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Ma cosa c’entrano i bambini?

La Zona è un film di Rodrigo Pla’ ambientato in un Messico diviso tra città piene di miseria e quartieri con grandi recinti e sorveglianza ventiquattrore su ventiquattro abitati da gente ricca. E’ un film duro, senza lieto fine, a parte il cambiamento individuale del giovane protagonista, che racconta nei dettagli come potrebbe diventare o già è l’italia dai comuni governati da sindaci con superpoteri e protetti da ronde che pensano di essere al di sopra di ogni buona regola di convivenza civile.

E’ l’italia delle villette protette da muraglie e telecamere, tutte a reinterpretare nuovi medioevi fatti di fortezze e vessilli e cavalieri armati per sconfiggere il grande drago extracomunitario. Rigurgiti di genere epico applicati a gentaglia senza titoli nobiliari che invece di parlare in versi sbraita celodurismi con la mano tesa per effetto di una cameratesca paresi collettiva che riguarda non pochi commilitoni guardiani del bottino d’occidente.

In questa italia, della quale abbiamo già detto e continueremo a dire tanto, ogni giorno si sperimentano nuovi modi per segnare separazioni senza senso. Perciò se sei di Palermo e partecipi ad un concorso pubblico per un posto che si trova a torino non potrai essere sorpreso per il fatto che quel posto, per diritto di territorialità, è innanzitutto del torinese. Così se sei un bambino straniero che vuole adempiere all’obbligo scolastico, per piacere o anche solo per dovere, dovrai prima passare da un limbo nel quale ti interrogheranno sulle abitudini locali e sulla lingua italiana e se non sai dare delle giuste risposte allora resti in quel limbo che diventa una sorta di classe separata (classi-ponte) per stranieri non abilitati all’accesso alla scuola pubblica.

I leghisti, che con i fascisti sono una cosa sola, di queste pensate ne hanno una al minuto. Non hanno problemi a prendersela con i bambini escludendoli dall’asilo sulla base della etnia, ne’ gli capita mai di avere crisi di coscienza quando stabiliscono norme locali che danno precedenza agli italiani "veri" per l’assegnazione delle case popolari. Non hanno alcun problema a immaginare che gli adulti, che parlino o meno la lingua italiana, debbano fare gli schiavi mal pagati degli imprenditori indigeni per diritto di nascita. Ma hanno dei problemi a pensare che i bambini stranieri possano avere diritto alla istruzione non differenziata per ceti minori o per differenti etnie.

Stiamo parlando di ghetti e i provvedimenti come quello di cui stiamo scrivendo si chiamano leggi razziali con un livello di discriminazione assoluta che decide di separare i bambini facendo esperimenti che vengono definiti "attenti a gestire i processi di integrazione a differenza di quanto dice la sinistra buonista". La separazione rappresenta il ghetto e
l’inversione semantica e concettuale che si fa della questione è una
distorsione comunicativa utile forse a prendere in giro il pubblico di
retequattro ma non le persone come noi che hanno un cervello che guarda
al passato, al presente e alle leggi razziali senza aver paura a chiamarle per
quello che erano e che sono. Si tratta di atrocità e farli passare per atti di grande umanità è una stortura degna di tutti quelli che stanno immaginando un mondo (una dittatura) fatto di prigioni per stranieri, lesbiche, gay, trans, prostitute, matti (dato che vogliono riaprire i manicomi), dissidenti, disabili e figli di poveri immigrati. 

In tutto il mondo, anche nelle situazioni peggiori, abbiamo visto che i bambini sono solo bambini. A Cuba c’e’ una istruzione gratuita per tutti e l’alfabetizzazione è un obiettivo perseguito ad ogni livello, dalle città alle zone rurali. Nel Saharawi il sistema scolastico è eccezionale. In entrambi i casi gli insegnanti vengono considerati una risorsa importantissima per il paese e gli investimenti sulla scuola sono prioritari. Non ci sono differenze tra bambini che hanno avuto accesso alla lingua scolastica e quelli che parlano slang popolari. 

In italia invece la scuola sta diventando una sorta di privilegio privatizzato, gli insegnanti sono impiegati della produzione che devono formare solo in senso utile al mercato e gli studenti sono divisi per censo, classi sociali, religioni, razze, etnie, stato di salute fisica (dato che i disabili non avrebbero più diritto alle insegnanti di sostegno).

La divisione ha un effetto preciso sulla ripartizione sociale dei ruoli. I ricchi saranno sempre ricchi e i poveri sempre più poveri. Un povero che dalla condizione di schiavo vuole elevarsi a quella di persona libera di disporre del proprio futuro non è funzionale al mercato. 

La nostra scuola sta andando nella direzione di quella americana dove se sei ricco allora hai modo di crearti un futuro ma se sei povero resti a fare il garzone della salumeria di quartiere, sempre che ci sia una salumeria nel quartiere e che in quella esista un datore di lavoro che ti assume.

