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Voto di donna

Le donne non votano tutte allo stesso modo (leggi il link da pagina 131)
e alcune, pensate un po’, neppure votano. Lo specifico perchè pare che
quando si parla di donne ci si riferisca ad un gruppo omogeneo,
un’impasto amalgamato grazie all’uso di luoghi comuni, stereotipi e
incapacità di vedere la complessità.

Il mondo femminista poi presenta
mille diversità. E’ un corpo fluido e dinamico che cresce e si muove in
mille direzioni diverse con alcuni punti in comune, solo alcuni. Vi
sono più o meno evidenti conflitti che è difficile calmierare con il
ricatto del "facciamo che non vinca la destra". Vi sono radicalità
forti espresse in più modi e anche spinte conservatrici ed egemoniche
che vengono dibattute.

Il risultato è stato visibile nelle
tante iniziative fatte per l’otto marzo che hanno portato le donne
dappertutto con eguale forza e obiettivi tutt’altro che scontati. Resta
comunque impossibile stabilire l’intenzione di voto delle donne a
partire dalle piazze che hanno presidiato.

Prendi ad esempio Palermo dove il
coordinamento sulla 194 ha organizzato per l’otto marzo una bella e
riuscita manifestazione. Il gruppo è abbastanza numeroso e anche
eterogeneo. Tutte di sinistra. Tutte femministe. Non c’e’ pregiudiziale
di appartenenza identitaria. La contaminazione è orizzontale ed è così
che le Malefimmine
hanno sfilato in corteo assieme alle altre. C’era anche l’Assemblea
delle Compagne che in un comunicato però tiene a precisare che prende
le distanze dalle figure che in qualche modo hanno avallato i contenuti
del family day. Loro hanno proseguito con una azione fatta nel pieno di un raduno di movimentisti per la vita.
Sono andat*, hanno piazzato uno striscione e si sono guadagnat* la
possibilità di restare a testimoniare il loro disaccordo. A Catania
invece ci sono le compagne e i compagni dell’Open Mind che con una campagna
intitolata "Vuoto a rendere" affermano di non avere nessuna intenzione
di votare.

Sempre per l’otto marzo a Roma
le donne della cgil (non tutte poichè molte hanno partecipato ad altre
iniziative) hanno voluto seguire le colleghe della cisl e della uil in
una manifestazione disertata e fortemente criticata dalle femministe
che hanno vissuto il 24 novembre che si è conclusa con l’intervento dei
tre segretari maschi. Molte altre donne sono rimaste ciascuna nella
propria città a partecipare alle iniziative organizzate
territorialmente. 

Così a Torino c’e’ stata una splendida manifestazione,
arricchita dalla intelligente pratica politica delle sommosse torinesi,
che ha portato in piazza almeno 10.000 persone e contemporaneamente
qualcun* svolgeva una azione simbolica per manifestare dissenso contro
i movimenti per la vita. A Firenze un corteo bello, colorato e numeroso fatto di tante donne e tante direzioni di voto differenti. A Milano un’altra grande manifestazione,
organizzata dalla rete lombarda delle donne per la 194, ha riunito
tante donne e allo stesso tempo ci sono stati alcuni gruppi che hanno
preferito fare un presidio e una azione di solidarietà davanti l’esselunga di via papiniano dove una dipendente aveva denunciato di aver subito gravi molestie come quella che l’ha costretta a pisciarsi addosso perchè non le sarebbe stato permesso di allontanarsi dalla sua postazione.

A Bologna un’altro grandioso corteo a cura della rete delle donne bolognesi dove erano visibili le "pupotte" della campagna "Adotta un consultorio" venute fuori dalla abilità creativa delle Comunicattive e delle Sexyshock e ancora una azione di presidio all’esterno di una farmacia
dove si rifiutano di vendere la pillola del giorno dopo. Le donne del
Tpo per questo sono state pubblicamente scomunicate dal clero locale e
poi perfino denunciate. A Roma si faceva un presidio a sostegno delle
donne precarie (che lavorano in nero) di una cooperativa di trasporto a marchio vaticanense
e
ancora le donne in Action facevano una occupazione. Ci sono state altre
belle iniziative a Bari, Udine, Brescia, Napoli, Genova.
Ciascuna di esse traccia una diversità e rende visibile la immensa
ricchezza di elaborazione e di contenuti che in questa bella stagione
di femminismo viene messa in campo. Perchè il femminismo non è un
partito e si ragiona per obiettivi senza nessuna tessera e senza nessun
vincolo.

