In polizia nacque un nuovo reparto specializzato in madri/badanti/maestre, tutte impiegate in ruoli di cura. Il reparto fu fortemente voluto dal ministero al welfare, perché il lavoro delle donne, che fosse gratis o meno, comunque andava sempre fatto con precisione ché costituiva un grande valore economico per la nazione anche se le donne che lo determinavano non beccavano un soldo di stipendio e di pensione.
Il reparto “sorveglianza e punizione” si assicurava che le donne non si comportassero da sciocchine sin dal momento in cui era in elaborazione un concepito e le istruivano sul lavoro da compiere in ogni momento della loro vita.
Non era un ruolo semplice da sostenere e Paolo, dirigente del reparto, questa cosa la sapeva bene. Ché aveva immaginato la catarsi nelle fasi di salvezza di bambini abbandonati o maltrattati o nel soccorso ad anziani vittime di crudeli arpie. Invece era tutto molto più complesso e lui aveva voluto compiere il monitoraggio di persona, per capire e provvedere.
L’uscita delle donne dagli alloggi del campo di lavoro era programmata per le 6.00 in punto. Bisognava allestire, preparare, perfezionare la presenza in stile con gli ambienti frequentati. “Ciò che conta è l’amore!” – diceva la signora Felicita, riverita ed efficiente direttora del campo. Poi le destinazioni in gruppi. “Pronte le maestre?” “Pronte!” – urlavano le donne tutte in fila attente a ricevere l’approvazione del vice addetto al controllo look. “Pronte le badanti?” “Pronte!”. “Pronte le madri?” “Pronte!”.