L’unico assillo dei leghisti è la scuola dell’obbligo che per ora resta accessibile ai più e dunque bisogna creare altri sistemi di separazione e impedimento che rasentano l’incostituzionalità. Si parte così dalla radice, sempre e solo dai bambini, già schedati, interrogati, macchiati di inchiostro per le tante impronte estorte e infine trattati come gli immigrati in america dei primi anni del novecento. Prove di intelligenza, test linguistici, perchè se non conoscevi l’inglese e non interpretavi i test demenziali che ti imponevano non eri sufficientemente intelligente. Perchè a certi livelli l’intelligenza si misura dalla razza, dal colore della pelle, dall’etnia di appartenenza, dalle radici culturali e dalla lingua che parli.

Insomma se non parli italiano ma un ottimo arabo o un perfetto cinese o un magnifico rumeno allora sei al pari di bingo bongo e finisci nel limbo dei cretini, in mezzo a quelli che parlano tante lingue, sanno tante cose e vengono da centinaia di posti del mondo. Chissà perchè a noi queste cose sembrano delle incredibili ricchezze che potrebbe essere utili ad educare bene i nostri figli e ad aprire loro i cervelli in direzioni più ampie, quasi internazionali, con la consapevolezza che a parte il loro buco del culo esiste molto ma molto di più che vale la pena essere visto, vissuto, ascoltato.

Ma ai leghisti tutto questo non interessa perchè i loro bambini li vogliono italiani, nazionalisti, patriottici, esclusivamente cattolici. Solo la lingua italiana, bloccati all’inglese come seconda lingua con l’illusione che l’economia si muova ancora in quella precisa direzione. Niente cinese, arabo o indiano. Niente lingue dell’est, niente giapponese. Solo italiano con un vago accento bergamasco perchè nel mondo si parla il linguaggio dei soldi e se non bastassero quelli saranno sufficienti un po’ di inequivocabili gesti italioti a rendere comprensibile quello che tanti decenni di mafie esportate hanno diffuso dappertutto.

I nostri figli sono già grandi e dunque non possiamo più scegliere ma se ci capitasse di avere bambini piccoli in età scolastica non avremmo dubbi: li iscriveremmo nelle classi-ponte destinate agli extracomunitari, almeno non correrebbero il rischio di diventare degli idioti ignoranti razzisti e fascisti come la maggior parte degli italiani. Almeno crescerebbero da cittadini del mondo e non della bassa bergamasca.

Per inciso: una immensa moltitudine di bambini siciliani, campani, pugliesi, calabresi, non parlano l’italiano. Scommettiamo che se fanno il test d’ingresso anche a loro almeno tre quarti non lo supererebbe? Allora che si fa? Classi intermedie tra italiani leghisti e stranieri senza cittadinanza?

Perchè no. Potremmo fare classi federaliste, con obbligo di dialetto scritto e parlato, dicendo addio all’italiano perchè ne abbiamo piene le ovaie dato che l’unità della nazione è una distorsione che non sta ne’ in cielo ne’ in terra e dato che l’italiano è una lingua imposta, a noi per prime che con il nostro siciliano stavamo già bene così. Ma di queste cose bisogna parlare in altro modo e forse in altri tempi perchè i leghisti rischiano di prenderci sul serio e una loro eventuale proposta di test d’ingresso in dialetto locale oltrechè nella lingua nazionale non sarebbe proprio tollerabile. In altri tempi spiegheremmo loro che l’italiano viene da altre mille lingue, comprese quelle che a loro sembrano extracomunitarie, e che di originale non ha nulla.

La domanda resta sempre la stessa: ma i bambini che c’entrano in tutto questo?

Ps: in sicilia c’e’ un detto che sembra fatto apposta per questa occasione "nuddu nasci ‘mparatu!". Nessuno nasce con la piena conoscenza di tutto. A scuola si va per imparare. Soprattutto se parliamo di scuole dell’obbligo. Passasse il principio secondo cui chi va a scuola deve essere già preparato allora sarebbe la fine, per tutt*.

Posted in Corpi, Omicidi sociali, Pensatoio, Vedere.


2 Responses

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  1. milla says

    proprio come in 1984 di orwell: nel regime totalitario del grande fratello il luogo in cui avveniva la cancellazione e revisione della storia si kiamava ministero della verità, quello in cui si torturavano gli eretici ministero dell’amore, quello in cui ci si occupava della guerra ministero della pace…
    non c’è bisogno di commenti…

  2. gilda says

    le guerre le chiamano “missioni di pace”, i lager “centri di accoglienza temporanea”, le schedature dei rom “censimenti”, gli atti di razzismo “bullismo”, la repressione “sicurezza”, l’ultima della serie non potevano che essere le classi differenziali e l’apartheid dei bambini, chiamate “classi ponte”. ponte per cosa? …per la camera a gas?