrà starvi a sentire perchè è cosa troppo dolorosa. Allora rischierete di morire. Per mano sua o di morte sociale.

Molti uomini non amano avere paura e sentirsi nudi, svelati nelle loro fragilità. La società li protegge, coccola un mito della virilità che loro stessi vivono con grande disagio perchè non sono in grado di interpretarlo. La società crea le condizioni affinchè noi viviamo nella insicurezza. La stessa insicurezza che ha portato la protagonista del film a morire. 

Non fatelo. Non lasciatevi morire. Lasciatevi vivere anche se è difficile e siete stanche.

Un abbraccio a tutte e se vi capiterà di guardare i film dei quali vi ho parlato, buona visione.

Posted in Anti-Fem/Machism, Omicidi sociali, Pensatoio, Vedere.


2 Responses

Stay in touch with the conversation, subscribe to the RSS feed for comments on this post.

  1. claudio says

    ennesimo vittama, di chi usa la gente per fare profitto.

    http://www.ansa.it/…izza_new.html_985838311.html

    Siano donne, o Uomini, per loro siamo MERCE.

  2. gioegio says

    “La crescita e la realizzazione personale dovrebbero essere scelte certamente condivise ma mai subordinate a qualcun altro. “

    Non è detto. Ammesso che il rapporto sia davvero paritario spesso è lo stare assieme che permette la crescita e la realizzazione personale. Sono perché siamo, come dice la campagna Arci.