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Troppo silenzio degli uomini: la violenza sessuale è maschile!

Il clamore della sentenza della Cassazione ha fatto danni e mietuto vittime un po’ ovunque sia nella disinformazione più totale che nella troppa informazione da abuso di cavilli burocratici.

Ieri era tutto un pullulare di notizie false e fuorvianti: buona parte dei media mainstream hanno purtroppo rilanciato la notizia che per il reato dello stupro di gruppo non si dovesse più andare in galera a cui è seguito il solito “vergogna, vergogna, buuu” da social network buttato un po’ lì, tanto a fare i leoni dietro un monitor siamo buoni tutti e del resto, se l’hanno scritto su faccialibro noi ci fidiamo ciecamente e lo diamo per scontato che è andata proprio così.

Ma quello che mi ha stupito di più sono gli espertoni di legge, quasi tutti di sesso maschile a dire il vero, che si sono prodigati in ampie e precise spiegazioni alle illetterate e ignoranti donzelle loro lettrici per cui la legge va applicata così e così e chissenefrega se voi siete laureate in giurisprudenza quanto noi, ve lo spieghiamo noi perchè siamo maschi e di queste cose ne sappiamo più di voi.

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Bologna: c’è un uomo che trascina un corpo (di donna)!

Senti, Anthony de Luca, ti chiami così, no? Io non lo so chi sei, cosa fai, anzi ho trovato il tuo sito, non male, devo dire, un sacco di culi e cosce aperte, quell’estetica da bona quasi moribonda, legata a un cesso o ad una vasca da bagno, ci vedi emergenze igieniche e si capisce dal fatto che poi la vedi immersa nell’immondizia (e in basso ti dedichiamo il perché di un tuo calendario), quella serie di foto di donne in gabbia o morte after rape immerse in simboli di non so che, delle quali ti interessa esclusivamente immortalare i culi, belli, certo, per carità, che mi fanno pensare in parte al riprodursi di un immaginario vecchio e altrimenti alla staticità alienata di chi le donne le considera così, e insomma si, ho visto che a Bologna hai preso una modella (QUI tutte le immagini), che s’è spogliata, l’hai infilata in un sacco, trasparente, perché si potessero notare tutti i dettagli, coerentemente in ogni caso agli altri tuoi progetti perché tante tue modelle le ho viste avvolte in vari sacchi, e poi l’hai trascinata sulla neve, ché io ti chiederei il risarcimento danni in caso di polmonite, a meno che tu non mi dica che quel sacco dell’immondizia era una roba termica, e qui mi sfugge il nesso o non c’arrivo io, ché l’arte un po’ mi sfugge certe volte e non si critica, lo so, ma per davvero, se mi spieghi, che mi volevi un po’ significare:

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Posted in Comunicazione, Corpi, Critica femminista, Pensatoio.


#15 – Ne hanno uccisa un’altra, ed è anche un mio problema!

E io lo so che questo non è il primo pensiero che vi porterete dietro per tutta la giornata. Siete presissim* di guai e debiti e precarietà e obiettivi da raggiungere e figlie e figli e la sopravvivenza e le cazzate che sparano i politici e chi vi bussa fuori dalla porta per chiedere l’affitto e poi ci sono i compagni e le compagne che oggi andranno a manifestazione, per rivendicare il diritto all’esistenza, e quei compagni e le compagne che stanno in galera, a sbarre o ai domiciliari, ché sempre di galera si tratta, per aver lottato per una giusta causa. Lo so. Io lo so che non è la prima cosa che vi verrà in mente, oggi, quando tenterete di immaginare la vita altrove, di guardare il cielo, la parte più lontana che nessuno può vedere, quella fatta di libertà che si respirano bene, di prima mattina, nel pomeriggio e sera, di vedere il mondo, tutto intero, e pensarlo come un figlio, da proteggere e abbracciare, da coccolare con una cantilena lieve, affinché possa resistere e respirare e cospirare in un tutt’uno con i nostri corpi…

Io lo so che la vita è così difficile, ma anche bella, sapete, perché non c’è nulla di più bello della passione che leggo negli occhi di quelle amiche e amici che hanno muscoli provati e un meraviglioso cervello e splendore diffuso che contamina e fa crescere chiunque si avvicini, anche di poco, perfino quelli che non vogliono essere contagiati dal virus dell’intelligenza. Lo so che avete altre priorità, che le violenze che subiamo sono tante e non riguardano solo il corpo o quello che ne resta quando l’hanno frantumato, fatto a pezzi, reso cavia di tutte le mortificazioni che sappiamo. Tutto questo, io, lo so.

Ma oggi c’è una donna che non avrà respiro, non potrà andare a lavorare, l’ennesima spirata per possesso, violenza e prevaricazione. Aveva preso l’auto, probabilmente alla mattina presto, ché faceva freddo, era partita per andare a guadagnarsi il pane, però s’è vista lui, il fidanzato, quello che non voleva più vedere, che l’ha aspettata, inseguita e braccata. L’ha fermata e chissà se lei s’aspettava quella cosa, se gli ha creduto mentre le diceva che volava solo parlarle, voleva solo dirle che l’amava, invece le ha sparato, molti colpi, per essere sicuro che morisse, poi è morto pure lui, il fottutissimo stronzo, quella merda umana, chè non si possono usare termini pietosi verso chi immagina di essere dio a togliere la vita ad una donna che fino a poche ore fa respirava e camminava, e lì bisogna chiedersi chi consegna le armi a questi uomini.

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Posted in Omicidi sociali, Pensatoio.