Una buona colazione per ottenere il giusto slancio. Un rapido sguardo alle notizie e la verifica, con brio, di qualche aggiornamento da poter dare in pasto all’indignat@. Sono i manutentori della democrazia, quelli che “l’illusione che la libertà di parola esiste” è tutto, quelli della dialettica indiretta. Sono i controllori e le controllore dei due minuti d’odio formato facebook, che basta un titolo, una immagine, poi ruttano due microgrammi di verità color verde rancido e ritengono di essere meno fascisti dei fascisti, meno violenti dei violenti, meno stronzi degli stronzi.
E ‘ la legittima difesa del diritto all’odio che presto si tramuta in diritto al linciaggio, verso un bersaglio apposito o verso chi vorrebbe impedirne l’accoppamento. Di discussioni serene non si parla. Arriva lei e recita il suo mantra per sfogare frustrazione. Arriva lui e recita il suo mantra per rispondere con altrettanta frustazione. Un gioco che si autoalimenta, dove l’un@ corrisponde all’altr@. Dove non si finisce mai di riprodurre lagnanze se non c’è chi interrompe il gioco.
Prova a buttare nella mischia un commento che ragiona di cose vissute, riflessioni sparse, vite che dicono, decidono, invece che subiscono, persone che determinano e allora non ti caga nessuno. Nessun commento, nessuna attenzione, perché la modalità virale prende soltanto se alimenti il flame. Perché non vogliono informazioni ma dettagli morbosi o news che tocchino le corde dell’indignazione. Un intero popolo educato a esprimere un “like” se posti l’immagine di una stronza che infilza con un tacco un animale o di uno stronzo che picchia una donna col bastone.
Continued…