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#58 – Donne che muoiono per la propria libertà

Vanessa – uccisa dall’ex fidanzato – stava al numero #54. Pierina – uccisa dal marito – è la numero #55. Matilde, ammazzata dal marito – e siamo a #56. Antonietta non è un femminicidio, forse uccisa da un clochard, dicono i giornali, e Bollettino di Guerra – che conta anche i bambini e gli uomini vittime trasversali – non la inserisce nel conteggio. Stessa scelta per Carmela – uccisa da un parente per via dell’eredità. Lui e lei, padre e madre – uccisi dal figlio che si suicida – e non vengono contati neppure questi anche se sarebbero riconducibili alle dinamiche da strage familiare. Dilia – uccisa dall’ex compagno – è la numero #57. Di lei l’assemblea “We Want Sex” scrive che si sia trattato di una morta annunciata e denunciata rispetto alla quale nessuno ha fatto nulla. Damiana, separata, aveva trovato un lavoro in una pasticceria di Firenze, l’ex è andato, l’ha pugnalata dove capitava e l’ha mandata in ospedale in prognosi riservata. Speriamo non sia la numero #58. Quel numero al momento spetta ad Alessandra, giovane donna di 35 anni, fidanzata con un ex poliziotto in pensione, che l’ha uccisa, pare, a mani nude, battendole la testa più volte sul pavimento fino a fracassarle in cranio. E’ la #58esima vittima dall’inizio del 2012.

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Pescara: razzisti e nazisti liberi di linciare i/le rom?

Certo deve essere comodo per le forze politiche e per i candidati oggi essere obbligati al silenzio elettorale perchè si legge bene l’imbarazzo, il non dover scontentare nessuno, nella orrenda vicenda di Pescara, dove un rom – italiano – ammazza un altro italiano, che forse discendeva dai vichinghi o forse bizantini o etruschi o africani di ventesima generazione, chi lo sa, e gli ultras, fasci anzi nazisti a piede libero in questa nazione ne approfittano per organizzare il linciaggio di una intera etnia. Che poi, per gli innumerevoli delitti di ogni tipo commessi da italiani/italici riconosciuti tali anche dai fasci non è che s’organizzano le marce alla cacciata degli ariani. I nostri assassini li teniamo al caldo comprese le famiglie, il vicinato e tutto il contesto generale, no?

Davvero non si coglie la gravità di tutto questo? Davvero non si capisce che dove c’è gente, gli altri e le altre rom, che è costretta a lasciare i propri rifugi, fossero anche baracche semidistrutte, lì in quel posto siamo già alla totale assenza di civiltà?

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Mater dolorosa e la colpa nella bellezza

Non so se avete letto in questi giorni delle marce delle vedove degli imprenditori suicidi. Si parla di padri di famiglia che si sono tolti la vita perché oppressi dalle tasse, dall’economia assassina, dalle riforme fatte male, dai furti di democrazia, dai governi non eletti dalla gente, dagli esattori che ti tolgono anche gli organi interni. E non è per essere populista ma concordo veramente con la tizia che ha denunciato la banca per istigazione al suicidio perché bisogna dirlo che dietro tante sigle, tante scrivanie popolate da facce anonime, con tanti numeretti e schemi di marketing da diffondere, ci sono delle responsabilità precise. La gestione dell’economia che rimpolpa le casse delle banche mentre le banche stritolano la vita della gente è veramente criminale. E poi arriva la manifestazione delle vedove e piuttosto che parlare del problema in se’ si restituisce al mondo una sorta di mater dolorosa, perché se le donne non le mostriamo come fossero madonne, regalando loro un palcoscenico che snatura la loro protesta e le fa diventare degli oggetti sessuati strumentali alla gestione dell’economia attuale, allora non c’è gusto.

Quelle donne sono scese in piazza per dire che i mariti non sono stati codardi ma sono vittime e dunque rivendicano una attribuzione di merito, un riconoscimento sociale per loro, per se stesse, per i figli resi orfani. Non c’entra nulla la pietas cristiana che le descrive come vedove piangenti, come madonne che diventano un fenomeno di per se’ togliendo luce al fenomeno, alle vittime e ai responsabili di tutto questo.

Ma l’Italia è così e la stampa segue a ruota. Serve spostare l’attenzione. Come in quell’articolo che parla di sessualità maschile e sostanzialmente suggerisce che gli uomini se ne scelgano una brutta perchè con quella bella avrebbero l’ansia da prestazione e chissà, forse, anche l’eiaculazione precoce. Ed ecco un altro modo per dare alle donne la responsabilità di un problema che quando esiste va risolto forse, se lo si reputa importante, diversamente.

E se le donne sono belle e perchè sono belle e se sono brutte è perchè sono brutte. Generalizzazione e stereotipi a iosa.

Andiamo avanti così. Di vedova in vedova e di donna sessuata in donna sessuata. Di tutto il resto, forse, un giorno, parleremo poi.

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