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Madonne in vulva e i saggi chiamano la strega in consiglio comunale!

C’è una vicenda curiosa avvenuta nel comune di Marano, credo sia in provincia di Vicenza, dove una tizia applica come metodo di guarigione per malattie sessualmente trasmissibili o cistiti o altre cose simili una medaglietta con madonna alla vagina.

Quel che sorprende è che abbiano dedicato a questa cosa una seduta di un consiglio comunale o che abbiano invitato ‘sta signora a esporre il proprio metodo di fronte ad un consiglio un po’ come avveniva nei villaggi dell’america dei quaccheri con una giustizia un po’ farlocca a determinare la giustessa delle cose a seconda della propria convenienza.

Ancora più sorprendente è il fatto che la faccenda pare tocchi non solo perchè si tratta di una truffa ai danni delle donne ingenue ma perché si inserisce in una dinamica che viene giudicata hard. Perché inserire la medaglietta dentro le orecchie non avrebbe suscitato tanto scandalo e invece una madonna in vulva crea scompiglio e facce intensamente sconquassate, mani pronte a fare il segno della croce, domine iddio, che non può esserci un’eresia più grave che quella di pensare alla madonna come elemento curativo della fica.

Allora in generale, escludendo il fatto che tutte le magarie e le fattucchiere non sono altro che furbe che vendono illusioni, come quegli altri, che potremmo chiamare stregoni, che ci inzozzano la vita di politica miracolosa e di parole immonde, ché altrimenti è sospetta tutta questa caccia alle streghe per quanto sia calata nei giorni nostri e nelle nostre società sedicenti evolute, diciamo che la questione in se’ ha un risvolto comico perché il punto pare essere che l’offesa rappresenti la morale, per una questione di blasfemia, per il cattivo uso fatto della madonna, invece che per l’attentato alla salute delle donne che se utilizzano metodi simili è perché evidentemente la disinformazione la fa da padrona.

Continued…

Posted in Anticlero/Antifa, Pensatoio.


Fornero: ci vuole usate ma coperte!

Questo post potrebbe intitolarsi “La ministra che toglie reddito alle donne s’indigna per la svendita di corpi!

Ma sarebbe stato un titolo lungo, ché noi abbiamo difficoltà a fare cose stringate o trovare soluzioni semplici di comunicazione tipo – che so – un bel pianto per far digerire al mondo un furto di pensioni, una svolta più flessibile per i contratti di lavoro, un passaggio di gomma sull’articolo 18, una sottrazione di diritti qui e là, una riaffermata volontà di realizzare un progetto di Welfare in cui le donne sono sempre più precarie e obbligate ai ruoli di cura, e sarebbe stato comunque ottimo un titolo così per spiegare come non ce ne possa fregare di meno del fatto che la ministra si  indigni per l’uso delle donne che viene fatto in televisione.

Perché le donne scelgono il lavoro che vogliono e se mostrare corpi in televisione è un lavoro più pagato di quello di una badante o di una cameriera hanno tutte le ragioni per farlo e se c’avessi il fisico – con la fame che ci contraddistingue e la precarietà che ci attanaglia – azzardo e dico che lo farei anche io.

Quello che voglio dire è che La Fornero e il Monti, in qualità di rappresentanti di un governo arrivato apposta a farci la pelle, stanno attentando alla libertà di scelta delle donne sottraendo a tutte noi reddito, lavoro, pensioni, e indipendenza economica. La ministra ha poco di cui lamentarsi poi se mette le donne in condizione di non poter fare altro che realizzare percorsi obbligati giacché noi quando siamo di fronte ai “sacrifici” non abbiamo neppure lacrime da sprecare.

Per me, la Ministra Fornero che qualcuna, assai incline a non circostanziare l’antifascismo e la differenza di classe che sono dirimenti su tante questioni, ha definito come “la più bella del mondo” non è bella, le sue lacrime sono da coccodrillo e si può tenere ogni considerazione filo/snoq sull’uso dei corpi delle donne perché il principale uso dei corpi delle donne avviene nel mondo del lavoro e lì noi siamo schiave, precarie e affamate.

Posted in Critica femminista, Omicidi sociali, Pensatoio, Precarietà, R-esistenze.


Per i media lo stupro di gruppo si chiama “pratica sessuale estrema”!

Basta leggere gli ultimi articoli della rassegna di Bollettino di Guerra a proposito dello stupro di gruppo avvenuto all’Aquila. Ci sono i pezzi di You6.tv e del Corriere in cui addirittura si dice che “probabilmente si è trattato di una pratica sessuale estrema, praticata da un gruppo di più uomini e che ha visto la ragazza coinvolta non consenziente” e il Corriere spiega, in un conato di vomito da dettagli, che la ragazza sarebbe stata penetrata con un bastone o un’affare di metallo o chissà cosa doveva essere per averle provocato ferite così laceranti. Infine spiega, il Corriere, che già che c’erano, mentre tentavano di mettere una pezza al militare preso con il sangue addosso, lui che diceva che lei era consenziente, e di quegli altri, anch’essi militari, che stavano a trapanare, o tenere, o partecipare, o chi lo sa, hanno arrestato un marocchino che nega di aver partecipato allo stupro. Così, tanto per fare, hanno lasciato liberi i tre indiziati di stupro di gruppo, che poi sarebbero quattro, inclusa la ragazza di uno dei soldati, che vorrei vederla in faccia una donna di questo genere che si prende la briga di coprire un branco per ritagliarsi un ruolo di favore con quelli che ne fanno parte. Insomma hanno lasciato i tre ma hanno fermato un marocchino che non c’entra un cazzo.

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Posted in Comunicazione, Corpi, Critica femminista, Omicidi sociali, Pensatoio.