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La “cura” rende libere!

In polizia nacque un nuovo reparto specializzato in madri/badanti/maestre, tutte impiegate in ruoli di cura. Il reparto fu fortemente voluto dal ministero al welfare, perché il lavoro delle donne, che fosse gratis o meno, comunque andava sempre fatto con precisione ché costituiva un grande valore economico per la nazione anche se le donne che lo determinavano non beccavano un soldo di stipendio e di pensione.

Il reparto “sorveglianza e punizione” si assicurava che le donne non si comportassero da sciocchine sin dal momento in cui era in elaborazione un concepito e le istruivano sul lavoro da compiere in ogni momento della loro vita.

Non era un ruolo semplice da sostenere e Paolo, dirigente del reparto, questa cosa la sapeva bene. Ché aveva immaginato la catarsi nelle fasi di salvezza di bambini abbandonati o maltrattati o nel soccorso ad anziani vittime di crudeli arpie. Invece era tutto molto più complesso e lui aveva voluto compiere il monitoraggio di persona, per capire e provvedere.

L’uscita delle donne dagli alloggi del campo di lavoro era programmata per le 6.00 in punto. Bisognava allestire, preparare, perfezionare la presenza in stile con gli ambienti frequentati. “Ciò che conta è l’amore!” – diceva la signora Felicita, riverita ed efficiente direttora del campo. Poi le destinazioni in gruppi. “Pronte le maestre?” “Pronte!” – urlavano le donne tutte in fila attente a ricevere l’approvazione del vice addetto al controllo look. “Pronte le badanti?” “Pronte!”. “Pronte le madri?” “Pronte!”.

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Posted in Autoproduzioni, Critica femminista, Narrazioni ultimate, Narrazioni: Assaggi, R-esistenze.


#14° femminicidio: decostruzione di una notizia (parte seconda)

La prima parte sta QUI. E narra dei pezzi scritti da La Repubblica e del modo in cui in quegli articoli una giovane donna viene bollata prima come frequentatrice degli ambienti della prostituzione, la quale probabilmente si sarebbe ricavata da sola il suo orribile destino, poi, saputo che si è trattato di una spedizione punitiva ordita da un italiano che con lei aveva avuto una relazione, complici il figlio e due amici, a lei è stato attribuito il soprannome “La Ballerina”, e in realtà si chiamava Andrea Christina Marin, e lui è diventato “Il Pensionato” che avrebbe compiuto un atroce delitto per “motivi passionali”. Quattro individui – premeditatamente – mettono un sacco in testa ad una ragazza, la riempiono di bastonate fino a fracassarle il cranio, a spezzarle le ossa, con una ferocia – dice un altro quotidiano : Il resto del Carlino – senza eguali, poi tentano di nascondere il suo corpo in una spiaggia, e tutto ciò, secondo i quotidiani sarebbe un “delitto per motivi passionali”.

Ma dato che la faccenda è più che evidente e saltano agli occhi anche ai bambini di due anni gli elementi per dire che si tratta di una storia sulla quale c’è poco da fare audience instillando dubbi e dirottando l’attenzione altrove, mi pare interessante mostrarvi lo stridente contrasto tra la realtà e il modo in cui i media cominciano, fin da subito, a distorcere la notizia con degli accorgimenti minimi che, vedrete, da qui ai prossimi giorni renderanno lui, mandante e presunto assassino, un povero diavolo e lei, brutalmente assassinata, una puttana qualunque.

E’ il turno del Corriere che ovviamente titola “Ballerina uccisa: Massacrata per 1500 euro. Denaro promesso dall’ex compagno a due giovani. Il figlio faceva da palo. Soldi e tradimenti il movente del delitto“.

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#BoicottaOmsa: se informare e solidarizzare è indecoroso!

Anche a Salerno una azione di solidarietà nei confronti delle lavoratrici licenziate dalla Omsa. Così come Palermo, Bologna, Torino e molte altre città.

Da Salerno il collettivo Mine Rosse condivide un comunicato e una denuncia a proposito di uno strumento repressivo con soggetti che a Napoli a fronte di un semplice volantinaggio hanno preteso l’identificazione, verbale e sequestro dei materiali informativi di solidarietà alle lavoratrici. A Salerno il volantinaggio è stato addirittura interdetto in virtù di un’ordinanza che attinge alle regole per il “decoro” e la pulizia della città (da quando volantinare sporca?) ed è così che l’autoritarismo si esprime e massacra il dissenso sulla base di una burocrazia sciocca e terribile che nega ogni libertà di espressione. Questo sono diventate le nostre città? Buona lettura!
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Posted in Fem/Activism, Iniziative, Precarietà, R-esistenze.