E dopo tre giorni di discussione, forse, e dico forse, si riesce a discutere di pensioni, di donne, di uomini, di persone come noi, che hanno bisogno di lavorare, di campare, che non sanno dove sbattere la testa, che saranno colpit* da questa riforma pensionistica così come da tutto il provvedimento economico. Operai che fanno lavori usuranti costretti a lavorare fino a settantanni e donne costrette a fare tre lavori, fuori e dentro casa, costrette anch’esse a restare in piedi fino alla stessa età. Cose che lasciano indifferenti chi, come la Fornero o chi per lei, ha il culo ben protetto e coccolato.
Sarà per questo che prevedendo la marea di articoli melensi sulle lacrime della Fornero noi ci siamo concentrat* sull’aspetto della comunicazione politica e abbiamo tirato fuori una provocazione radicale, perché, per dirla alla Lipperini, se c’è chi ti forza alla dicotomia allora che dicotomia sia, nella speranza che ci sia (e se non c’è si fa da noi) qualcun@ così intelligente da riassestare la discussione sul tema che doveva essere quello principale fin dall’inizio. A ciascun@ il suo mestiere. Noi facciamo il nostro.
Se tu mi dici “santa” io ti dico “puttana” (anche le puttane hanno diritto alla pensione… o no?) e se tu mi dici che “zoccola” equivale ad una perdita di dignità io ti dico “zoccola anch’io”. Se tu mi dici “sgualdrina” io ti dico “slut walk”. Non ti dico “lottiamo per la dignità delle donne” escludendo a priori che le donne che fanno un determinato mestiere, che si vestono in un certo modo, che usano il corpo come pare a loro, siano dignitosamente donne. Donne vere, per l’appunto. Il discorso contrario sposta la morale comune a destra, ambisce a occupare pensatoi fascisteggianti, in cui l’ambizione massima è quella del controllo sui corpi delle donne e sulla loro sessualità. Ma in generale l’argomento è così complesso che non si può articolare in un solo post e andrebbe tutto ragionato a più voci perché nessuna ha ragione e nessuna ha torto. Semplicemente la questione va sviscerata tenendo conto dei mille aspetti che la riguardano.
In ogni caso, l’uso della provocazione per contrapposizioni, non è così difficile da capire salvo per quelle che campano con i prosciutti sugli occhi, e scusate la metafora carnivora, o per quelle che fanno le bastian contrarie (contro le donne o solo contro di noi) di mestiere e quelle altre che tendono a indignarsi a comando. Dove il comando arriva spesso da leader maschi, da gruppi editoriali maschi e dal suo seguito al femminile che tenta di intruppare quante più donne possibile per rendere più credibile la proposta di partito.
Continued…