Ho letto questo e questo. L’amica che tutela il branco, le madri che contestano la vittima che denuncia, l’altra amica che va a minacciare la ragazza stuprata in ospedale. Sono donne e non sono assolte in virtù del proprio sesso. E poi ricordo altre vicende, già trascorse, in cui c’erano donne che urlavano “troie” ad altre donne, quelle che auguravano lo stupro alle antifasciste, quelle che insultavano le vittime a protezione degli stupratori. Ché è bello, certo, chiedere conto agli uomini di dire qualcosa, qualunque cosa per segnalare il fatto che anche loro contrastano una mentalità di merda, ed è un loro percorso, che faremo insieme, lo facciamo già, ma essere troppo morbid* con le donne non aiuta perché certe donne fanno male, sono violente, e non nel modo in cui dicono i maschilisti. Lo sono perché si schierano con quella cultura che le ha allevate, plasmate a propria immagine e somiglianza. Lo sono per convenienza, per libertà di scelta, lo sono e basta, perché le donne sono diverse le une dalle altre e rintracciare sorellanza dove esiste ostilità non è una buona cosa.
Le donne sono spesso veicolo di cultura patriarcale e dunque vorrei chiedere come fanno, queste donne, a lavare in casa i panni sporchi di sangue di un figlio stupratore. Come fanno a leccargli la morte dalle mani che hanno stretto un collo di una vittima sepolta in chissà quale luogo. Come fanno a creare legami così incestuosi, morbosi, con quei figli di merda che si ritrovano e che poi difendono chiamando puttane le loro vittime.
Come fanno a non sentire un’empatia profonda verso le vittime. E’ la stessa cosa vale per i padri, certamente, ma è alle madri che io voglio parlare, alle sorelle, amiche, complici, perfide, ché sono quelle che non vogliono vedere, che si nascondono dietro mille scuse, che lasciano sole le figlie quando sono stuprate da un padre che porta il pane in casa, che danno delle bugiarde a quelle che accusano i parenti che hanno inflitto una violenza, che processano pubblicamente le ragazze misurando loro la lunghezza delle gonne, la spigliatezza, le parole.
Come fate a non provare schifo, a non sentirvi in parte responsabili e a non decidere immediatamente di scusarvi con le vittime, di evitare di offrire coperture di ogni genere a quegli aborti di figli che avete cresciuto. Come fate a pensare solo al “bene” di quei chili di fango che avete partorito e che nutrite, coccolate e poi difendete a costo di sputare sulla stessa idea di giustizia che forse avete?
