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Le viole e il triste mondo della cooperazione sociale


Qualche giorno
fa abbiamo scritto un appello affinchè le donne "non in condizione di privilegio" della Sicilia prendessero la parola. Ci hanno risposto innanzitutto le donne della Cooperativa sociale "Le viole" di Messina costituita per aprire lo sportello antiviolenza "Un vivaio per le viole" (per chi volesse contattarle il loro indirizzo mail è: leviole_info@alice.it). 


Ci dicono:

"Facciamo piccole azioni, la notte, che permettano un risveglio diverso a cittadinanze dormienti. Ma qui (più che altrove) è dura. Ed è dura perché mancano braccia di
donne che assieme possano accogliere, attutire cadute, permettere
salti, farci addormentare e risvegliare serene e protette… 


[…] Ora siamo in attività per il 25 novembre. Apriamo lo sportello Antiviolenza a Villafranca Tirrena.


Giornata intensa. Con una parte istituzionale (prima o poi, apriremo
un confronto sul surreale mondo della cooperazione sociale su queste
pagine?!) e un’altra conviviale e artistica, dalle 16 del pomeriggio
nell’Aula Consiliare del Comune e poi in piazza.

[…] Il comune ci ospita in due locali che abbiamo dovuto ristrutturare a
nostre spese (ma, ci diciamo, meno male che ci sia un tetto che ripari
le nostre azioni e meno male che non ci sia fitto per questo tetto), la
luce è a carico del comune (avrebbe dovuto mettere un contatore a
parte, troppo complicato, quindi…). Il telefono? A nostre spese… Uno sportello antiviolenza… Lavoriamo altrove per "investire" (!) nel nostro Centro… Un progetto di vite, e non puoi non esserci. Arredamento? A nostre spese. Il servizio? A Nostre spese. Per ora ci siamo. Piene e forti. Consapevoli che per la serietà richiesta dal Centro il volontariato non può durare molto. Pena l’efficacia dell’agire. In attesa del primo bando e della prima "sensibilità" della prima Istituzione… 


Chi offre di più? Retorica. Ogni quanti abitanti la normativa europea prevede un Centro Antiviolenza? E chi paga?!


E io pago… diceva qualcuno… Grazie a noi tutte di esserci e agire…

[…] lavorare su un piccolo territorio.. è difficile. Ma anche intenso. A volte, pericoloso. Come pericolosa è la Sicilia. Siamo in cooperazione con un comitato locale per la morte di Graziella Campagna (ricordiamo?). Il 12 dicembre ricorre il suo assassinio. Noi ci saremo accanto a quelle persone che SUL TERRITORIO non vogliono tacere. Creeremo un percorso comune dalle nostre esperienze. Noi ci saremo. Perché siamo. Perché percepiamo di essere. E non può essere altrimenti.

I soldi. E la cooperazione sociale. Ridiamo… L’umanità richiede umanità come un bimbo richiede latte dal seno…
e quando il latte va comprato o nutrito chi lo spiega alla bambina che
i soldi fanno latte? Eppure ci siamo. Abbiamo deciso di esserci. Perché questa la nostra identità e la nostra voglia di vivere. Ci piace essere qui. Con desiderio e piacere. E sappiamo di non essere sole.

[…] Siamo appena nate. E’ inverno. Inizia a fare freddo. Ma non abbiamo sbagliato stagione. Buon 24 e 25 a tuttE! Ben venga il femminismo e ben venga un certo modo di riappropriarsi del nostro genere.  Assolutamente Politically scorrect."