Una discussione
che sta molto appassionando con vari thread in rete è quella che
riguarda la volontà di astensione di parecchie donne. Donne che
scelgono di non votare perchè non intendono essere merce di scambio,
perchè non si sono sentite garantite neppure da quei partiti che pure
dicevano di volerlo fare e che invece hanno operato scambi politici sui
loro corpi (così come è accaduto con il pacchetto sicurezza).

Ad alcune donne
non piace essere usate e non sopportano ancora di sentirsi dire che
"altrimenti vince berlusconi". Invece che fermarsi e decidere di che
morte morire preferiscono continuare la lotta in autonomia. La critica
è precisamente dedicata alla sinistra arcobaleno che in questa campagna
elettorale corteggia le femministe immaginando di poter ottenere il
loro voto.

Alcune femministe
però rispondono con chiarezza che non sono in vendita perchè in questo
governo hanno dimostrato di essere succubi dei nemici delle donne. Per
motivi simili ma con parole diverse arcilesbica
non da indicazioni di voto alle proprie iscritte e dice infatti che
oggi bisogna partire dal basso, dalla costruzione di un movimento
forte, di femministe e lesbiche.

L’intenzione è dunque di
continuare con il percorso di lotta intrapreso e di relazionarsi con le
istituzioni con la volontà di aprire con esse un conflitto politico che
include anche uno scambio reale sul rapporto tra donne e potere o
tra donne e responsabilità della rappresentanza istituzionale. 

Ci sono altre
donne che chiariscono che nelle liste sono comprese persone che vanno
giudicate per la loro integrità e per la loro coerenza e che se sono
candidate con la sinistra arcobaleno, pazienza, un voto nella loro
direzione comunque sarà certamente ben speso. Sono quelle candidate
grimaldello che si assumono la responsabilità di cambiare le cose
dall’interno e finchè lo fanno restano comunque affidabili punti di
riferimento.

Ci sono quelle
che chiedono che l’astensione sia convertita in un voto alla sinistra
critica perchè rappresentata da soggetti che sono incorsi in scomuniche
e espulsioni prima ancora che si parlasse di scioglimento delle camere
e quindi in tempi non sospetti. Poi ci sono quelle che continueranno a
sostenere le candidate nel partito democratico ma sono restie a
chiedere alle femministe un voto in quel senso. Forse perchè già
conoscono la risposta.

Infine ci sono donne che non votano perché non vogliono proprio essere
rappresentate, poichè non "credono" nella democrazia come sistema
politico. E ci sono quelle straniere che non possono votare. 

Le donne, le femministe e le lesbiche hanno chiesto laicità,  il 24 novembre hanno chiesto di
essere ascoltate mentre urlavano che del pacchetto sicurezza non
sapevano che farsene, hanno chiesto che si realizzasse il
riconoscimento delle unioni di fatto, che si rivedesse la legge 40
sulla procreazione medicalmente assistita, che si rivedesse la legge 30
e quindi tutta l’impostazione che rende le donne talmente precarie da
dover pagare in "natura"
l’affitto di casa o da dover sottostare all’autorità dell’uomo che le
massacra con il quale sono costrette a restare per mancanza di
autonomia economica, che non si arrivasse ad un clima di linciaggio
tale da non consentire più neppure l’acquisto di un contraccettivo in
farmacia. Tutto questo viene da lontano e se è successo non è certo per
responsabilità delle femministe e lesbiche che hanno persino tentato un
dialogo con le istituzioni senza essere mai ascoltate.

