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Dead woman walking

Come si sta se il tempo è scandito dalle botte e se nessuno, ma proprio nessuno può fare niente per te? Si sta malissimo, come ben possiamo immaginare.


Ed è così
che deve stare una donna siciliana che vive a Domodossola e ha presentato ben 82 denunce contro il marito violento. La sua vita è andata avanti in questo modo: tra scenate, molestie, ricatti, soprusi e percosse continue.


Lei non ha tregua
e come spesso accade alle donne che si trovano in queste situazioni le viene detto di scappare, di allontanarsi, di abbandonare casa, lavoro, affetti, di salvarsi la vita perchè può succedere qualcosa di grave e nessuno può impedirlo. Il marito continua a importunarla, nonostante le denunce e un foglio di via. E lei proprio non riesce a rassegnarsi del fatto che deve essere proprio lei a nascondersi, a pagare ancora, ad essere punita rinunciando alla sua vita.


Nessuno però
può fare niente e lei continua nei ricoveri, fino ad essere stata intenzionalmente investita. Lei continua ad essere una dead woman walking con i mesi, i giorni, le ore contate. Ed è anche in questi casi che si misura tutta l’inefficienza dei tanti gendarmi armati che dicono dovrebbero proteggerci. Sono queste le situazioni in cui si capisce perfettamente che in fondo non c’e’ proprio nulla che ci possa tutelare tranne l’autodifesa che di certo comunque da sola non basta.


Mi chiedo:
cosa succederà se questa donna muore? Non è forse l’ennesimo delitto annunciato? Si dirà che si è trattato di un omicidio fatto da un marito in preda al raptus? Può mai esistere un raptus tanto documentato dalle forze dell’ordine? Può mai esistere un raptus che dura da 23 anni?


Così si capisce
perfettamente che se una donna muore per mano del marito l’unico raptus pronunciabile è quello dell’idiota che si ostina a definire questi eventi come fatti imprevedibili e assolutamente trincerati nell’ambito della patologia momentanea.


E il punto
non è quello di togliere di mezzo lui. Il punto è essere in grado di salvare la vita a lei. Di permetterle di continuare ad esistere senza dover fare la vita blindata di un pentito di mafia o di un giudice sotto scorta.


Dove sono
le strutture che proteggono queste donne se nessuno realizza almeno un albo dei centri antiviolenza? Dov’è la grande disponibilità di tutti quelli che si sono pronunciati contro la violenza alle donne quando dobbiamo sentire di una morte annunciata che nessuno è in grado di prevenire? 


Mi piacerebbe
che invece che perdere tempo a perseguitare le trans e a deportare rom ci si dedicasse un po’ alla vita di tante dead women walking che hanno bisogno di casa, soldi, lavoro per ricominciare la propria vita da un’altra parte, lontano da chi vorrebbe ucciderle. Mi piacerebbe che si cominciasse seriamente a pensare come proporre un modello culturale che non condizioni la nostra vita fino ad ucciderci. Mi piacerebbe che la donna siciliana che abita a domodossola sopravvivesse e riuscisse finalmente a respirare, camminare per strada senza il terrore di vedere ad ogni angolo il marito che la picchia, la investe, tenta di ucciderla. 


Non è poi
una richiesta assurda, ma l’italia è un po’ così. Non ci sono ronde per i mariti assassini. Non ci sono soluzioni. Non ci sono soldi ne’ strutture. Non ci sono servizi se non quelli che vengono fuori dal puro volontariato. E sono servizi che vivono di convenzioni con gli enti locali e che dunque dipendono dagli umori degli amministratori. Così accade che quando arriva il sindaco maldisposto e non rinnova la convenzione, il centro antiviolenza rischia di chiudere.


Com’e’ possibile
che in uno stato civile si debbano costringere le strutture di aiuto per le donne maltrattate a chiedere l’elemosina per salvare qualche vita. Ed è una elemosina che non basta mai perchè le case rifugio per donne maltrattate non riescono ad ospitare tutte quelle che ne hanno bisogno.


Com’e’ possibile
che non ci si riesca a concentrare su uno sterminio di massa, non a caso chiamato femminicidio, che ci fa cadere una ad una come birilli. Così continuo a pensare che la disattenzione sia un fatto voluto. E’ uno sterminio lecito mentre tutti stanno a guardare. Spero davvero che la donna dalle 82 denunce non muoia. Lo spero tanto. 

Posted in Corpi, Omicidi sociali, Pensatoio.


3 Responses

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  1. La Donna Cannone says

    A mali estremi estremi rimedi. Credo che in questo caso l’unica soluzione sia assoldare un picchiatore e dare una bella mazzulata al marito. Compreso l’investimento con l’auto.
    Il tutto in forma anonima, ovvio.
    Non sto scherzando.

  2. FikaSicula says

    è vero rosa. di quella notizia però è importante il fatto che per sentenza si stabilisce che una unione di fatto ha eguali diritti di una coppia regolarmente sposata e questo è un passo avanti rispetto ai tanti dissensi sui pacs o sui Dico.

  3. Rosa says

    ma poi la cassazione se ne esce con certe sentenze della serie “donne conviventi tuelate come le mogli” ma le mogli sono tutelate? a me non sembra tanto leggendo l’articolo che hai postato. io mi chiedo hanno il prosciutto negli occhi o cosa sti giudici?
    mha

    http://www.corriere.it/…-b97e-00144f02aabc.shtml