
Non che Repubblica si distingua particolarmente per la brillantezza antisessista di tutti i suoi articoli, però quando al sessismo si uniscono altre peculiarità tipiche di certa cultura italiana – presunzione, bigottismo, disinformazione, ignoranza – si raggiungono dei vertici meritevoli di attenta analisi. Questo ne è un esempio tra i più fulgidi. Riportiamo il testo integrale con i nostri commenti [in corsivo tra parentesi quadre].
Pussy Riot, le giovani punk a processo e il mondo del pop-rock si mobilita
MOSCA – Credevano solo di essere delle strampalate cantanti punk con una generica voglia di contestazione senza troppe pretese. [Eh? Veramente il nerd che sono è, banalmente, andato su Wikipedia e ha capito che le pretese ci sono, sono politiche, e le Pussy Riot sono tutto meno che strampalate. Però, perché informare il lettore medio italiano della realtà? Rassicuriamolo: ma sì, sono quattro scriteriate dementi. Questa prima frase sembra la battuta di un “musicarello” italiano anni ’60, dell’anziano papà di fronte ai capelloni.] Stamattina in un’aula del tribunale Khamovnichevskij, lo stesso del processo farsa all’oligarca ribelle Khodorkovskij, hanno capito di essere diventate molto di più: un simbolo della ribellione al potere di Putin e alla sempre più pesante acquiescenza del governo alle richieste della Chiesa ortodossa. [No, Lombardò, non l’hanno capito: lo sapevano già. A te sembra incredibile, ma l’hanno fatta proprio apposta, la contestazione. No, non volevano fare un dispetto ai matusa, è un’azione politica.]
Le “Pussy Riot”, rinchiuse in una esagerata gabbia di vetro e metallo prevista per detenuti molto più pericolosi [notate come si continua a sminuirle, scambiando la causa con l’effetto: le autorità russe lo hanno capito bene quanto sono pericolose, e le hanno messe proprio nel posto dei detenuti più temibili], hanno esordito oggi in un dibattimento che sta creando un imprevisto disastro di immagine al Cremlino [imprevisto per te che sei fermo a Kruscev. Quelli l’hanno capito bene il problema, dài retta a me]. Dimagrite, frastornate da quattro mesi di detenzione preventiva che potrebbe prolungarsi fino a sette anni se fossero condannate, Maria, Katia e Nadia, età media 23 anni, si sono mostrate stupite e intimorite dal linguaggio dei giudici e dal peso delle accuse [sì, certo, e hanno anche chiamato la mamma piangendo. Ma li hai letti i loro comunicati, le loro dichiarazioni? Ti sembrano “intimorite” o poco consapevoli? Ma li leggi i giornali, Lombardò? No Repubblica, dico i giornali]. Hanno perfino chiesto scusa per “aver offeso i sentimenti dei fedeli” [no, non hanno affatto chiesto scusa per questo. Qui c’è il comunicato, e mi pare proprio che siano un pochino più puntuali e politicamente precise di te]. Ma hanno rivendicato le loro intenzioni inoffensive: “Volevamo solo contestare Putin e la legittimità delle elezioni” [eh, mica hanno detto che volevano più discoteche e meno ore di studio! Hanno contestato il dittatore delle Russie e il suo metodo politico tirannico, due cose notoriamente inoffensive. Non era la stessa inoffensività della Politkovskaja? Infatti lei è morta di questo: di inoffensività].
