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Firenze: la Rinascente, le commesse e un paio di baffi

Averla è facile. Chiedimi come.” Dice la spilla appuntata sul petto delle commesse della Rinascente di Firenze. E viene fuori che le commesse sono anche obbligate ai tacchi alti e che protestano contro il rito: “tvtb” al petto e giorno delle coccole.

Da Repubica: “nei giorni delle «coccole» al cliente, quando accanto alla prima spilla devono indossarne un’altra color fucsia e con su scritto «tvtb» (l’sms con cui gli adolescenti abbreviano «ti voglio tanto bene»). Per di più abbinata a tacchi alti, gonna corta, capelli tirati su e foulard fucsia. “Sono i giorni in cui diamo consulenze su trucco, immagine, nodo alla cravatta. Siccome puntiamo a un target di lusso, oltre a vendere dobbiamo anche offrire servizi e fin qui va bene”  dice Francesca  “Ma il modo, la strizzatina d’occhio con cui ci viene fatto fare, e che dimostra come il badge non sia casuale, veicola il messaggio che tutto è comprabile e che dalle cose si passa alle persone”.

Assolutamente in linea con il trend della ragazza decorativa che viene usata come hostess, cameriera, colf in fase di tintura di ringhiere per pubblicizzare la vernice. Non è una perversione in assoluto ma è una scelta che sembra ammicchi al cliente. Espone a battutone intelligenti. Arriva il deficiente di turno e segue il rituale dell’approccio facilitato da quella spillina.

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Posted in Pensatoio.


La via crucis delle donne per una pillola dei giorni dopo

[Illustrazione di Eric Droker]

Dalla nostra mailing list il report di una lunga e bella discussione sulla pillola dei cinque giorni dopo, contraccezione, autodeterminazione. Buona lettura!

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L’Italia è il paese dei ritardi, soprattutto quando si parla di tutelare la salute della donna. Ma anche quando ci sembra di raggiungere un obiettivo, eccoti che salta fuori l’inghippo, il groviglio di norme e regole che ti complica l’esistenza.
Molti mesi fa venne fuori la notizia che la pillola dei 5 giorni dopo sarebbe finalmente arrivata in Italia. Anche se questa pillola, come quella del giorno dopo, è un contraccettivo e quindi non è abortiva, ha scatenato una serie di interminabili polemiche soprattutto da parte di chi supporta i cosiddetti Movimenti per la vita.

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Posted in Anticlero/Antifa, Corpi, Omicidi sociali, R-esistenze.


Noi, che non vedremo mai niente

Laura è una nostra amica. Una sorella, una Malafemmina, e questo è un suo post. Una storia precaria. La storia di una donna del sud, anzi, di più donne del sud. Buona lettura!

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Sono nata nell’ottantuno.

Mia madre cantava le canzoni di Ivan Della Mea per farmi addormentare e papà, nelle foto da giovane, somigliava a Che Guevara. Da bambina passavo molti pomeriggi in sezione. Si chiamavano così una volta. Di quella del mio paese ricordo l’odore di sigaro, il poster di Berlinguer e mia nonna.

Era rimasta orfana da bambina, mia nonna. Il papà ferroviere, morto dissanguato per l’esplosione di una bomba fascista, le diceva: “studia Nildè, studia. Studia ca cussì vidi a libertà” (studia, così sarai libera).

E lei ha studiato tutta la vita ed ha visto la libertà, fiamma viva nei suoi occhi.

Pure mia madre ha studiato a lungo ma, per non andare “fuori”, ha cambiato strada più volte,  trasformato i suoi percorsi, messo all’angolo le sue aspirazioni, accettato d’aver fatto studi “di serie B”… che si sa, il prestigio di un avvocato o di un medico non lo puoi certo paragonare al parlottare di un filosofo.

Mia madre mi diceva “vedrai, le cose cambieranno”. Me lo diceva mentre studiava per l’ennesimo concorso che non avrebbe vinto mentre io, col libro di fiabe in mano, la imitavo sottolineando col colore rosso la casetta di marzapane e cioccolato.

Anche io ho studiato parecchio. L’ho fatto in Calabria.

All’estero, “fuori”, ci ho vissuto, sì, ma sono tornata in Calabria … che “fuori” io non riuscivo a respirare.

Pensavo: “le cose cambieranno, non dobbiamo mollare”. Lo pensavo mentre con i miei amici precari attraversavamo il ponte sullo stretto di Messina, inscenando sul traghetto un sit-in di protesta contro la riforma Gelmini che ci affondava tutti nel baratro del nulla. Lo pensavo mentre manifestavo per le strade di Roma, di Napoli, di Messina insieme a mille altri come me, figli anonimi di un tempo infame, vite inutili date in pasto alla precarietà.

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Posted in Omicidi sociali, Personale/Politico, Precarietà, R-esistenze, Storie Precarie.