E’ un fatto:
le donne alla rappresentanza istituzionale non sono una garanzia. Il
"vota donna", svuotato di significato, è diventato uno spot usato
meglio dalla destra che dalla sinistra. Le donne al potere si
comportano esattamente come gli uomini solo che ci deludono di più
perchè avevamo ascoltato le loro promesse e le avevamo sentite parlare
di grandi ideali. Tutto ciò fino a che non accedevano alle stanze dei
bottoni.

Occorre ripensare il
concetto di donna nelle istituzioni. Perchè mentre ci perdevamo nella
campagna sulle quote abbiamo dimenticato che in ogni caso il sesso
biologico non è sufficiente come garanzia di corretta rappresentanza.
Servono più donne, è vero, ma che siano persone di cui poter avere
fiducia, coerenti e brave. A che serve votare le donne se poi le donne
votano compatte la fiducia ad un governo che non ci ha mai restituito
nulla di buono? Abituiamoci a pensare che niente va dato per scontato e che anche le donne, se vogliono un voto, devono guadagnarselo.

Per concludere vi passo il link con le liste siciliane.
Compaiono in bella mostra tanti nomi più o meno noti. Alcuni sono
rigurgiti del passato e persino avanzi di galera. Altri sono delle
autentiche new entry. E’ bello notare poi come chi si è comportato bene
viene promosso dalle liste regionali a quelle nazionali. L’ultimo
governo della regione siciliana, bocciato dai siciliani, è suddiviso
tra liste della camera, del senato e promesse di ministeri e
sottosegretariati. Vale a dire che quello che i siciliani e le
siciliane hanno più o meno rifiutato finirà, in caso di vittoria, in
quella grande discarica che è il governo del nostro paese.

Posted in Corpi, Fem/Activism, Pensatoio, Precarietà.


10 Responses

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  1. FikaSicula says

    il problema caro sandro è proprio questo. bisogna che le donne smettano di essere buone donne di partito e ricomincino a essere donne e basta. forse così si ricorderanno che fuori dalle aule parlamentari esistiamo anche noi…

  2. Sandro kensan says

    Secondo me la sinistra arcobaleno aveva obiettivi primari diversi dalla difesa dei diritti delle donne, poi nella scorsa legislatura non potevano sostenerli vista la contrarietà dei partiti di centro, quindi hanno deciso di fare o provare a fare quello che era possibile.

    La modifica della legge 40 non era una cosa possibile anche se i vari partiti di sinistra lo volevano e così anche per la 194 e gli obiettori e per la Ru 486.

    Inoltre credo che la ministra Livia turco volesse fare qualche cosa per le donne ma ha tenuto di più alla pace all’interno del PD. Probabilmente è una buona donna di partito più che una difensora dei diritti femminili.

  3. FikaSicula says

    ciao oblomov,
    immagino che dal punto di vista di chi la pensa così significhi che non ci sono rappresentanti di partito e candidati di cui aver fiducia. l’astensione è un modo per esprimere un dissenso, il voto invece va orientato, in un modo o nell’altro (a meno che non annulli la scheda) verso qualcun@…

  4. Oblomov says

    Scrivi:
    “””
    Invece che fermarsi e decidere di che morte morire preferiscono continuare la lotta in autonomia
    “””

    Ed io chiedo? Ma chi ha detto che votare implichi il fermarsi, il decidere di morire, l’arrendersi?

    Si può benissimo votare *_E_* continuare la lotta. In autonomia, se necessario.

