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8 dicembre 2005/8 dicembre 2011: La resistenza continua!

Con il cuore in Val Susa. Buona lotta compagn*!

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Posted in Iniziative, R-esistenze.


Le femministe professioniste e il colonialismo delle rivendicazioni

8/24, sono i numeri degli articoli in cui si parla rispettivamente di ridare fiato alle banche con la scusa dell’assestamento del sistema creditizio. Significa fare finta che il passivo delle banche non sia un passivo e lasciarle operare come cavolo vogliono. Il 24 parla di pensioni e lì si sono sbizzarriti perché ce n’è per tutti i gusti. Sostanzialmente potremo crepare lavorando, quelli che un lavoro ce l’hanno, per quelli che non ce l’hanno invece zero. E a proposito di pensioni e dei problemi delle donne anziane vi suggerisco di leggere la serie di storie che sta pubblicando in questi giorni Loredana Lipperini.

Poi c’è il 27 in cui si parla di immobili “pubblici” da dare via. E si sente odore di speculazione e di privatizzazione lontano un miglio. E un’altra parte interessante sta al numero 34, capitolo sulle liberalizzazioni, dove si liberalizza di tutto. Poi c’è la parte che riguarda le imprese e pure quella è da leggere.

All’articolo 41 ci sono le opere di interesse strategico nazionale, uguale a come l’aveva immaginato il governo Berlusconi, il che significa che la Tav, per esempio, non può essere contestata e che quelle zone saranno militarizzate. Significa anche tanti bei miliardi per le infrastrutture e per le solite imprese di sempre.

Non abbiamo trovato la patrimoniale, un accenno alla riduzione delle spese militari, qualche privilegio in meno alla chiesa cattolica. Proprio no. A pagare siamo sempre e solo noi. I poveri, le povere, per mantenere banche e ricchi.

Cioè, noi il provvedimento ce lo siamo letto. Tutto. Financo le virgole e i punti esclamativi. Vorremmo sapere se le femministe professioniste che hanno applaudito l’entrata in scena della signora Fornero hanno fatto lo stesso. Se non l’avete fatto potete leggerlo adesso. Lo trovate QUI.

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Posted in Critica femminista, Pensatoio, Precarietà, R-esistenze.


La professionista

Da I consigli di Zia Jò:

Ecco, ha appena concluso il suo pezzo, giusto in tempo per farlo circolare tra quelle che contano, nei soliti giri giusti insomma, su quel giornale lì e su quel sito dove vanno tutte a leggere le novità. E’ soddisfatta la professionista del femminismo: questa volta si trattava delle lacrime di una ministra, mica poco insomma, e ne è venuta fuori una cosa niente male davvero, con tanto di analisi sociologica che certa gente se la sogna.

Certo, avrebbe anche potuto scrivere mezzo rigo sulle pensionate, quelle davvero colpite dalla manovra economica, ma non avrebbe avuto molto seguito, del resto è sempre meglio accodarsi ai giornali su queste cose, sono loro che decidono dove tira il vento. E poi da lì è facile contagiarsi a vicenda, si sa che nel circuito delle femministe di mestiere ci si intervista l’una con l’altra, si ricambiano i favori e si esprimono sempre pareri concordi, dirimenti dei conflitti, diplomatici e mai provocatori o eccessivamente stimolanti.

L’importante, oltre all’esercitare il ruolo di sedativo, è stare sempre dalla parte delle donne, a qualunque costo, anche se queste donne hanno consegnato tutte le altre al patriarcato. Perché hanno voglia a dire che far parte di una banca armata o del comitato scientifico di Confindustria sia la massima dimostrazione di collusione col capitalismo, il curriculum non è affatto indicativo ed anche questo refrain del capitalismo che poteva essere inteso come espressione diretta del patriarcato negli anni ’70 ha decisamente scocciato. Basta.

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Posted in Critica femminista, Pensatoio, Satira.