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Capossela, la banderuola!

Ho cantato un sacco di canzoni tue, sono venuta anche ai tuoi concerti, sono venuta a salutarti e a parlare con te mentre provavi, ti facevo compagno e invece sei solo uno come tanti che pur di vendere un disco vende le proprie idee, se le hai quelle idee, perché se l’antifascismo non te lo senti addosso al punto da chiamare nazisti quelli che preservano anche il tuo culo da un contesto culturale che ti fagocita e risputerà fuori pure te prima o poi, allora sai che c’è: ma vaffanculo!

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I black che non son bloc

“Cresce la tensione in vista della manifestazione di oggi pomeriggio degli attivisti di xxx. I carabinieri in via don Bosco hanno fermato un furgone di xxx con striscioni e bastoni, i militanti di xxx hanno reagito, sono partite cariche e i militari hanno chiamato rinforzi. E’ sopraggiunto un reparto della Celere in assetto antisommossa, un attivista è stato fermato.”
Se vi capitasse di leggere una cronaca del genere, cosa pensereste?
Cui segue ampio spazio dedicato alla ricostruzione delle dinamiche da parte degli “attivisti” in cui si denuncia il sequestro di un furgone da parte della polizia e cariche immotivate.

Questo è lo spazio di movimento che Repubblica dedica ai neofascisti, ribattezzandoli senza alcuna ironia attivisti di destra (molto attivi nella cinghiamattanza, probabilmente), lasciando che giustifichino i loro bastoni e le loro spranghe come innocue. E’ che forse i bastoni di Napoli di CasaPound sono di gomma e non fanno male, mentre quelli dei NoTav o dei manifestanti del 15 ottobre, devono essere costruiti in altro materiale, con una segreta ricetta che si tramandano generazioni di bleccheblocche addestrat* allo scontro.
Se nel corso di una manifestazione romana, la polizia avesse trovato un pacchetto di stuzzicadenti e un limone nello zaino di un* manifestante, sarebbe stata altrettanto benevola la stampa?
No, perché forse mi sbaglio, ma mi sembrava di aver letto che, un esempio tra i tanti, il 15 ottobre Roma fosse invasa dai Black Bloc, mi pare di ricordare che ci fosse una campagna mediatica contro i cappucci e le sciarpe, contro le bandiere, le aste, i ramoscelli, le pietre e i sassolini e pagine intere dedicate a rivelazioni pruriginose sulle armi più trendy da indossare per andare ai cortei senza farsi mancare nulla, senza possibilità di replica sulle questioni legate a quanto la polizia avesse agito legittimamente.
Non mi pare di aver mai visto la parola attivisti di sinistra, se mai estremisti o black bloc, indistintamente, con un’insistenza estrema sulla retorica della violenza e senza un’analisi sulle ragioni di piazza o uno spazio di smentita o denuncia degli abusi.
Sarà che sono distratta.
E questo è solo il primo aspetto controverso dell’articolo che leggo.

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Posted in Anticlero/Antifa, R-esistenze.


Un femminismo a puntate

Questo è il primo di una serie di post – così come ho fatto per il cyberstalking – che raccontino del femminismo provando a riscrivere con le mie parole quello che ho fatto in tanti anni di militanza e anche cyberattivismo. Perché la prima regola del femminismo è che non esiste un femminismo standard e che ciascuno può viverlo e rappresentarlo come meglio crede. Dunque parto da questo, da un punto di vista, il mio.

Il femminismo è un approccio, un punto di vista dinamico, una corsa che mi proietta in avanti, a partire da me. Partire da se’ non può voler dire prendere in prestito parole altrui giusto perché suonano belle, simpatiche, alla moda. Recitare il femminismo è già di per se’ una cosa che lo svuota di contenuti perciò la prima domanda che bisogna fare ogni volta che qualcun@ vi dice “tu non sei femminista, io lo sono perché sono donna” è: “ma tu, chi sei? che problemi hai? di cosa parli? quali sono le tue battaglie private? Da cosa o da chi ti stai liberando?“.

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Posted in Critica femminista, Fem/Activism, Pensatoio, Personale/Politico, Scritti critici.