Ecco. Queste
parole fanno la differenza. Sono solo quelle che qui siamo riuscite ad afferrare e a fronte di queste parole dure, precise, amare, troviamo poi invece tanta "esclusione", tanto bearsi per una legge sulla violenza alle donne (quella sullo stalking, stralcio del ddl originario, inapplicabile e frutto di miseri compromessi sui quali bisognava opporsi e basta) dove non si parla di centri antiviolenza e dove non si toglie agli enti locali la discrezionalità delle azioni quando si parla di finanziamento ad iniziative di questo genere. Perchè, è bene saperlo, ogni regione, provincia e comune agiscono e finanziano quello che gli pare (così anche i ministeri ad ogni modo) senza che vi sia una adesione ad un piano complessivo contro la violenza. Senza che si esca fuori da quel pozzo senza fondo che è la "cooperazione e l’associazionismo, il volontariato" pilotati, foraggiati da amministrazioni "amiche" e mai più aiutati se le amministrazioni amiche non lo sono più.


Il volontariato
con le sue norme che non regolano alcunchè e che realizzano altre nicchie di privilegio dove dovrebbero invece abbatterle. Che favoriscono speculazioni e cristallizzazioni di luoghi di potere che è difficile smantellare perchè è difficile accedervi. Perchè per esserne compreso devi accettarne le regole. Perchè per poter agire, con la solita vecchia buona scusa che "è il fine che conta e alla fine le azioni ci distinguono", devi allisciare uomini e donne – vecchie trombone ingiallite e inanellate – che non hanno alcuna voglia di muovere il culo da dove l’hanno ben sistemato.


E la risorsa
dell’autogestione in questo campo è davvero un miracolo (laico) che fa tremare le cariatidi del volontariato femminile e le invita a porsi un problema serio: "dopo che hanno aiutato se stesse, possono lasciare davvero che quell’aiuto si diriga altrove? Dove magari è più necessario? Senza che loro trattengano per se’ piccole e legalissime tangenti per ogni progetto avviato e ogni azione svolta sui vari territori?"


E’ raro trovare
donne grandi, di quella generazione che oramai le risorse le ha, che concedono quelle stesse risorse a favore di una idea nuova, bella ed efficace. Accade raramente ma per fortuna accade. Ed in quel caso il mantenimento di una posizione di privilegio diventa garanzia di mediazione e contrattazione anche per giovani donne piene di grandissima volontà e con tanta intelligenza da spendere ma con pochi strumenti da public relations da contrapporre ai compromessi.


Spesso invece,
molto più spesso, e al sud questa è davvero quasi una costante, l’associazione finanziata è quella dell’amica dell’assessora che poi è anche amica della parlamentare o addirittura della stessa corrente di partito di sinistra della ministra. E se non sei con loro ovviamente sei contro di loro. In quel caso si fa scempio del lavoro delle "volontarie", si fa scempio delle loro idee e delle loro azioni. Succede che quello che conta è il guadagno. Che tra mille bilanci truccati l’unica cosa sulla quale si tira al risparmio è l’azione a favore delle donne e quella delle contrattualizzate a progetto con una paga da miseria e nessuna garanzia minima che mostri almeno alla lontana quella solidarietà verso le donne di cui si parla.


Dite ragazze:
il lavoro che fate per le cooperative di donne, le associazioni di volontariato, ve lo pagano il giusto? Vi hanno mai concesso un permesso per malattia, per mestruazioni dolorose, per allattamento, per maternità, per problemi con la famiglia, senza togliervelo dalla busta paga? Vi hanno mai fatto sentire qualcosa di più che precarie? Vi è mai successo che per questioni di mera omertà non abbiate potuto neppure fare vertenza a quella tal dei tali associazione umanitaria perchè altrimenti sareste state buttate fuori dal giro? Vi è mai successo di sentirvi ricattare, mobbizzare, sfruttare per poi vedere che in realtà delle donne verso le quali si dice di voler dirigere l’azione associativa non gliene può fregare di meno a nessuno? Non ritenete che le donne vengano violentate e massacrate tre anzi cinque volte: da estranei, dai conoscenti e parenti, da altre donne, dalla cultura dominante e dalle associazioni "umanitarie"?


