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La discarica umana

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Lui è un ragazzo gentile, sorridente, carino. Vive in un
paese dell’entroterra siciliano. Era andato via, in città, dove gli era più
possibile essere se stesso. Il lavoro era troppo faticoso e lo stipendio troppo
basso. E’ dovuto tornare in famiglia dove l’unica che sa qualcosa di lui è la
madre. Padre e fratelli non ne sanno niente e nulla dovranno mai sapere.

Questo meraviglioso, eccezionale ragazzo è gay,
giovanissimo, eclettico, colto, simpatico. Da quando è tornato guarda alla
gente di paese con occhi diversi. Non è rassegnato, soltanto stanco, prudente.
In paese conosce molti segreti di uomini apparentemente “etero”, regolarmente
sposati e frequentatori delle messe domenicali. Perciò deve stare attento.

La sua vita è tranquilla, si svolge nel segreto delle
passeggiate in macchina. Al buio, negli angoli nascosti. Semmai qualcuno
dovesse scoprirlo a svelare la sua identità la pagherebbe cara.

Nei paesi siciliani non ci sono sportelli d’ascolto per gay,
lesbiche, trans. Nei paesi siciliani esiste solo un ufficio di assistenza
sociale che generalmente sta in convenzione con una associazione esterna alla
quale viene delegato il compito di andare a fare visita agli anziani che ne
fanno richiesta e accompagnano i disabili a scuola.

Nei paesi siciliani le persone che hanno problemi per via
della loro identità di genere vengono ignorate. Scegliere di spostarsi nelle
città è quasi un fatto obbligato dalla necessità di avere forme di socialità
serene, prive di disagio e segretezza. Serve a vivere meglio.

Negli ultimi tempi però molte persone, gay o lesbiche sono
costrette dalla difficoltà di trovare un lavoro o di sostenere attraverso gli
scarni stipendi e le condizioni di precarietà il pagamento dell’affitto e delle
bollette.

Se per le donne la strada obbligata è quella del matrimonio,
in dipendenza dallo stipendio del marito o comunque degli aiuti che verranno
dalle rispettive famiglie e che vengono elargiti solo in caso di legami etero e
regolari, per gay e lesbiche il problema è più complicato.

La grande crisi economica, la mancanza di posti di lavoro,
la precarizzazione del lavoro, gli affitti troppo alti, le bollette tristissime
e la spesa che sembra impossibile da fare, hanno causato un rientro all’ovile,
presso le famiglie di provenienza, di tante persone che hanno perciò dovuto
rinunciare alla propria vita, alla propria dimensione umana e sessuale.

Fingere di essere etero per riconquistare un paracadute
sociale? Per avere accesso alla famiglia? Succede anche questo. Così come accade
anche che sempre più spesso ci siano convivenze tra gay o lesbiche e i
rispettivi genitori che finiscono regolarmente a coltellate. La questione
deriva certamente dallo stato di povertà che colpisce tutte le persone non
eteronormate o comunque non sposate. In un sistema sociale che dirige la
propria scelta di eventuale sostegno, quando e se c’e’ (e non c’e’ a
considerare dai mutui impossibili e dalle scarse risorse usate per favorire la
genitorialità), esclusivamente verso le famiglie etero, essere gay, lesbica e
trans è diventato ancora meno conveniente.

Succede poi che mentre gay e lesbiche possono persino
mimetizzarsi tra la gente per ottenere un lavoro per i/le trans è tutto più
difficile sicchè pagano il prezzo della loro identità con una ulteriore
discriminazione che li/le obbliga spesso all’unica scelta della prostituzione.

Il nostro sistema sociale è dunque immaginato per espellere
categorie fuori norma. L’espulsione viene pagata in termini di povertà. La
povertà costituisce la causa per cui alcuni/e trans si prostituiscono. La lega
e i fascisti cacciano via i/le trans dalla strada, afferrando i loro capelli,
strattonandol* come bestie, davanti alla folla che vorrebbe linciarli.

Per loro non c’e’ dunque posto. Non vanno bene i carugi
genovesi o le strade romane. Non vanno bene i paesini siciliani e neppure altre
città.

Il punto non è se sono più o meno costretti alla
prostituzione. Il punto è che neppure in questa scelta viene data loro la
opportunità di una regolarizzazione, una forma di legalizzazione che gli consente di pagare le tasse e pretendere servizi conquistando così lo status di
cittadin*.

La loro condizione è di identità prevaricate, costrette,
negate. L’intenzione chiara di questo governo, come dimostrato anche con il ddl
carfagna sulla prostituzione e con le varie ordinanze pro decoro di vari
sindaci italiani, è di fare sparire le identità che non sono nella norma.

Vivere la propria identità di genere in libertà è una cosa
difficile. Perché chiunque si avvicina a te ti chiede di rinunciarci. Come i preti
che vorrebbero “recuperare” le pecorelle smarrite per riportarle nell’ovile
dell’eteronormatività. Anche il loro intervento "sociale" è dunque interessato a tutto meno che al rispetto di ciò che sei.

Persino in carcere i/le trans finiscono tra gli etero con
conseguenze che certamente potrete immaginare. Tranne a Sollicciano (Firenze)
dove hanno destinato a 13 persone un’ala del carcere femminile. Le stesse trans
ora saranno trasferite in sede definitiva al femminile di empoli.

Ripenso dunque a quel ragazzo siciliano, costretto a tornare
a casa per non patire la povertà. Ripenso alle tante lesbiche costrette a
nascondere la propria identità per non perdere il sostegno delle loro famiglie.
Ripenso a tutto questo e inevitabilmente associo il destino delle donne che non si piegano al diktat della sessualità riproduttiva a
quello dei gay, delle lesbiche, dei e delle trans.

Categorie sociali da tenere a margine che si fanno rientrare
dalla porta principale solo a certe precise condizioni. Così è. Purtroppo. Perciò siamo tutt* sovversiv*. Perciò si scende in piazza. Giusto per poter avere il diritto di essere chi vogliamo senza doverne pagare le conseguenze fino alla fine dei nostri giorni.

—>>>Leggi qui un questionario delle A/Matrix sulle scelte di vita e di lavori

Posted in Corpi, Fem/Activism, Omicidi sociali, Pensatoio, Precarietà.