  5. anselma says

    la colpa è anche dei mass media, di molti giornali che diretti da uomini tendono a ridicolizzare le donne in politica.

    l’altro giorno è uscito sul foglio un articolo sulle donne del Partito democratico, tutte etichettate come le ‘melandrine’ o qualcosa di simile. E tutte viste in relazione a Giovanna Melandri che intanto veniva considerata vecchia perché a quarant’anni e passa, si sa, la carriera di una donna in politica è finita… più o meno come una velina, insomma

    non difendo assolutamente giovanna melandri ma l’approccio di quest’articolo scritto per di più da una donna era da brividi

    ne ricordo altri dello stesso tipo sul corriere della sera, nulla di simile viene scritto per i nuovi candidati uomini

  6. Rosa says

    per non parlare le ridicolizzazioni che subiscono le nostre donne in politica, attuate da pdl, e in clima di elezioni è grave poichè nè scoraggia il voto, anche se non mi piacciono come politiche la santanchè e la Mussolini, le classiche “uome” che dicevo, pr il fatto che ad esempio la Santanchè tira in ballo questioni come la sua contrarietà alla 194. in questo paese abbiamo bisogno di Donne vere, per le donne e non contro..

  7. FikaSicula says

    rosa sono molto d’accordo con il ragionamento che fai.
    con questo sistema già per le donne è difficile essere candidate e infine è difficile essere elette o ricevere incarichi importanti a meno che non siano “uome” 😐
    e la selezione non è fatta solo in favore delle donne ombra di uomini potenti ma anche di mogli di qualcuno o parenti di qualcuno che per questo hanno accesso alle istituzioni con facilità.
    per una donna è difficile essere candidate, fare campagna elettorale (se non hanno soldi) e avare il sostegno di chi al potere vuole vedere solo uomini affidabili.

    però poi ci sono le donne che vengono candidate perchè hanno una storia, anche bella, e succede che nel momento in cui stanno a rappresentare invece fanno altro, cose lontane da quelle che avevano promesso. a queste donne è dedicata la frase che tu hai ripreso.

    baci :)*

  8. Rosa says

    Mi ha colpito la tua frase che diceva:
    “Le donne al potere si comportano esattamente come gli uomini solo che ci deludono di più perchè avevamo ascoltato le loro promesse e le avevamo sentite parlare di grandi ideali”

    Esprimendo il mio parere credo che il loro comportamento è dovuto, oltre il fatto che le donne in politica subiscono molte selezioni, cioè una politica come la nostra, maschilista, scarta le donne che hanno idee, sostituendole con le donne “del capo” e le donne che non hanno dei grandi ideali poichè inserite con la modalità quote rosa, tappabuco e dipendenti dagli uomini, poichè gl iuomini purtroppo vogliono solo quelle donne. Mi viene da chiedermi : sarà paura delle donne? perchè io credo che una persona si immagina di cosa è capace una donna. Innanzitutto credo che un paese governato da donne, non uome, sia un paese che prende seri provvedimenti ad alzare (xke interessata) la classe dirigente femminile e sensibilizzare questioni femminili, che molti uomini hanno paura poichè si traduce in libertà femminile, non a caso la Chiesa e compani mira ad attaccar ele libertà fondamentali dell donna. Non a caso in Svezia ad esempio nonostante è il paese della parità x eccellenza le donne in politica sono tante, non perchè ci sono quote rosa, ma perchè hanno iniziato ad essere autonome dagli uomini di politica a differenza nostra e hanno perfino formato un partito femminista che grazie a loro, il paese gode di perfetta (vabbè quasi) parità. A volte credo che non abbiamo fatto poi grandi passi dal 46 poichè nonostante abbiamo il diritto di voto, che grazie a quello e a tante lotte delle nostre nonne abbiamo dei diritti che ci spettano, poichè essere escluse dal voto significa che certi diritti come cittadine non ci spettavano, si continua a pensare e far politica “al maschile,” cioè pensando all’elettore uomo (pensa a cosa mi riferisco..194..veline in parlamento ecc), già è scandaloso che sono passati solo 60 anni dal diritto di voto. Spero si cambi mentalità e credo che debba partire anche da noi donne.
    ciao 🙂

  9. FikaSicula says

    lady 🙂
    giustissimo, hai ragione. mo’ lo aggiungo pari pari come l’hai scritto 😛

    bacione

  10. lady says

    Poi ci sono donne che non votano perché non vogliono essere rappresentate, che non “credono” nella democrazia come sistema politico. 🙂

    E poi quelle straniere che non possono votare…