Se vi è successo,
e magari parliamone, questo dovrebbe farvi riflettere. Perchè se non si rompe almeno questo muro del silenzio, in questa catena di riproduzione dei meccanismi del potere, non possiamo poi arrogarci il diritto di insegnare al mondo come fare a non essere cattivi/e con le donne. Tutto inizia a partire da noi. A partire da noi, sempre

Posted in Corpi, Fem/Activism, Omicidi sociali, Pensatoio, Precarietà.


5 Responses

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  1. FikaSicula says

    Grandi Mujeres,
    lo avevo letto
    ma a parte questo ce ne era un’altro che mi era molto piaciuto e ora non lo trovo più. stava sul vostro blog vero?
    :)**
    bacioni compagne!

  2. SD says

    ho fatto pasticcio nello scrivere.
    per le viole, ultimo post di
    http://mujeres_libres.blog.tiscali.it//
    sulla cooperazione sociale
    ciao
    mujeres libres

  3. SD says

    ht…es_libres.blog.tiscali.it//Buona_finanziaria_
    a_tutte_le_socie_lavoratrici__1825388.shtml
    consiglio lettura perchè le viole di cui sopra, non si sentano troppo sole….
    mujeres libres

  4. FikaSicula says

    albuccia carissima
    la domanda che fai l’ho fatta spesso anch’io…
    puoi leggerla QUI
    e in molte mailing list se hai la pazienza di seguirle.
    la sostanza non cambia.
    se leggi tutta la discussione vedrai che emerge un quadro in cui ci sono donne che la pensano in un modo e altre in un altro. e questo è sempre un bene. è una ricchezza, si direbbe in generale…
    quelle che la pensano in un modo hanno organizzato la manifestazione e ne hanno deciso l’impostazione e le altre che la pensano in modo diverso pur manifestando dissenso e chiedendo che fosse compreso anche il loro punto di vista non hanno avuto il privilegio di sentire accogliere la propria visione delle cose.
    in generale si ricorre al ricatto della “priorità” da seguire e quindi si invita a manifestare comunque rinviando la discussione tra differenti visioni della questione a dopo il 24.
    io sto aspettando il dopo e mi sto preparando con tanti appunti da esporre. quando avrò definito il pamphlet te lo sottoporrò perchè mi piacerebbe che i contributi fossero tanti e che non passasse un’unica voce del femminile. Per capirci: l’iniziativa è organizzata da fior di compagne con le quali farei un sacco di cose. donne meravigliose con le quali è un vero piacere scazzarsi. e la manifestazione ha una sua valenza politica altissima perchè è fatta in maniera autogestita, con una azione prevalente delle ragazze romane di centri sociali e contesti non comodi. tuttavia come in tutte le belle famiglie lo scazzo al momento è in versione ON e prima che sia OFF penso che passerà del tempo.
    Che dire: sono felice che il femminismo sia vivo :))))
    perchè c’e’, è tanta roba, è variegato e ha persino la forza di scazzarsi. volendola guardare da questo punto di vista penso che sia una cosa strameravigliosa…
    fino a qualche anno fa le diversità erano tutte davvero appiattite su un’unica versione del femminismo accademico e storico. ora persino si discute e si litiga…
    beddamatri santissima! :)))

  5. alba says

    non c’entra con il post, ma cara amica … espelto per esigenza e mi scuso:
    perchè la manifestazione del 24 è solo per donne?
    e i collettivi di maschile plurale? Ci sono molti uomini che si vogliono liberare dalla condizione patriarcale di maschi … e le donne? non vogliono perdere il privilegio di metterli al mondo i mashi? quindi solo loro/noi la subiamo? E’ la nostra parte “maschilista”? E’ il maschile di cui siamo fatte anche che ha bisogno di evolversi …
    ci vuole un salto … grande

    p.s. conosci il dott. Glielmi di messina? E’ un uomo, un medico, da seguire … il teorico del farabuttismo dialettico inconscio